La guerra di Piero…

5 05 2008

Questo è uno dei bei panorami che si vedono dal litorale flegreo; il nostro litorale flegreo.

Vorrei che i miei occhi tracciassero il cammino della riva senza dover finire sul cemento,

vorrei seguire il volo di un gabbiano e vederlo sparire così, in un raggio di sole fastidioso

senza che poi lo sguardo cada su scogli anneriti di fuliggine,

su palazzi fatiscenti, su cumuli di detriti di ogni genere

su mostri amaranto che mi ricordano glorie operaie e tumori.

_

Eccola, laggiù, la natura; ombra di terre e azzurro di mare, eccola lì.

Ma non è sola, e non è in primo piano. C’è un grande obelisco di ruggine davanti,

con travi di ferro che ne tracciano quasi dei tratti somatici;

le persone scherzano e ne delineano gli occhi e la bocca con la fantasia,

i bambini credono sia un bel gigante capelluto, ma in realtà è un mostro,

e mostruoso è ciò che rappresenta;

è una bandiera messa lì, una nostra firma,

e quei fili che ne tracciano la chioma non sono di cheratina,

ma sono di acciaio, di ferro, o amianto.

_

Eccola la natura, dietro le sbarre.

Ecco la natura e l’uomo che si scontrano inesorabilmente.

L’uomo con le sue invenzioni,

il progresso, le armi di salvezza e di morte;

lei con le sue catastrofi e le sue meraviglie,

la natura amica e maligna,

che può farti sognare o ucciderti senza rimorso.

_

Ce li hanno sempre descritti così,

come due attori sul palcoscenico del mondo,

eternamente in lotta,

sempre a porsi rimedi reciproci,

in una guerra che forse personifica più nostri bisogni e nostre paure,

che l’essenza di un qualcosa che non può parlare.

_

Guardate questa foto e questa città.

Guardate il mare, su cui poco si può scarabocchiare,

su cui non si fanno le case abusive,

su cui, almeno alla vista, non si accumulano discariche,

e se non ci passa l’Asia per un mese non si respira morte.

Guardate la forma delle isole,

non ci sono pezzi di cemento cadenti, finestre accumulate una sopra l’altra,

scempi urbanistici angoscianti per la vista, determinanti per la vita.

_

Poi passate alla terra, ammirate le nostre opere

e ditemi chi la sta vincendo questa guerra.

nina


Azioni

Informazione

3 risposte

6 05 2008
giulia

La Natura dietro le sbarre? E se dietro -DENTRO- le sbarre ci fossimo noi? Se ci stessimo costruendo intorno, con le nostre stesse mani, una prigione che noi stessi rendiamo sempre meno abitabile -sempre più prigione?

La guerra di Piero non la vince nessuno.

[Ninetta mia, a crepare di Maggio ci vuole tanto, troppo coraggio...!]

Vince il papavero spuntato dalla crepa nell’asfalto, sul ciglio della strada? Vincono le radici degli alberi che spaccano le mattonelle grigiognole dei marciapiedi? Vince l’edera che ricopre i mostri d’amianto abbandonati?

Vincerebbe il mare se sommergesse tutto?

Se di vittoria si può parlare, forse è proprio in quei bambini che guardano un mostro e ci vedono un gigante capelluto: possiamo -dobbiamo?- dare una nuova vita a ciò che abbiamo creato e non siamo in grado di distruggere.

6 05 2008
nina

La mia era una provocazione, compiuta nel richiamo di uno dei più cari temi alla letteratura.
Ciò non implica che io pensi che la vera guerra della modernità sia quella tra uomo e natura, tantomeno, dinanzi allo scempio della foto, sceglierei l’uomo come vincitore…

La vera guerra è quella dell’uomo sull’uomo.
Guerra che non si combatte con terremoti o tzunami bensì con altre armi, ed esser vincitori o vinti non è mutuamente esclusivo.
Per aver intascato soldi derivanti da speculazioni edilizie, o da scarico di rifiuti tossici, ci si può sentire con se stessi vincitori.
Ma allo stesso tempo si è anche vinti nei confronti della morale, dell’estetica della città, della propria dignità, dei propri concittadini.
Ci si può sentire vincitori per non aver contribuito di persona a tali scempi, per credere ancora nei valori dell’ambiente e della legalità, per riuscire a criticare i vincitori/vinti precedenti; ma vivendo giorno per giorno il degrado di questa città, secondo me, ci sentiamo tutti un pò vinti.
Qualsiasi guerra si stia combattendo, chiunque si proclami vincitore o si dichiari vinto, io spero solo che trionfino la bellezza e le risorse di questa città…
Si, vorrei che la guerra di Piero la vincesse Napoli.

9 05 2008
AlbA

«I dintorni di Napoli sono i più meravigliosi del mondo. La distruzione e il caos dei vulcani inclinano l’anima a imitare la mano criminale della natura… – Noi, – dissi alle mie amiche, – somigliamo a questi vulcani e le persone virtuose alla monotona e desolata pianura piemontese. »

Donatien Alphonse François de Sade
(da wikipedia.it)

Lascia un commento