Commento su “Presa diretta” – I Respinti

24 11 2009

Credo che il documentario di Rai Tre sul tema de “I Respinti” (Puntata del 6 Settembre 2009) di Riccardo Iacona sia molto interessante e molto attinente al genere di problema che si sta vivendo nel nostro Paese: l’Italia sta maltrattando gli stranieri-.

È comprensibile il “diffidare” dagli immigrati, anche se non giustificabile, specialmente da una parte di popolazione più in là con gli anni, sia per la paura del diverso – in quanto a usanze, costumi e (non sempre) religione e colore della pelle -, sia per qualunquismo dovuto alle malevoci e alla cattiva informazione, a loro volta scatenate da persone che vogliono spingere l’opinione pubblica verso l’odio dello straniero, a volte caprio espiatorio di una società che va a rotoli.

Proprio contro la cattiva informazione e il qualunquismo e per sensibilizzare la popolazione italiana all’accettazione del diverso come prossimo da aiutare e non da cacciare, Riccaro Iacona (presentatore di un programma di seconda serata Rai) ha intervistato il giornalista di fama mondiale, Enrico Dagnino, che vive a Parigi e si è personalmente occupato del caso immigrazione riprendendo con la sua telecamera immagini struggenti: canottoni di immigrati sfiniti, alcuni svenuti, altri graffiati e sanguinanti, altri in lacrime desiderando di entrare in quel territorio italiano che “molto generosamente” ha attuato la legge anti-immigrato e li ha fatti riportare senza chiedere né come né quando né perché al loro paese di provenienza (Sudan, Etiopia, Eritrea…).

Dalla Libia partono i gommoni, ma alcuni dei “quasi immigrati” hanno confessato alle telecamere che in realtà c’è un accordo interno tra poliziotti e intermediari : infatti i rifugiati politici vengono incarcerati e, pagando i secondini, si fanno poi rilasciare; con lo stesso metodo corrompono anche le barriere doganali. Ma poi magari li prendono con una retata per poter di nuovo lucrare sui loro problemi. Una scena che ho trovato a dir poco rivoltante è stata il saluto amichevole tra il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il dittatore (è l’unica parola poco offensiva con cui definirlo) Gheddafi che, in conferenza stampa, smentivano che in Libia non c’era l’asilo politico e che le storie che i poveri uomini aveva raccontato erano tutte fandonie! Fatto sta che mentre i due si spalleggiavano in conferenza, i gommoni si rovesciavano, quelle povere persone morivano, i bimbi divenivano orfani o peggio ancora i genitori sopravvivevano ai propri figli…

Alcune di queste scene non sono solo rivoltanti ma anche ridicole: esse ritraggono la sede della Lega Nord (la rimembranza del Fascismo più nero, per intenderci), dove tanti elettori – evito di proposito il termine “uomini” perché secondo me non si addice a loro, è un complimento che non mi sento di fare – rigorosamente vestiti di verde a sottolineare la loro piccolezza, sostenevano che sarebbe andato tutto molto meglio senza lo ‘sporco immigrato ladrone’ e il peggio era che tentano di inculcare questa idea deplorevole nella testa di molti dei nostri cittadini, che di fronte alle telecamere accusavano gli immigrati di reati che loro avevano subito anche senza prove! Insomma, lo straniero è colpevole perché esiste; mi sono stupito che abbiano salutato le telecamere con un “buongiorno” e non alzando il braccio destro a mano tesa.

Io ho conosciuto degli immigrati e nel mio piccolo ho cercato di aiutarli: ho offerto loro due chiacchiere, a volte una colazione; perché non mi infastidisce mangiare con loro, non mi dispiace dar loro la mano, non mi impaurisce guardarli negli occhi, che, guarda caso, sono neri carbone, proprio come i miei.

A. B.





Il futuro dei bambini è in questo presente?

23 11 2009

20 novembre 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva a New York la Convenzione sui diritti dell’infanzia, che è stata ratificata da 191 paesi. Ratificata in Italia il 27 maggio 1991.

Articolo 1

Ai sensi della presente Convenzione s’intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciotto anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile.

Articolo 2

1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza.

Articolo 6

1. Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita.

2. Gli Stati parti assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.

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Ogni anno 6 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono di fame o per malattie curabili come la dissenteria, la polmonite e la malaria. La Fao denuncia che la malnutrizione – di cui soffrono più di 143 milioni di bambini nei Paesi in via di sviluppo – è la causa di almeno la metà dei circa cinque milioni di decessi registrati al mondo ogni anno tra i bambini di meno di cinque anni.

