Realtà e fantasia…

15 05 2008

Questo video documenta la distruzione cui i campi rom di Ponticelli sono stati destinati dal fuoco di cittadini ostili.
Loro rapiscono i bambini e noi bruciamo le case.
Su youtube.com si trovano parecchi video su questo argomento, la maggior parte sono di scarsa qualità o addirittura celebrativi.

Questa è una passeggiata tra i resti degradati nei quali le carcasse delle abitazioni rom (tutte visibili) sono immerse. Da notare la strada che per 500 m., da un lato e dall’altro, è invasa da rifiuti sparsi.

Quanta distanza c’è tra i fatti, ancora una volta tristissimi, di cui Ponticelli è stata contesto in questo periodo e l’idea romantica di zingari che l’arte mi ha infuso nel tempo!
La Corte dei Miracoli di Notre-Dame non avrebbe patito questi avvenimenti…




Ponticelli is burning

14 05 2008

Il fumo dalle finestre e gli elicotteri nel cielo di Ponticelli, nella notte del 13 maggio 2008.

Uno scenario da guerra civile.

La folla in strada ad urlare, baracche incendiate con le molotov, ragazzi armati di spranghe di ferro in sella ai loro destrieri motorizzati, schieramento di Forze dell’Ordine, fiamme alte nella notte e decine di persone sfollate – senza meta.

Uno scenario da guerra civile.

Madri che stringono al petto figli neonati, bambini spauriti che cercano riparo, cancelli assaltati dal popolo inferocito. Dall’altro lato della barricata, tra il popolo inferocito, signore che urlano «’cca appicciamme tutte cose!», minacce di morte, ragazzi che esultano e ridono e godono dello spettacolo. Perché uno sgombero atteso da tanto è uno spettacolo imperdibile. Perché l’agitazione dei cittadini che ha la meglio sulle azioni di una politica malfunzionante, è una vittoria.

Quello che è avvenuto a Ponticelli nella notte tra il 13 ed il 14 maggio –uno scenario da guerra civile!- non è che il triste e vergognoso epilogo di una situazione arrivata ormai al limite della sopportazione.

Il problema Rom, a Ponticelli, è un problema cui da tempo si cerca una soluzione. Invano.

Pare che gli insediamenti Rom siano incompatibili con la vita della società civile del quartiere. Perché i Rom hanno una cultura che non consente alcun tipo di integrazione, perché i Rom sporcano, perché i Rom rubano, perché i Rom rapiscono i nostri bambini, perché i Rom non pagano le tasse. Perché, in sostanza, scelgono di non essere cittadini.

Poi, il casus belli. Domenica, una ragazzina Rom entra in una casa, viene vista da una giovane donna nell’atto di portar via la sua bambina di sei mesi; la donna ferma la ragazza, riprende sua figlia, ed intanto urla, allerta il vicinato.

Arrivano le forze dell’ordine ed arrestano la ragazza, dopo averla sottratta ad una folla di decine e decine di persone. Sembrava stessero per lapidarla.

Da lì in poi è stata un’escalation di violenza e intolleranza. Carabinieri e polizia hanno dovuto presidiare i campi Rom per difenderli dagli attacchi feroci dei napoletani. Lunedì pomeriggio l’area di Ponticelli in cui sono situati i maggiori campi Rom è rimasta quasi completamente paralizzata dalla cittadinanza insorta. In nottata la polizia ha dovuto scortare i Rom -concentratisi tutti nel campo più grande, quello di via Malibran, per sentirsi più protetti- in una zona che non è stata resa nota. La polizia ha dovuto scortare i Rom. Non perché opponessero resistenza. Ma perché le vie d’uscita dal campo erano prese d’assedio. «Ce ne andremmo via anche domani, ma se usciamo da qui ora ci ammazzano», dice una ragazza.

Le scene a cui si è assistito sono state descritte come scene da deportazione. Gli episodi più forti si sono verificati presso il campo Rom, stanotte. Ma in tutto il quartiere si è potuto registrare un clima di intolleranza opprimente. Al punto che due donne romene sono state interdette dal fare la spesa in un supermercato. Al punto che un uomo romeno fortuitamente incappato in un gruppo di napoletani è stato schiaffeggiato in strada. All’appello mancano solo le ronde, poi il quadro sarebbe completo.

Oggi. Arriva la convalida del fermo per la ragazza accusata di tentato rapimento. E i campi continuano a bruciare. Il fumo continua ad avanzare su via Argine, forse per impedire che i Rom tornino indietro. Perché lì, a via Malibran, non ne è rimasto più nessuno.

