Da poche ore è terminata l’ultima giornata dedicata al Social Fest. Tantissime persone, in particolar modo durante le “domeniche in piazza”, hanno rianimato gli spazi dedicati agli stand e alle manifestazioni delle associazioni – più di venti le partecipazioni – sparse ed operanti attivamente sul territorio orientale del napoletano. Questi eventi, com’è stato indicato dal blog, si sono tenuti il 25 maggio, l’8 giugno e il 15 giugno a Ponticelli, rispettivamente in p.zza E. Sandomenico, nei giardini del Rione Incis ed all’esterno del p.co E. De Filippo.
Tantissime persone sono state presenti, ma molte altre, per qualsivoglia ragione, non hanno potuto esserci. Per questo condivideremo la nostra esperienza con tutti voi: oltre alle foto e ai video che sono pubblicati nel sito, vi racconterò cosa ho visto in questi tre particolarissimi giorni.
Associazioni e gruppi specializzati hanno offerto pietanze di ogni genere, cominciando da un “pranzo sociale”, assortito in tutte le portate, per poi passare alla promozione di cibi genuini, tipici dei produttori dei dintorni, fino ad arrivare a un mercatino ecosolidale a tutti gli effetti. Trasportati dal ritmo delle percussioni di un complesso composto da talentuosi bambini (l’amplificazione artificiale è stata volontariamente evitata), in pochi hanno saputo resistere all’energia della danza, che fossero elettrizzante break-dance o avvenenti balli gitani. E mentre gli amanti dei lavori manuali e del “taglia&incolla” dovevano solo scegliere il tavolo da cui partire per la loro visita ed i loro acquisti, ho visto parecchi bambini, che altrimenti sarebbero rimasti indifferenti a persone e gazebo vari e indistinti, giocare e sbizzarrirsi, non solo divertendosi, ma anche prendendo confidenza con argomenti come la raccolta differenziata. Se ancora qualcosa da desiderare ci fosse stata, la deliziosa messinscena odierna, ispirata a “I Musicanti di Brema” e rappresentata rigorosamente dai bambini, ha fugato ogni dubbio.
“TerradiConfine” ha partecipato con grandissimo impegno ed entusiasmo a questi eventi. Ha valutato le opinioni della popolazione con un sondaggio appositamente redatto, i cui risultati, che hanno eletto l’emergenza rifiuti, la Camorra e l’amministrazione pubblica come i problemi più drammatici per la nostra città, sono stati approfonditi (assieme alle voci del sondaggio online) da manifesti affissi presso il nostro stand. Ha sparso quanto più colore possibile per le piazze, con l’appoggio fondamentale dei padroni del colore, i bambini. E li ha ricambiati, senza posa, con giochi e intrattenimenti di sorta. Inoltre ha invitato Adriano Pantaleo, attore impegnato attualmente nello spettacolo teatrale “Gomorra”, il quale di buon grado ha accettato di offrirci la sua partecipazione alla manifestazione del 15 giugno, rilasciandoci un’intervista in cui condivide con noi tutti la propria esperienza vitale e professionale a Napoli, in rapporto soprattutto agli argomenti affrontati dai suoi lavori: “Gomorra” in primis – a breve sul blog.
Ma soprattutto voglio esporvi ciò che di più prezioso ho conosciuto collaborando a questi progetti. E cioè la passione insaziabile e la fede piena nel proprio lavoro, delle molte persone che ho avuto modo di incontrare. Persone semplici, che senza pretese ma, anzi, dolcemente, portano avanti le proprie idee e difendono con fermezza i propri progetti. L’ennesima dimostrazione che gli ostacoli, per quanti e come siano, esistono solo per essere superati. E che, se li superi ridendo, non senti fatica. La monotonia ed il grigiore di queste domeniche – pur sempre assolate – sono stati squarciati dai nostri colori, dalla nostra vita.
Perché il sole sorge ad est, passa prima da qui.