Cala l’età media dei turisti sessuali con bambini e cambiano repentinamente i Paesi “paradisi del sesso”, per effetto delle restrizioni legislative adottate. Dal 2003 al 2007 le immagini di abusi sessuali sono quadruplicate e il 47% dei siti analizzati presentano immagini di gravi forme di abuso.¹ Uno studio mostra che l’83% delle persone trovate in possesso di materiale pedopornografico hanno nel loro pc foto di minori tra i 6 e 12 anni di età mentre il 39% dai 3 ai 5.²

1.   Internet Watch Foundation, Annual Report 2007, p. 8
2.   NCMEC as cited by Special Rapporteur on Sale of Children, Child Prostitution and Child Pornography. 2009 Report

In tutto il mondo 250 milioni di bambini al di sotto dei 14 anni sono costretti a lavorare; fra questi, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono 120 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano a tempo pieno, cioè circa il 50%. In Italia  secondo i dati Istat, su 144.285 bambini tra i 7 e i 14 anni che sarebbero economicamente attivi, ben 31.500 sono da considerarsi sfruttati.

Napoli.18-20 Novembre 2009

Conferenza Nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza.

Una tre giorni articolata e blasonata,organizzata in una delle piazze più problematiche su questo fronte.

Primo giorno.

Dopo il discorso di apertura, letto dalla presidentessa della commissione parlamentare Alessandra Mussolini, del presidente della Repubblica Napolitano si sono susseguiti una serie di interventi di varie autorità riguardanti vari temi tra cui: istruzione,influenza sui minori della programmazione televisiva,sfruttamento minorile e pedopornografia.

Secondo giorno.

Gruppi di lavoro. Cinque diversi gruppi che focalizzavano diversi aspetti delle varie tematiche.

La mia scelta è caduta sul gruppo riguardante l’analisi dei risultati ottenuti dopo circa dieci anni dal varo della legge n°285 del 1997  la quale stabilisce la creazione di un fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Si sono succeduti vari addetti del settore portavoci delle varie realtà regionali e societarie sottolineando i risultati raggiunti, le difficoltà incontrate e gli obbiettivi futuri. Spazio anche a testimonianze di piccole realtà locali. Dibattito conclusivo con annessi resoconti.

Terzo giorno.

Restituzione dei vari lavori di gruppo. Dibattito sulle varie tematiche e idee emerse. Interventi sull’emergenza educativa in Italia discussa fra gli altri dal ministro Gelmini e Meloni. Chiusura della conferenza e ringraziamenti ad opera del ministro Sacconi.

Opinione personale.

Si è tentato di fare il punto sulla situazione, si è cercato di sottolineare i cambiamenti avvenuti in questi 20 anni. Sono intervenute cariche istituzionali e addetti ai lavori. Fiumi di belle parole,fervore ed entusiasmo micro realtà attive e caparbie  ma la verità è che siamo molto indietro. Mancano fondi ma soprattutto manca il dialogo, manca la partecipazione,manca il coinvolgimento dei diretti interessati,manca la volontà di un cambio di rotta decisivo. Temi come il diritto alla Partecipazione e alla non Discriminazione non hanno trovato alcuno spazio in questo dibattito. Il cambiamento prodotto dalla Convenzione del 1989 ovvero rendere i ragazzi e gli adolescenti “soggetti” e non più “oggetti” sembra stato essere ignorato. Non vorrei che quello a cui ho assistito sia la solita apoteosi dell’ipocrisia mascherata da perbenismo.

-SPIKE-





Zanotelli&mago Merlino

10 10 2009

“Uscire dai problemi da soli è l’egoismo, uscirne insieme è la politica”…





Chi fondò la Seconda Repubblica…

3 10 2009

Dall’ultimo numero di MicroMega parte dell’approfondimento di Marco Travaglio che tratta la riapertura delle indagini sulle stragi di Stato del ‘92-’93 per le procure di Caltanissetta, Palermo, Firenze e Milano, principalmente sulla base delle rivelazioni che il pentito Massimo Ciancimino ha arricchito giorno per giorno a partire da un’intervista rilasciata a Panorama a fine 2007.

Chi ha trattato con la mafia?

Le trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra durante i primi anni Novanta hanno fatto da paravento ai mandanti esterni e ai suggeritori occulti delle stragi del ’92-’93 a Palermo, Milano, Firenze e Roma. Solo quando riusciremo a rimuovere quel paravento, conosceremo i veri padri fondatori della Seconda Repubblica. Che, a differenza della Prima, non è nata dalla Resistenza, ma dalle stragi e dalle trattative, dalle bombe e dal sangue dei morti uccisi dalla mafia.