Viene da interrogarsi su questa esplosione d’odio popolare.

Facile, rispondono alcuni. I Rom dovevano andar via, e la gente li ha giustamente cacciati. Il tentato rapimento di una bambina ha solo dato fuoco a polveri che erano pronte a scoppiare da tempo.

Elementare, rispondono altri. La gente si è mobilitata perché nessun altro l’ha fatto. Perché il problema doveva risolverlo lo Stato (o il Comune, o la Municipalità). Ma lo Stato non c’è. Non qui. Non nelle lande desolate della periferia di Napoli. Non c’è lo Stato a togliere i rifiuti, non c’è lo Stato a togliere i Rom, preferiamo fare da soli.

Io però continuo ad interrogarmi, e a non trovare risposte.

Non mi spiego, ad esempio, perché se una ragazza romena tenta di rapire una bambina, allora sono i Rom che rapiscono i bambini; se un uomo romeno cerca tra i rifiuti, allora fa parte della “cultura dei Rom” cercare tra i rifiuti; se un individuo romeno non lavora, allora il popolo romeno è un popolo parassita.

Non mi spiego perché generalizziamo senza conoscere: senza sapere che le etnie Rom sono tante, ognuna con tradizioni secolari alle spalle, ognuna con una storia, ognuna con una cultura. Senza pensare che i Rom che vivono nel nostro territorio sono tanti (immagino qualcuno che, leggendo, esclamerà «anche troppi!»), e non tutti sono assoldati dalla malavita napoletana.

Non mi spiego perché è così anticonvenzionale pensare che una politica di integrazione seria sia possibile, con qualsiasi tipo di minoranza etnica e culturale.

Il nostro Stato, come tutti gli Stati civili, è dotato di leggi e di relative sanzioni per chi quelle leggi non le rispetta.

Che sia lo Stato con le sue leggi a regolare i rapporti tra i cittadini. Che sia la Giustizia dello Stato a punire chi compie reati.

Che siano garantiti a tutti, al di là del colore della pelle, del credo religioso, del paese di provenienza, quei fattori che contraddistinguono una società civile: la sicurezza, ma anche la certezza della pena; la possibilità di lavorare, ma anche il dovere di contribuire alle casse dello Stato; l’istruzione, ma anche l’obbligo di scolarizzare i propri figli.

Che si eserciti un controllo rigoroso affinché i diritti siano garantiti e i doveri rispettati. Per e da tutti.

Ponticelli in questi giorni ha visto un’esplosione di xenofobia e di odio razziale che poco si adattano all’immagine di Napoli: l’immagine di una città accogliente come poche altre, l’immagine di un ponte proteso verso le altre culture, l’immagine di un centro vivace e multiculturale in cui le minoranze etniche possono costituire una ricchezza.

Se fenomeni tanto gravi si sono verificati, è ora che ci si interroghi sulle responsabilità.

Lo sgombero dei campi Rom a causa di gravissimi disordini pubblici appare una soluzione troppo facile. Un modo comodo per sgravarsi da ogni decisione. Le istituzioni, che fino a questo momento hanno mostrato un polso decisamente debole riguardo al problema Rom (e ancora ci sarebbe da capire in che senso sono i Rom a costituire un problema: il problema non potrebbe, ad esempio, riguardare le condizioni che Napoli riesce –o non riesce- a garantire alle comunità Rom?), le istituzioni, dicevo, tengano ben presente che la corda, qui, è stata tesa troppo e si è spezzata. E se i Rom non ci sono più (sono altrove, a costituire un problema per altri) questo non ci esime da un’analisi critica e puntuale di quello che si è verificato in questi giorni di fuoco.

Dobbiamo imparare a convivere con chi si riconosce in valori diversi dai nostri. Fa parte di quel fenomeno inarrestabile che chiamano globalizzazione. Dobbiamo imparare non a tollerare i diversi, ma a cercare il confronto, a stabilire regole chiare di compresenza sul territorio, a rispettare gli individui intesi come singoli all’interno di un’unica società civile.

Il processo di apprendimento potrebbe richiedere molto tempo. È ora di mettere via le spranghe di ferro e di cominciare a darci da fare.

giulia

P.S. Il presidente Roberto ed il consigliere Giovanni dell’ Associazione “TerradiConfine” nella puntata di Matrix intitolata “Questione ROM” del giorno 14/05/08.




