Mi guardo intorno da tanto tempo, troppo tempo, e continuo a ripetermi che così non và.
Troppe cose non vanno nel mio quartiere, è per me difficile ormai guardare a Ponticelli come sfondo del mio futuro, palcoscenico della mia vita, della mia realizzazione, del raggiungimento dei miei tanti obiettivi; ma nonostante tutto resto in stasi, ferma, aspettando chissà chi o chissà cosa, tanto io da sola non posso fare nulla… Ok, può darsi sia così, da soli non si va da nessuna parte…
Ma quando il bisogno di rinnovamento, di smossa, di attivazione sul territorio non lo sento più solo io, quando l’esigenza marcata di determinati provvedimenti che hanno come finalità rendere vivibile sul serio Ponticelli, quando mi rendo conto di non essere sola, allora è giunto il momento di darsi davvero da fare. Quando un gruppo di giovani si confrontano e si rendono conto di avere in mente qualcosa di molto simile, quando tutti hanno voglia di partire ed ingranare finalmente le marce, bisogna agire. Chissà quanti sentono lo stessa esigenza e chissà da quanto tempo…
Siamo giovani, abbiamo bisogno di sperare, di non cadere nel baratro della disperazione artificiale in cui ormai alberghiamo come fosse una condizione congenita del nostro status!
Possiamo realmente fare qualcosa di concreto per Ponticelli, qualcosa i cui effetti possano riscontrarsi nella realtà, fattivamente, oggettivi, marcati e saldi. Bisogna muoversi, agire! Non si può più attuare il topico “guarda e passa”, non serve a nulla perseguire nell’atavico bla bla bla se non lo si accompagna coi fatti, con la concretezza, se non si forniscono dati reali, oggettivi, risultati. Nessuno mi vieta di riempirmi la bocca di belle parole, di promuovere a chiacchiere belle idee e progetti che nel complesso sono astrattismo puro, ma ci hanno già pensato in abbondanza tanti altri a fregiarsi di progetti e cambiamenti campati per aria! Ora basta!
Ci sono le idee, la determinazione e la voglia di fare? Sì, ci sono ed in abbondanza. Bene, abbiamo tutto quello che ci occorre. Possiamo iniziare. Siamo in una “terra di confine”, la nostra terra, quella che non può e non deve diventarci estranea. A noi l’arduo ma fondamentale compito di renderla davvero nostra. Possiamo farlo?
Certo che possiamo… anzi, DOBBIAMO!
G.S.
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