
L'auto in fiamme a via Ciccarelli ( a 50 mt da due scuole dell'infanzia e una scuola primaria)
NAPOLI- 03 marzo 2009, ore 14:00 circa. Ci troviamo in via Ciccarelli, comune di Napoli, nei pressi del comune di Barra. Sulla via sono presenti tre scuole: una elementare, una materna ed un asilo nido. Sembra un vizio dei napoletani, quello di far trovare all’uscita della scuola di piccoli bambini, ancora innocenti, immagini raccapriccianti. Questa volta non si trattava di un morto, o di un incidente, ma si trattava di un’auto in fiamme. Sono già noti alla popolazione partenopea atti d’ intolleranza simili a quello avvenuto oggi. Infatti, come accadde con i Rom, per togliersi “dalle scatole” un elemento di disturbo si ricorre al fuoco. L’elemento di disturbo è (era) un barbone, il quale aveva trovato dimora in un’auto abbandonata. Lì il pover’uomo trascorreva la notte e il giorno, lì mangiava e si cambiava (quando poteva), lì si riparava dal freddo e dalla pioggia. Insomma, aveva trovato un luogo dove ripararsi, senza sentirsi umiliato di vivere sotto i portici di un vecchio palazzo. Ma allora, se quest’uomo, apparentemente, non nuoceva alla vita di nessuno, perché quell’auto è stata incendiata?
Uno dei motivi potrebbe essere che, sulla scia del razzismo partenopeo (o meglio, italiano), sia stato cacciato per non degradare la “brillante” immagine dei Napoletani. Oppure, può darsi che il barbone si dava alla malavita, o che forse sia stato cacciato perché non avrebbe pagato il pizzo per l’auto. Tutto sembra possibile. L’ipotesi più accreditata riguarda, però, il problema della pedofilia. Scossi dagli ultimi eventi, gli abitanti del luogo, potrebbero essersi impressionati e, invece di segnalare un individuo sospetto alla polizia, si sono fatti “giustizia” da soli. A quanto pare, il modo per scongiurare atti di pedofilia è quello di incendiare l’umile dimora di un barbone. Nonostante le ipotesi, la domanda rimarrà, fondamentalmente, senza una vera risposta.
L’unica cosa certa è che l’auto non c’è più, il barbone non ha più neanche l’ultimo luogo familiare rimastogli. Noi, intanto, non ci batteremo per allontanare le persone dalla strada, non faremo in modo di proteggere la vita di chi non ha soldi, lavoro e dignità. A noi basta additare il diverso, e, nel frattempo, continueremo a sperperare la nostra, o quello che ne rimane, ricchezza.
Vincenzo De Luca Bossa

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