Live @ Ponticelli

13 05 2008

Biutiful Cauntri

Campania e spazzatura. Tutti lo sanno, nessuno va a fondo della questione. Finchè tre registi coraggiosi – Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero- girano un documentario e lo portano nelle sale cinematografiche. Venti sale in tutta l’Italia. Che lo tengono in programmazione per una settimana, e via.

Perché Biùtiful Cauntri è un documentario che in pochi vanno a vedere. Soprattutto giovani, racconta il ragazzo che controlla i biglietti all’unico cinema napoletano che trasmette il film.

Un film che in pochi vanno a vedere, perché è un pugno nello stomaco. Costringe lo spettatore a prendere consapevolezza dell’esistenza di discariche abusive, di cave riempite di materiali tossici, di telefonate tra industriali e politici del nord e uomini della malavita nostrana, di un disastro ambientale che coinvolge ogni aspetto del nostro quotidiano.

Un pugno nello stomaco, perché rende lo spettatore complice inerme di crimini taciuti troppo a lungo.

Un educatore ambientale arrabbiato e ostinato fa da voce narrante. Porta le telecamere dove sono gli scarichi abusivi di rifiuti tossici. Parla alle autorità in cerca di risposte. Va nelle campagne ed osserva. Si indigna come si indigna lo spettatore seduto in sala, alla vista di pecore malate a causa della diossina, di paesaggi deturpati da cumuli di rifiuti ingombranti, di cave riempite di amianto e materiale tossico.

Biùtiful Cauntri mostra ciò che tutti intuiamo e che pochi hanno il coraggio di dire a voce alta.

Con trasparenza, laddove politici e mass media strumentalizzano il problema ambientale per spostare l’opinione pubblica da questa o da quella parte.

Con la lucidità dei dati numerici raccolti sul territorio, con la drammaticità di chi vede sottrarsi la propria attività lavorativa da parte di un potere più forte di quello statale.

«Noi uomini siamo come quelle pecore mandate a morire», dice un allevatore proprietario di un gregge avvelenato dalla diossina. Impotenti di fronte ad un problema di cui non si attribuiscono a nessuno responsabilità precise.

Biùtiful Cauntri fa questo: assegna delle responsabilità, pone delle domande, pretende delle risposte. Soprattutto, supera le barriere della convenienza politica, della strumentalizzazione dei problemi a fini propagandistici. Svela la realtà dei fatti, le collusioni tra politica e camorra, i rischi concreti che corriamo senza fare nulla più che vivere nella nostra terra, e della nostra terra.

Biùtiful Cauntri è un documentario di denuncia non edulcorato dalle buone maniere, un’inchiesta incalzante che continua anche oltre lo schermo. Il sito ufficiale del film è in continuo aggiornamento con notizie riguardanti l’ecomafia, e comprende una sezione in cui è possibile inserire commenti relativi alla pellicola.

Un’inchiesta appassionante da seguire con attenzione. Dentro la sala cinematografica, ma soprattutto fuori.

giulia

Il sito del film è www.biutifulcauntri.it

http://www.arcimovie.it

Martedì 13 maggio 2008 ore 21 CINEMA PIERROT Proiezione del film “Biutiful cauntri” Biglietto 2 €




EVVIVA I ROM!!!

12 05 2008

Quanto è grande la fortuna di chi abita a Ponticelli! Siamo spesso sulle pagine dei giornali, addirittura nei telegiornali nazionali, su internet e quindi in tutto il mondo… In ogni dove possono conoscere della BELLA VITA che si fa a Ponticelli!!!

Non bastavano i nostri cari malviventi…troppo poco la droga, troppo poco il coprifuoco serale…no! Noi non ci facciamo mancare niente, cosi abbiamo accolto anche i ROM!!! Che vivono civilmente in baracche incollate con i copertoni liquefatti (tossici), che lavorano quotidianamente nei treni e sugli autobus, per strada e nei negozi, chiedendo solo qualche spicciolo (anzi no, una moneta…) perchè anche loro devono campare… che si lavano quotidianamente, che addirittura scavano nell’immondizia, aproni i sacchetti per verificare se ci sia metallo da recuperare, spargendo i puzzolenti rifiuti su tutto il manto stradale…

che bella cosa i Rom, come faremmo senza?

Chi ruberebbe i nostri bambini in casa nostra se no? I ladri napoletani? no, loro almeno la cultura della famiglia ce l’hanno, i bambini non si toccano… mentre i ROM li mandano a due anni in giro a chiedere elemosina, altrimenti li picchiano!che brava gente, tutta dedita al lavoro sin dalla nascita!

