Parto dal seguente dato per estrapolare un minimo di riflessione sull’attuale stato della politica ponticellese: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=61361&sez=ELEZIONI&ssez=PROVINCIALI
Parto da questo dato per descrivervi l’assoluta inesistenza dei partiti maggioritari e non solo nella politica territoriale del quartiere di Ponticelli.
Pongo ora una domanda ai lettori affezionati di questo blog: mi dite voi quand’è che avete visto l’ultima volta un manifesto per le strade del quartiere riguardante un tema o un iniziativa di politica territoriale?
Parlo del misero manifesto che per processi storici è il minimo atto di conoscenza di una posizione di un partito in merito ad un tema.
La mia memoria, mi presenta l’ultimo in ordine temporale, riferito al Pd che in virtù di una posizione maggioritaria nel quartiere, dimostra la propria solidarietà ai dipendenti della villa Betania. E qui vengo a porvi nuovamente una questione: la diatriba sulla chiusura della villa Betania, è in merito ad un mancato pagamento ed accordo della Regione Campania, alla azienda ospedaliera Villa Betania, la Regione Campania suddetta è ancora in mano al centro sinistra, mi sorge quindi spontanea una domanda, come direbbe il buon Lubrano: Pd Campania, Pd Ponticelli, non è un po’ misera una semplice lettera al Presidente Bassolino? Non sarebbe il caso che i nostri politici locali contattino i dirigenti regionali se hanno realmente a cuore il destino di lavoratori di un azienda tutta ponticellese? Spero per loro che effettivamente sia solo un atto pubblico il manifesto, accompagnato ad un effettivo contatto della dirigenza regionale del partito.
Ora passiamo all’altra sponda del Po. Al Partito delle Libertà, di cui credo non aver mai visto un iniziativa pubblica in Ponticelli salvo forse qualche iniziativa dei “tempi belli” di AN, eppure la bravura di questo partito fantasma in quel di Botteghelle e Lotto O è di riuscire a raggiungere addirittura un maggioranza elettorale. E mi sovvengono troppi dubbi, che sottoporrò all’attenzione elettorale nei prossimi numeri dedicati appositamente a questo partito nell’azione territoriale, per ora così come per il Pd mi limito all’attualità. I politici locali del PdL a cosa si dedicheranno in questo autunno?
Ed ora veniamo alla sinistra estrema. Che desolazione passare al dì fuori delle sezioni di Rifondazione e Comunisti Italiani e vedere ormai sezioni spesso chiuse o popolate dagli anziani giocatori di carte, frutto questo indubbiamente di un ridimensionamento dei partiti stessi nelle ultime elezioni, ma possibile mai che si sia già spento il fuoco proletario in un quartiere popolare come quello di Ponticelli?
Possibile mai che le sedi territoriali partitiche si siano ridotte semplicemente a circoli di carte? Possibile mai che l’invettiva di politici rappresentanti di anche 5000 voti in un quartiere si sia spenta finita la campagna elettorale e siano capaci di cavalcare solo l’onda di fuochi popolari oggi per la villa Betania, a suo tempo per i Rom? Il dubbio è che la politica ponticellese di oggi si sia ridotta solo ad una corsa alla poltrona e fa rimpiangere non poco tempi che oggi sembrano lontani, in cui Ponticelli era viva politicamente…
Roberto Zabberoni

Proprio ieri pensavo e discutevo sul fatto che il disinteresse politico e partitico a Ponticelli è evidente.
La cosa più triste è che non riguarda soltanto i giovani, non c’è salto generazionale che tenga. Sottolineo ciò intendendo che, facendosi trasportare dalle correnti di banalità sempre più dilaganti, sarebbe facile associare il disinteresse giovanile ad una lacuna culturale, al clima di appiattimento e decadimento culturale derivante dal malfunzionamento della scuola, dalla dipendenza da Tv spazzatura di canali spazzatura ormai egemonizzante, dai costumi ormai d’uso comune, collettivo. Invece, questo banalismo non può essere attuato, per il semplice e tragico fatto che il disinteresse, come tu scrivi, è diffuso anche fra gli adulti, gli anziani. I giocatori di carte di cui parli, le persone che vedi in giro per Ponticelli (nella migliore delle ipotesi sfogliando un giornale fuori ai dopolavori di Viale Margherita), sono gli ex militanti, sono persone che hanno fatto la storia nei partiti, la storia di Ponticelli. Ci sono ancora protagonisti della resistenza, delle Quattro Giornate di Napoli (e Ponticelli è stato il primo quartiere a ribellarsi all’invasore, affiancato mi pare dal Vomero), della politica verace del nostro quartiere. Questo, a mio avviso, è ancora più grave della disattenzione e del disinteressamento verso la politica da parte dei giovani.
La colpa… potremmo stare qui per un tempo indeterminato a discutere sulle colpe da attribuire, e a chi. Ma io non ci tengo, la vedo abbastanza inutile come cosa, se non soltanto nociva, deleteria.
Io sono stanca di blaterare e sentir blaterare, di guardare al passato con nostalgia o anelare al futuro con utopia. Ho capito che qui, sottomano, abbiamo il presente. E solo su di esso possiamo e dobbiamo fare i conti, e agire.
Ponticelli è nella situazione da te realisticamente evidenziata. Ma c’è una questione fondamentale: la storia non si cancella, e la storia popolare di Ponticelli affonda radici troppo profonde ed in un terreno troppo fertile, per sbiadire, essere dimenticata e messa da parte.
Giovani militanti, col ardente spirito e voglia di fare politica, attivismo sul territorio di Ponticelli, ce ne stanno. Questo è poco ma sicuro.
E non siamo soli. Perché tra i delusi ci sono anche adulti, anziani, che ci affiancano, che vogliono fare della loro esperienza luce ai nostri passi, che non ci lasceranno da soli. E francamente, prima di occuparmi a pensare chi è questo o chi è quell’altro legato alla poltrona, quali sono gli interessi di Stato o le manfrine politiche, a me preme militare sul mio territorio, mi preme occuparmi di Ponticelli.
I mezzi, poveri ma di valore, li abbiamo. Sono le associazioni di giovani, intese non per forza come un ente registrato, ma come rete di persone diverse, accomunate da un unico progetto.
C’è bisogno di rispolverare la politica vera, di riformarla, di progredire.
Basta guardare indietro e deprimersi, è ora di riscoprire la politica, di fare in modo che i partiti diventino di nuovo il mezzo per fare davvero politica locale, per gestire il territorio, per garantire la rappresentanza delle tante persone sempre più disilluse e lontane da questa realtà, e dal loro stesso quartiere.
L’interesse e la cura per il proprio territorio e la passione con cui andare avanti accomuna tutti, giovani e non.
Tocca a noi fare la politica ponticellese.
La vera politica, oggi, a Ponticelli, la fanno le associazioni.
E’ un periodo in cui si è perso completamente fiducia nelle istituzioni, ma la gente non ha perso fiducia nell’arte di far del bene.
Chi vuole ancora attivarsi, essere vivo e mosso da ideali, è semplicemente migrato in un contesto diverso. Questo è un paese forse evoluto, forse completamente distrutto, in cui regna il mondo del volontariato, ed il sistema partitico è passato in secondo piano.
Secondo me il popolo di Ponticelli dovrebbe iniziare a porsi la domanda : affidarsi al mondo associazionistico o ritrovare la fiducia nei partiti?
Spero che questi anni di crisi siano illuminanti per la politica, perché io, da giovane, vivo con grande sconforto questo decadimento brutale.
Una cosa è certa, bisogna riformare la televisione pubblica, altrimenti questa cultura non la recupereremo mai.