Città e provincia.
Sulla carta è solo una linea nera e sottile che le separa. In strada, un cartello bianco con una striscia rossa trasversale che segna il confine.
Eppure, a viverci dentro, quella linea diventa più spessa, articolata, difficile da individuare. Assume i connotati di un luogo ibrido: non più città, non ancora realtà autonoma.
La chiamano periferia, alcuni con fare sprezzante, perché sta intorno alla città ed è a questa subordinata. Ignorano, in tanti, che un quartiere di periferia può pullulare di vita quanto e più di un centro cittadino. Perché la periferia è una sorta di frontiera. La città che si espande, che allunga le sue braccia sul territorio che la circonda, deve incontrarsi e inglobare realtà spesso molto diverse, ed è proprio nelle giunture, ai confini, che si giocano gli esiti dell’incontro.
Questo nostro quartiere di periferia è un ponte tra una metropoli che si misura ogni giorno con problemi e necessità di sviluppo ed un hinterland fertile, ricco di risorse naturalistiche archeologiche umane culturali. L’identità dell’area vesuviana, così forte ed unica, non può prescindere dalla Città; ma vale ugualmente il rapporto inverso. Ed è in zone come la nostra, in quartiere come Ponticelli che l’incontro tra due realtà così diverse e così complementari diventa possibile. Perché, al contrario di ciò che si potrebbe pensare a vedere tanti pendolari di tutte le età che ogni giorno raggiungono il centro per studiare o lavorare, Ponticelli non è un quartiere dormitorio. Né una zona che vive solo nell’emergenza. È un luogo in cui si fa vita sociale, il luogo in cui si creano contatti, in cui si cerca il confronto con chi condivide la stessa realtà. È proprio questa ricerca, questa esigenza continua che fa emergere le carenze strutturali. Se ci accorgiamo che c’è qualcosa che non funziona, è perché esigiamo di più dalla zona in cui viviamo, e perché sappiamo che le nostre pretese non sono infondate. Riabilitare gli spazi comuni che abbiamo a disposizione, rendere accessibili e funzionanti strutture pubbliche che sono svilite a depositi di materiali, riappropriarci dei nostri spazi, creare occasioni d’incontro e confronto sono gli obiettivi che sentiamo più necessari raggiungere. Perché Ponticelli dia un’immagine positiva di sé, ma soprattutto per noi che questo quartiere lo viviamo ogni giorno, e sappiamo che le nostre risorse devono essere rivalutate qui ed ora.
G.A.
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