E fanno bene quei preti che li accolgono e gli danno un pranzo (ma solo a Natale perchè si fa la buona azione) , perchè cosi li fanno sentire a casa, accettati,perchè chi siamo noi per cacciarli? CACCIARE? No, mica siamo razzisti noi, noi li dobbiamo solo accogliere, perchè sono comunitari e hanno I DIRITTI!!!

doveri no eh?

no quelli li abbiamo solo noi perchè paghiamo le tasse, perchè la benzina l’andiamo a comprare e non la rubiamo, perchè paghiamo la tassa sulla spazzatura, perchè i dipendenti non possono evadere le tasse (se le pigliano in pbusta paga…) mentre loro no, i ROM sono molto più avanti…

Qualcuno dice che non non è solo pagare le tasse la condizione per avere i diritti… ecco l’amico dei Rom, ecco colui che tutto giustifica, tutto comprende, tutto perdona… DOVREMMO ESSERE TUTTI COME LUI!!!

Ma i ROM sono i migliori… gente furba, scaltra, mica i BAMBOCCIONI…

Che serve avere un “TRERROTE” assicurato, se la Polizia non li ferma, che serve avere una targa, se non possono essere multati e se non ci puoi fare nemmeno il modello di constatazione amichevole si ti vengono addosso…perchè non parlano la nostra lingua, non gli serve, basta imparare due parole “UNA MONETA…” e tutto fila liscio…

“Se non c’è l’ordinanza di sgombero non si può fare niente…” mi dice un poliziotto. è vero. Ma LA NOSTRA SINDACA è talmente apprezzata, talmente ben voluta, talmente menefreghista (tanto ha la pensione da parlamentare e un posto al sole, non si candiderà più…), che dice: trasciniamo il problema, se lo piangerà il prossimo sindaco… Ma quale problema? i ROM sono una ricchezza! Ci fanno la differenziata sacchetto per sacchetto, non importa poi se le scorze d’arancia arrivano fin sotto casa…Concimano la terra quotidianamente con i loro escrementi! E lo fanno li, davanti a tutti, perchè poi il comune non gli da le strutture, non gli da i bagni, non gli da le aree attrezzate per le loro splendide baracche!

L’altra sera sentivo il racconto di un consigliere municpale che parlava di “AREE ATTREZZATE”, di SISTEMARLI a spese del Comune, di dargli una SISTEMAZIONE DIGNITOSA… Giusto no? tanto i soldi sono i nostri, mica della Iervolino o della Cozzino? magari ci aumenteranno l’Irpef comunale per questo progetto di solidarietà, mentre se i residenti (ITALIANI) chiedono di costruire una rotonda, che le persone muoiono per le strade travolte dalle auto e dai camion, il Municipio risponde: NON ABBIAMO SOLDI!!!

Ma noi dobbiamo pensare ai Rom, CHE NON RUBANO EH?GUAI A DIRE CHE RUBANO!SIAMO RAZZISTI!lo dice una delegata parrocchiale ad una riunione del comitato civico “Insieme per Ponticelli”, davanti a cento persone…meno male che tutti l’hanno mandata a quel paese, a lei e al prete!

Qualcuno parla del ritorno del fascismo, della xenofobia… a parte gli striscioni allo stadio e le scritte fuori alle università, frutto della pazzia di pochi stupidi estremisti, io sento che in parte è vero… c’è di nuovo il clima di insicurezza che si respirava a Napoli nel primo dopoguerra… c’è di nuovo la povertà della gente che paga fior di tasse ma non ha i servizi…c’è di nuovo l’assenza dello Stato nelle strade…il Brigantaggio c’è sempre (oggi si è trasformato in Camorra), … in più ci sono i ROM, . per fortuna nostra…

Anche noi siamo stati emigrati, in America come nel Nord Italia… anche a noi ci trattavano ( e in parte oggi ci trattano) come terroni, ci bisfrattano sul lavoro, ci maledicono allo stadio… in parte ce lo meritiamo perchè siamo un popolo senza dignità, in parte è frutto di una vena di razzismo che noi non possiamo avere…

no…

Noi siamo per i ROM, per farli sistemare… per dargli una sistemazione dignitosa mentre i solai delle case del lotto 0 sono a pezzi…

E allora Voglio anche io essere rumeno, perchè non pago il biglietto dell’autobus, mi siedo, insudicio i sediolini con i miei abiti sporchi di immondizia (e di escrementi), tossisco i miei microbi letali come se nulla fosse in faccia alla gente accalcata nei tram che va a lavoro… e se viene il controllore non mi fa neanche il verbale…!!!!!!!!!! “Che documento gli chiedo?” mi risponde un simpatico addetto dell’ANM quando sta per fare un verbale ad una cittadina italiana… “Non hanno neanche il permesso di soggiorno!” …. E ALLORA? che problema c’è!

