Iride stanco

15 03 2008

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Ancora piove.

Ancora il cielo sembra stanco di tutto ciò che sovrasta.

Eppure da dietro l’ antica casa di via Bartolo Longo per un assurdo gioco ottico che solo la Natura ti può offrire, sembra uscire un raggio di luce.

Una speranza che infonde tranquillità nel grigiore dei giorni bui di Ponticelli.

Qualcuno lo chiama arcobaleno, qualcun altro iride.

Un raggio di luce sui cantieri di via Bartolo Longo all’ incrocio con viale delle Metamorfosi, quei cantieri che un ironica scritta su di un ironico cartello segna la fine nel Giugno 2007.

Eppure il mio calendario segna 11 Marzo 2008.

Ma qualcuno mi ricorderà che siamo a Napoli e non in Cina e che i rallentamenti sono normali.

Strano concetto di normalità.

Quei cantieri che avrebbero dovuto evitare i numerosi incidenti fuori la stazione della Circumvesuviana di via Bartolo Longo, ma che in realtà presentano una situazione ben pericolosa: assenza di segnaletica provvisoria (una rotonda “ultimata” ma non c’è neanche uno Stop dalle corsie di imbocco), conducenti che non sanno muoversi nel labirinto senza indicazioni.

Ma qualcuno mi dirà che la segnaletica a Napoli nessuno la rispetta, che senso avrebbe metterla?

Strano concetto di sicurezza stradale.

Quei cantieri che hanno creato i marciapiedi parcheggio per le macchine.

Ma qualcuno mi dirà che tutti a Napoli parcheggiano sui marciapiedi, così gli abbiamo agevolato la vita.

Strano concetto di napoletanità.

Aspetto quel qualcuno che mi dirà: ultimeremo i lavori il prima possibile e metteremo subito la segnaletica perché ci sta a cuore la sicurezza dei cittadini.

Strano concetto il mio di speranza.

Ma se non avessi almeno quella, spiegatemi allora, quell’arcobaleno che senso ha?

R.Z.


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3 risposte

17 03 2008
dsponticelli

Se, in un’ottica globalista, la perdita d’identità, lo smarrimento di senso del presente, la fine delle grandi ideologie si accompagna a nuove solitudini e nuove esclusioni, questo fenomeno è ancora più evidente nelle nostre periferie e, in particolare, a Ponticelli.
Qui la foto non riprende azioni, non si consumano tragedie, eppure c’è qualcosa di “originariamente occidentale” in quello che si vede.
Claudio Magris ricorda che la città antica era soprattutto una comunità: una collettività totalizzante e sostanzialmente chiusa, “al punto che nel mondo greco la condanna peggiore era l’ostracismo, che espelleva il reo dal microcosmo comunitario e cancellava in un solo colpo ogni relazione sociale di chi si era macchiato di gravi colpe”.
Oggi, Via Argine conduce verso luoghi senza più identità, verso non-luoghi in cui piccole comunità, vecchie e nuove, si espellono reciprocamente: è via Margine, un margine che separa il centro storico di Ponticelli dal rione Incis di Ponticelli. Da entrambi i lati, si definisce il restante pezzo di quartiere come altro; da entrambi i lati, si dice “vado a Napoli” prima di salutare l’amico ai mezzi pubblici.

§. Incontro Mario, gli chiedo collaborazione e disponibilità a lavorare insieme e raccogliere contributi e risorse dal nostro territorio, dalle istituzioni e dalle forze sociali, per tentare di puntellare e pian piano ricostruire quell’identità frammentatasi dopo gli anni della cementificazione e della deindustrializzazione e a seguito dell’arrivo di decine di migliaia di nuovi residenti provenienti dai più diversi quartieri, i cui vissuti difficilmente si sono integrati con la ritualità e la tradizione di Ponticelli.
So che questo è un fenomeno che tenderà col tempo a generare nuove insoddisfazioni, disagi sociali, scarsa comunicazione tra i gruppi e difficoltà per le famiglie ad orientare l’educazione dei figli verso dei riferimenti civili e culturali che siano chiaramente riconoscibili per gli insediati all’interno della nuova comunità.
Il non luogo, infatti, l’a-topia, ha prodotto anche allontanamento dallo (dello) Stato.
Negli anni ’60-’70, almeno, le periferie non costituivano solo serbatoi di voti, ma la speranza di dare cittadinanza ai diseredati. Speranza oggi in crisi perché l’u-topia anni ‘70, monumentalizzando la casa popolare, ha prodotto non solo quelli che oggi definiamo ecomostri, ma anche i demo-mostri: le aberrazioni della democrazia.
In queste aberrazioni, accade che la sostituzione di una batteria Wc, o la riparazione di un solaio che perde, valga merito e fiducia al capopopolo di turno, che è capace di intercettare i bisogni più efficacemente dell’Istituzione. Che è capace di ambire all’Istituzione stessa, di farsi eleggere, competendo con strumenti spesso inutilizzabili da professionisti e ceto medio, i quali finiscono col venire espulsi dalla politica nel quartiere, dalla politica di mestiere.
Non col progetto, infatti, i capipopolo si costruiscono “consenso” elettorale da queste parti.

Eppure, anche in questi microcosmi lontani dal lettore, ovvero periferie nella periferia, lontano dallo Stato, può nascere il bisogno dello Stato: per restituire dignità, o peggio ancora per restituire una casa a chi – accade anche a Ponticelli – tornando dopo un ricovero o una degenza ha trovato i propri mobili fuori casa, la propria casa “data da qualcuno” ad altri, e nessuno a cui rivolgersi, un potere legale a cui ricorrere.
In questi non-luoghi lo Stato è assente, si fanno strada nuove sopraffazioni e nuove ingiustizie.
In questi non-luoghi vorremmo tornasse la politica, il progresso, la democrazia: nel Lotto 0, nel Parco Conacal, nel Rione De Gasperi o più in generale nella 219… è qui che inviterei a trovare le categorie per rifondare partiti e ritrovare una funzione storica, utile agli altri e non a sé stessi.

Accade invece, anche su questo territorio che, a questi microcosmi sociali, la degenerazione partitica risponda – è inutile nasconderselo – offrendo servigi e privilegi, sostituendo il favore al diritto, assistenzialismo ad opportunità: in pratica, fidelizzando rapporti personali, piuttosto che costruendo consenso e partecipazione ad un cammino di progresso e di emancipazione collettiva.
Accade che la politica rinunci al governo dell’urbanistica, delegandolo agli immobiliaristi, cioè al Mercato e i Comuni, impoveriti, cedano terreni in cambio di un po’ di servizi. È così che anche altre città, senza un governo pubblico sono diventate agglomerati di costruzioni, ipermercati, dei luoghi di transito o dormitorio, definiti da un antropologo francese “non luoghi” proprio perchè mancanti di senso, di comunità: li riconosci all’estero e credi di essere a casa…

5 04 2008
blackman

anche io quel giorno ho fotografato quell’arcobaleno… dal lotto zero però eheheh

8 04 2008
terradiconfine

Se ti fa piacere, se ci mandi la foto all’indirizzo terradiconfine@live.it, la pubblicheremo sul sito…il nostro obiettivo è guardare da differenti angolazioni determinati aspetti quindi quale modo migliore di iniziare che la fotografia??? :D

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