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“TerradiConfine” ha anche dato voce a chi, questi sentimenti, ha voluto esprimerli in poesia.
Troppo spesso, in tutti noi, germoglia il malsano seme del desiderio di fuga. Perché, a sentirsi trascurati, prima o poi viene voglia di lasciare tutto e riprovare:
“Abbandonare una terra di confine abbandonata?”
(da “Abbandonata: Colpevole”, di L. Mannuzza)
Ma basta poco tempo, e il nostro cuore torna a tremare ai lamenti di questa terra che mai smette di sussurrarci, per quanto cerchiamo di non ascoltare:
“Io offro fervori, passioni e decisioni
e li dono a te…”
(da “Contraddizioni”, di M. Crisci)
Quanti rimpianti, quanti rancori e quanta amarezza… Quale coscienza resta insensibile, quando sappiamo bene che:
“La nostra voce si
affievolisce (…)
È il pianto della nostra
terra, tanto prima, ed ora nulla.
Un pianto disperato.”
(da “Disperato”, di G. Sorrentino)
E allora che rabbia ci brucia lo stomaco, che foga sentiamo salire, perché qualcosa cambi, se non d’impatto, almeno un po’ alla volta. Perché non siamo inetti. Perché, pensando a Ponticelli, nessuno possa, con un nodo alla gola, dire:
“… pensavo che
i ponti sovrastano il vuoto,
ma qui vuote son anche le sponde.”
(da “Amanda”, di S. Santoro)
Lavoriamo e ci battiamo perché finalmente possiamo confidare a noi stessi e agli altri:
“Vedo qualcosa, qui dal confine…”
(da “Uomo di confine”, di M. Rosa)
Nel frattempo, come il componimento vincitore del I concorso di poesia “TerradiConfine” perfettamente comunica, chiamateci Pierrot. Un giorno lui farà l’amore con la luna. Un giorno noi raggiungeremo i nostri obiettivi, come se volessimo volare, con lui, sulla luna. Immaginiamo senza pace il cambiamento, il salto. Viviamo per realizzare il nostro sogno: per lui e per noi la speranza non vacilla.
AlbA
Vincitore del I concorso di poesia “TerradiConfine”
di Simone Santoro:
Pierrot
Piangeva e spirava
guardando la luna
leggera lontana.
Sbagliava? L’amava.
Perso sognava,
lucidi gli occhi
fissi nel buio,
solo e dolcissimo.
“Immagina essere
insieme alla fine
essere amanti:
quel giorno verrà.”
Nessuno può dirla
follia od utopia
confine è soltanto
un inizio, null’altro.
Ed io come lui
attendo ammirando
che sono sicuro:
un giorno, la luna, l’avrà.

Anch’io volevo scrivere una poesia…………………………
LA BEFFA DEL GRANDE EROE
Cercare e lasciare,
sedurre e abbandonare,
ridere e piangere,
ma non fermarsi mai
per non pensare.
Abbandonare prima di essere abbandonati,
correre correre correre,fino ad amazzarsi
partire per terre lontane
per non sentire il dolore nella tua terra
giocare ridere sfottere,
per fuggire dal realizzare………..
Ferire chi ami, per metterlo alla prova
E perderlo per rincorrerlo
e avere i muscoli del corpo sempre piu tesi
e quelle radici da cui sei germogliata
ora che non ci son piu,
quel senso di appartenenza che non avverti piu,
l’amore per te stesso che non provi piu
essere di tutti e di nessuno
cercare di amarsi, ma invano
e allora infierire con chi ami
cercando di salvare il resto del mondo
sacrificando te stessa,
come se colpa piu grossa non avessi mai commesso.
Ed ecco gli eroi, i grandi eroi
che hanno sacrificato la loro vita
scappando da se stessi…………………
Bella poesia Giuly… stile inconfondibile…
…
Peccato, se la scrivevi un po’ prima potevi partecipare al concorso di poesia