Quando posso permettermelo, la mia sveglia è fissata per le 9.30. Parte la radio che tengo sintonizzata su Radio 24, 103.70 FM. Se non è il fine-settimana, a strapparmi dal voluttuoso abbraccio di Morfeo (il volume è abbastanza alto, così che il letto vibri assieme alle casse) è il vocione di Giuliano Ferrara o di qualcuno dei suoi ospiti. La trasmissione che conduce è “Parliamo con l’Elefante” ed ha un jingle che adoro: una terapia d’urto contro il sonno, per sentire qualche notizia o discussione d’attualità dal letto. Naturalmente spesso, prima che riprenda del tutto coscienza, passano decine di minuti, durante i quali seguo la trasmissione inoltrata pendolando nel dormiveglia.
‘L’Elefante’ non è certo rinomato per la sua imparzialità ideologica, ma la puntata di ieri mattina ha raggiunto con straordinaria efficacia l’obiettivo di staccare la mia testa dal cuscino. Il tema verteva sulla conseguenza politica che il presunto ’scandalo Noemi’ (presunto perché per Ferrara non sussiste alcuna condizione effettiva per uno scandalo) possa avere sul PdL all’approssimarsi degli impegni elettorali. Qui la puntata.
In apertura il direttore de Il Foglio rievoca lo sdegno dei figli di Berlusconi per Franceschini, in seguito all’attacco di quest’ultimo alle capacità genitoriali del presidente del Consiglio («Fareste educare i vostri figli da quest’ uomo?» aveva domandato retoricamente l’altro giorno). Quesito per la cui interpretazione il segretario del PD si è scusato su La Repubblica di oggi e che ha spaccato le opinioni del suo stesso schieramento nel timore di un effetto boomerang della critica. Ci si sposta così a filosofeggiare sull’eterno meccanismo di peccato-pentimento-redenzione che si incarnerebbe nel comportamento del Berlusconi dell’ultimo mese: ma Ferrara si spinge anche oltre nella riflessione per paragonarlo in chiave evangelica, questa volta non all’Unto del Signore, ma «al pubblicano che pecca e che ha una coscienza inquieta mentre invece i farisei sarebbero… vabeh!». E piuttosto che chiedersi quale sarebbe l’innegabile risposta all’interrogativo del leader dell’opposizione alla luce dei fatti, dopo la pubblicità la telefonata di Irma da Roma riporta il pensiero sul terreno della religione. Irma era di Sinistra ma è stata ‘convertita’ alla Destra dal Cavaliere che, puntualizza, sarebbe addirittura «sempre sincero». Inoltre giustifica il suo profondo dissenso verso le accuse che colpiscono il suo mentore scavando nelle nostre radici culturali: la confessione pubblica a cui lo si vorrebbe costringere è una pratica di origini luterane mentre l’indagine imposta alla vita privata di una persona per appurarne le colpe è di memoria calvinista. La denuncia di questo sviamento dalla tradizione cattolica invaliderebbe quindi l’atteggiamento comune riservato al premier. Non ci è dato sapere perché in questa esposizione luteranesimo e calvinismo («ricorre il 500esimo anniversario dalla nascita di Calvino», Ferrara ricorda!) siano sintomi dell’errore.
Poco prima aveva chiamato Carla da Modena che, anche se in ritardo, fa degli auguri pachidermici e che, «come donna» ci tiene a precisare che si vergogna per «quel buffoncello di Franceschini». «Sarà perché lei è modenese e il buffoncello di Ferrara?» si chiede candidamente il giornalista. No-no, Carla smentisce: i suoi parenti ferraresi «lo disprezzano in una maniera incredibile». Tocca adesso al polemico Alessio da Teramo che, peggio per lui, casca male. Incorre nel vittimismo di Ferrara quando gli rinfaccia che quella a cui sta prendendo parte è la seconda puntata, nella stessa settimana, ‘pro-Berlusconi’ e, alla proposta di invitare Grillo o Travaglio per onorare la par condicio, viene liquidato così: «No, Travaglio e Beppe Grillo no, mi scusi, io ho uno stomaco – non posso».
A chiudere questa splendida parabola ascendente per la riabilitazione di Berlusconi ci pensa uno degli opinionisti in onda, Gianni Pennacchi de Il Giornale, che pone l’accento su quanto la figura del presidente del Consiglio sia ancora preminente per gli italiani. Citando lo scossone che ha investito la giunta della regione Sicilia, nota che il clima nei suoi riguardi è fondamentalmente inalterato e Ferrara è costretto ad arginare la sua esposizione ‘fideistica’ per il ‘fattore B.’.
Rinnegato ormai il cuscino, sono rimasto interdetto dal rigore unilaterale con cui si trattava l’argomento e dallo zelo tutto preposto alla salvazione della figura del Cavaliere. Nonostante l’obiettivo della discussione fosse la lettura politica della questione Arcore-Casoria, il presupposto stava nel fatto che essa fosse esagerata in quanto il rapporto con Noemi Letizia da parte di Berlusconi era stato di patronage.
“Tutti per uno” ma forse, signor Elefante, dalla sua intelligenza e dalla fondatezza assicurata dal suo peso mi sarei aspettato un lavoro più solido, e non basato su un’interpretazione dei fatti di per sé lacunosa. Che oggi, l’articolo su L’espresso “L’harem di Berlusconi” ha reso, se possibile e con perfetto tempismo, ancor più traballante.
AlbA