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Siamo l’esercito della città di Adèspoto
molti i trionfi
tutte le sconfitte.
E Adèspoto ci guarda
da una cima lontana
tira i nostri fili sottili
premendo bottoni di vetro.
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MA E’ A PEZZI.
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L’amico progresso le svela i misteri del micro e del macro
ma lei non ha ancora imparato a vedere.
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Ha menti che creano grandi progetti
formule che spiegano il mondo
ma lei non ha ancora imparato a capire.
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Sorella ragione le fa da corona
per guidarla sul trono del mondo
ma la città
dinanzi al denaro e al potere
non si affranca da sguattera prona…
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Siamo l’esercito della città di Adèspoto
ma lei non parla con noi
parla di noi,
e ogni tanto leggiamo
da un articolo vuoto
quello che non siamo.
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Parla di noi con enfasi e ardore
nomina patria, giustizia ed onore.
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Il suono di queste parole
ricorda una nenia lontana
e tutti van sugli attenti.
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Le sue note, sbiadite dal sole
sul labbro di tutti i potenti
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han perso l’essenza
ed i sentimenti.
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Stanotte è di guardia, da lenzuola mi fanno le stelle
da solo devo restare
il mio amico è riuscito a farsi sparare,
penso alle parole della nostra canzone
si proprio a quelle.
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Il silenzio che bella invenzione.
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Chiunque morirà oggi,
Adèspoto sarà uno di loro.
I soldati mutati in medaglie ed elogi
la città sempre più ricca e inondata d’oro.
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E noi
con gli occhi coperti di cenere
a valle del sacro
e del profano
della politica
e delle parole
muoriamo
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Il ferro alla mano
il piombo nel cuore.
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Muoriamo.
nina
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