E senza ali e senza rete, voleremo via…

21 03 2008

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Quando resto seduto di fronte al mare, metto piede in una dimensione parallela.

Il corpo resta immobile sulla scogliera. Lo spirito si aliena.

Oltre quel confine vi è un desiderio di libertà, un sogno che ha ragione di essere coltivato perché indefinibile.

E può capitare, se sei davvero fortunato, che un gabbiano si fermi lì vicino.

Sei tu, il mare e lui, un gabbiano.

Lo guardi, lo osservi, ti convinci: ti somiglia.

Da solo deve imparare a volare, da solo deve cacciare per sopravvivere, da solo vive gran parte delle sue giornate.

I gabbiani da tanti, troppi anni non lì ritroviamo solo come cornice di un quadro che ha come sfondo il mare, ma anche come cornice di scenari raffiguranti cemento, palazzi, cloache a cielo aperto.

I gabbiani ci volano sopra. Volteggiano, si alzano, vanno via, ritornano.

Bianchi e bellissimi.

Lontani dal mare.

I gabbiani sono il mare e il vento e il sale tra le piume, eppure sono qui, intorno a me, in quest’aria di speranza avvelenata da monossido di carbonio, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, idrocarburi…

Humus che si traduce vita per loro, morte per noi.

La morte a cui mi riferisco non è quella fisica, perché siamo troppo incauti per pensare ai danni a medio termine (chiedete ad esempio ad un fumatore).

Io mi riferisco alla morte sociale, quella in cui incappiamo ogni qualvolta giriamo la faccia, affermiamo che è così che va il mondo, che ci convinciamo che “questa è la politica”.

Ma siamo troppo “impegnati” per capirlo.

Siamo noi che permettiamo di derubarci, di colpirci, di umiliarci.

E questa alienazione, che è l’antitesi di quella offerta dal mare, nasce da una cultura di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza.

Cultura che impedisce al “vecchio uomo” che è ancora in noi di svilupparsi (Pasolini docet) e che rappresenta colonna portante sia della malavita che della mala-politica.

Siamo il popolo di Masaniello, ma di Masaniello non ci è rimasto quasi nulla.

Il gabbiano per ora sopravvive, ma sa di meritare di più, di poter volare alto, di poter librarsi superando i limiti stabiliti.

Abnegazione e sacrificio: ecco le due strade che il gabbiano dovrà percorrere per mantenersi a galla ed evitare di venire risucchiato dalla corrente.

M.C.


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Una risposta

22 03 2008
M.R.

” E poi ci dicono che tutti sono uguali, e che rubano alla stessa maniera.. ma è solo un modo per convincerci a restare chiusi dentro casa, quando viene la sera..”
( Per richiamare l’autore da te citato)

Che cosa è la “morte sociale” se non la morte dell’uomo propriamente detta.
L’uomo è uno “Zon Politicon”, un animale che vede nella socialità la sua più nobile espressione, un animale che si nutre di cultura, i cui versi sono discussioni, obiezioni, polemiche e il cui habitat naturale è la polis, non intesa come città ma come qualsiasi spazio, virtuale o fisico, in cui vi siano altri esseri con cui confrontarsi; ed il confronto è la sua arma di combattimento per accrescersi di giorno in giorno.
Quando un animale così peculiare si arrende, getta le armi, smette di nutrirsi, si isola dal gruppo, allora muore, muore dentro.
E non c’è morte peggiore che quella di chi dentro di sè ha meraviglie da offrire, e queste ultime se ne vanno con lui.
Jhon Steinbeck ha messo in risalto un termine troppe volte associato alla pazzia: IL FURORE. Esso per l’autore era il fuoco che si vede nei vinti, il coraggio, l’ardore di chi senza più nulla cerca ancora di cambiare le cose.
Io l’ho letto nei tuoi gabbiani: nel quadro che mi viene presentato sia visivamente sia concettualmente essi sono circondati da bitume, e con quel nero sullo sfondo emerge un bagliore ancora più vivido nei loro occhi.
Se pensate che siano belle parole, allora siete d’accordo con tutti coloro che nella storia hanno sempre cercato si ucciderci: a loro erano proprio le parole a far paura, perchè rappresentavano la nostra anima sociale da soffocare.
Dalle parole sono sempre nate grandi cose, e grandi cose sono state partorite da una parola.. ma anche una piccola cosa è la firma di noi stessi.
I gabbiani soffrono, ma non sono per niente in via di estinzione.

Abnegazione e sacrificio, che dal letame nascono i fior.

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