L’OPERA NOMADI li difende, dice che sono “vittime di una campagna d’odio”… poverini…

Mica fanno qualcosa per meritarselo QUEST’ODIO????????

I ROM mica sono un problema? sono i nostri migliori amici, a cui puoi dare la tua moneta per sentirti meglio con la coscienza, a cui puoi donare un sorriso e vederti ricambiati da un ghigno (col dente d’oro però…), a cui puoi lasciare tua figlia per giocare un po… D’altronde che male fanno? Occupano solo i terreni dove dovrebbe nascere il nostro PALAZZETTO DELLA MUSICA, ma che ce ne facciamo noi di una struttura giovanile quando si deve dare accoglienza ai ROM?

a loro i DIRITTI, a noi i CETRIOLI DELL’ORTOLANO…

M.U.




Ponticelli on line

11 05 2008

Rom tenta di rapire bambina in casa, arrestata a Ponticelli

Madre se ne accorge e riprende figlia, tensione nella zona

(ANSA) - NAPOLI, 11 MAG - Una nomade sedicenne e’ entrata in una abitazione della periferia est di Napoli e ha tentato di rapire una bimba di 6 mesi. Ma la madre si e’ accorta subito che il seggiolone era vuoto, e’ uscita ed e’ riuscita a riprendersi la bambina. La rom e’ stata arrestata per sequestro di persona e violazione di domicilio. E’ accaduto a Ponticelli, dove ci sono stati momenti di grande tensione tra la gente. La sedicenne e’ stata sottratta dagli agenti alla furia del quartiere.

[www.ansa.it]

Altre notizie sull’argomento:

http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/campania/news/2008-05-11_111219254.html

http://www.tendenzeonline.info/apcom/view.php?s=20080511_000039.xml

http://qn.quotidiano.net/2008/05/11/87562-tenta_rubare_neonata.shtml

http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDgwNTExMTMzNzMzLnhtbCI7fQ==

http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=11260&titolo=Napoli%20rom%20tenta%20di%20rapire%20neonata




Live @ Ponticelli

11 05 2008

Vedere un cinema riempirsi nel pomeriggio caldo della periferia napoletana? Con la rassegna “Ottobre piovono i libri: Primo Levi a Ponticelli”, si può.

E non è che in programma c’era il solito film per teenagers degli ultimi tempi, ma un film sul tema delicato della deportazione dei prigionieri nei campi di concentramento nella Germania nazista.

Questo è successo giovedì 8 Maggio al cinema Pierrot di Ponticelli ed il film in questione è “La tregua” tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi, girato dal Maestro del cinema italiano Francesco Rosi, un arzillo ottantaseienne napoletano, che ha incontrato i giovani universitari (e non solo…) alla presenza dei professori Pasquale Iaccio, professore di Storia del cinema dell’ Università di Napoli Federico II, Valerio Caprara, professore di Storia e critica del cinema dell’ Istituto Universitario Orientale, Michele Fatica, professore di Storia moderna e contemporanea dell’ Istituto Universitario Orientale.

Molte le generazioni a confronto nell’incontro con il regista seguito alla proiezione del film nato da domande dirette della gente, anche semplici curiosità, rivolte al regista.

Se non è sete di conoscenza questa…

E dunque brava l’associazione “Arci Movie” che opera sul territorio da anni e lo dimostra riempiendo cinema ed arene,  brava la Biblioteca Universitaria di Napoli che ha dato vita a questa interessante manifestazione in un quartiere difficile, bravo Rosi che ha saputo portare in alto il nostro cinema italiano (non dimentichiamo che gli è stato assegnato l’Orso d’Oro alla carriera al Festival di Berlino) e brava soprattutto la gente di Ponticelli che risponde sempre positivamente in queste occasioni.

R. Z.

PS. Domenica 18 Maggio i nostri sondaggi verranno chiusi per essere analizzati in vista del Social Fest di Ponticelli. Vi preghiamo quindi di continuare a votare!!!




Questo silenzio così duro da raccontare…

10 05 2008

Siamo l’esercito della città di Adèspoto

molti i trionfi

tutte le sconfitte.

E Adèspoto ci guarda

da una cima lontana

tira i nostri fili sottili

premendo bottoni di vetro.

_ _

MA E’ A PEZZI.

_

_

L’amico progresso le svela i misteri del micro e del macro

ma lei non ha ancora imparato a vedere.

_

Ha menti che creano grandi progetti

formule che spiegano il mondo

ma lei non ha ancora imparato a capire.

_

Sorella ragione le fa da corona

per guidarla sul trono del mondo

ma la città

dinanzi al denaro e al potere

non si affranca da sguattera prona…

_

_

Siamo l’esercito della città di Adèspoto

ma lei non parla con noi

parla di noi,

e ogni tanto leggiamo

da un articolo vuoto

quello che non siamo.

_

Parla di noi con enfasi e ardore

nomina patria, giustizia ed onore.

_

Il suono di queste parole

ricorda una nenia lontana

e tutti van sugli attenti.

_

Le sue note, sbiadite dal sole

sul labbro di tutti i potenti

_

han perso l’essenza

ed i sentimenti.

_

Stanotte è di guardia, da lenzuola mi fanno le stelle

da solo devo restare

il mio amico è riuscito a farsi sparare,

penso alle parole della nostra canzone

si proprio a quelle.

_

Il silenzio che bella invenzione.

_

_

Chiunque morirà oggi,

Adèspoto sarà uno di loro.

I soldati mutati in medaglie ed elogi

la città sempre più ricca e inondata d’oro.

_

E noi

con gli occhi coperti di cenere

a valle del sacro

e del profano

della politica

e delle parole

muoriamo

_

Il ferro alla mano

il piombo nel cuore.

_

Muoriamo.

nina




In memoria di…

9 05 2008

” Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo.

Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare.

Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli.

Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento.

Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto.

Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare.

E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi.

Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore.

Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca)
Anna, Mario, il piccolo non nato, Agnese, Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto.
Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.
Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.

Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine di esecuzione.

Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente, carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti.

Un bacio di amore a tutti.”

L’ultima lettera di Aldo Moro alla moglie.




La guerra di Piero…

5 05 2008

Questo è uno dei bei panorami che si vedono dal litorale flegreo; il nostro litorale flegreo.

Vorrei che i miei occhi tracciassero il cammino della riva senza dover finire sul cemento,

vorrei seguire il volo di un gabbiano e vederlo sparire così, in un raggio di sole fastidioso

senza che poi lo sguardo cada su scogli anneriti di fuliggine,

su palazzi fatiscenti, su cumuli di detriti di ogni genere

su mostri amaranto che mi ricordano glorie operaie e tumori.

_

Eccola, laggiù, la natura; ombra di terre e azzurro di mare, eccola lì.

Ma non è sola, e non è in primo piano. C’è un grande obelisco di ruggine davanti,

con travi di ferro che ne tracciano quasi dei tratti somatici;

le persone scherzano e ne delineano gli occhi e la bocca con la fantasia,

i bambini credono sia un bel gigante capelluto, ma in realtà è un mostro,

e mostruoso è ciò che rappresenta;

è una bandiera messa lì, una nostra firma,

e quei fili che ne tracciano la chioma non sono di cheratina,

ma sono di acciaio, di ferro, o amianto.

_

Eccola la natura, dietro le sbarre.

Ecco la natura e l’uomo che si scontrano inesorabilmente.

L’uomo con le sue invenzioni,

il progresso, le armi di salvezza e di morte;

lei con le sue catastrofi e le sue meraviglie,

la natura amica e maligna,

che può farti sognare o ucciderti senza rimorso.

_

Ce li hanno sempre descritti così,

come due attori sul palcoscenico del mondo,

eternamente in lotta,

sempre a porsi rimedi reciproci,

in una guerra che forse personifica più nostri bisogni e nostre paure,

che l’essenza di un qualcosa che non può parlare.

_

Guardate questa foto e questa città.

Guardate il mare, su cui poco si può scarabocchiare,

su cui non si fanno le case abusive,

su cui, almeno alla vista, non si accumulano discariche,

e se non ci passa l’Asia per un mese non si respira morte.

Guardate la forma delle isole,

non ci sono pezzi di cemento cadenti, finestre accumulate una sopra l’altra,

scempi urbanistici angoscianti per la vista, determinanti per la vita.

_

Poi passate alla terra, ammirate le nostre opere

e ditemi chi la sta vincendo questa guerra.

nina




Nuie simme r’ò Sud

3 05 2008