Uno stillicidio di notizie, indiscrezioni, rivelazioni, ritrattazioni, messaggi cifrati, bufale e depistagli tra luglio e agosto. Uno stuolo di vecchi arnesi della politica Ancien régime che ritrovano improvvisamente la memoria e la favella per svelare o balbettare mezze verità rimaste sepolte per 17 anni, lanciandosi segnali e lasciando intendere di sapere più di ciò che dicono. Come ai tempi del caso Moro, con le «manine» e le «manone» evocate da Bettino Craxi per tenere sulla corda Giulio Andreotti e gli improvvisi quanto intermittenti lampi di memoria di Francesco Cossiga. Poi di nuovo il silenzio, in attesa di una nuova vampata. La stampa italiana ha usato, spremuto e gettato via le terribili novità che stanno emergendo in Sicilia sulla storia delle trattative tra Stato e mafia a cavallo del 1992-’93, mentre la mafia bombardava lo Stato e poi smetteva di bombardarlo fondando o aiutando a fondare la Seconda Repubblica, come se si trattasse del solito giallo dell’estate. Per fortuna alcune procure della Repubblica – quelle di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano – se ne stanno occupando con passione e competenza, anche se non sempre col necessario coordinamento, convinte che questa sia probabilmente l’ultima grande occasione per dare un volto e un nome a chi suggerì a Cosa Nostra le stragi politico-mafiose di via D’Amelio a Palermo (19 luglio 1992), di via Fauro a Roma (14 maggio 1993), di via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), di via Palestro a Milano e delle basiliche romane di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (27 luglio 1993), nonché la fallita e poi annullata strage dello stadio Olimpico di Roma (ottobre-novembre 1993), dopodichè la Mafia ricominciò a convivere con lo Stato in perfetta coincidenza con la nascita di Forza Italia.

Che cosa c’è di nuovo su quel fronte, di così nuovo da indurre le procure a riaprire vecchi fascicoli archiviati o a inaugurarne di nuovi, fino al punto di sollecitare le revisioni delle sentenze definitive a carico degli esecutori materiali della strage Borsellino?

Al momento, a quanto risulta, la procura di Caltanissetta indaga sulle novità emerse a proposito di via D’Amelio, grazie alle testimonianze di Massimo Ciancimino e del nuovo pentito Gaspare Spatuzza, il quale s’è autoaccusato dell’attentato, sbugiardando la versione di un altro reo confesso, Vincenzo Scarantino (la conseguenza sarà la revisione delle condanne degli esecutori e dei mandanti «interni» di via D’Amelio nel processo basato anche sulle dichiarazioni di Scarantino).

Le procure di Firenze e Milano hanno riaperto il versante dei mandati esterni delle stragi nel continente del 1993 a Milano, Firenze e Roma: pare che Spatuzza abbia svelato ai pm fiorentini e al procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini nuovi particolari sul ruolo della famiglia Graviano e sugli interessi di questa con personaggi e ambienti milanesi legati a Marcello Dell’Utri («Giuseppe Graviano», avrebbe detto Spatuzza, «mi disse che per l’attentato all’Olimpico avevamo la copertura politica del nostro compaesano», e secondo il quotidiano la Repubblica quel compaesano sarebbe stato individuato in Marcello Dell’Utri. Di quei legami c’è ampia traccia nel processo dell’Utri, a proposito di un episodio dei primi mesi del 1992, quando il braccio destro del Cavaliere ottiene un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, giovane e promettente calciatore figlio di un complice dei fratelli Graviano. A sponsorizzarlo era un commerciante vicino alla mafia, Carmelo Barone. Lo racconta proprio il padre del baby campione, Giuseppe D’Agostino. Dell’Utri nega. Senonché, sulle sue agende, il 2 settembre 1992 risulta questa annotazione: «Barone Melo via Lincoln 1 – calcio interessa al Milan – ragazzo 10 anni in ritiro pulcini Milan interessati D’Agostino Gaetano». È la prova che non dice la verità).

Infine la procura di Palermo, da quando Ciancimino jr. ha spalancato il vaso di Pandora delle attività del padre Vito, ha riaperto un vecchio fascicolo sulle trattative fra pezzi dello Stato e di Cosa Nostra che fecero da sfondo alla stagione stragista del 1992-’93. Ma, come ha dovuto precisare il procuratore capo Francesco Messineo dopo alcune farneticazioni di Silvio Berlusconi, i pm palermitani non hanno alcuna competenza per indagare sulle stragi e non lo stanno facendo. [...]

M. Travaglio
tratto da MicroMega 5/2009

L’articolo prosegue affrontando nel particolare le progressive dichiarazioni del figlio di Vito Ciancimino, i rapporti che l’ex-sindaco di Palermo intratteneva con Provenzano e la relazione dei due con l’arresto di Riina, le collaborazioni con il colonnello Mori e il capitano De Donno, gli ufficiali del Ros dei carabinieri che trattarono la cattura dei superlatitanti. Inoltre denuncia l’insabbiamento delle intercettazioni rilevate nel 2003-04 che svelavano i rapporti d’affari del padre del teste con politici siciliani quali Vizzini, Cuffaro, Cintola e Romano (una circolare del procuratore Grasso, nel 2005, “intimava di non trascrivere telefonate in cui comparissero le voci di parlamentari prima che il parlamento avesse concesso l’autorizzazione” e nemmeno di citarle) e la ricomparsa, nelle frasi di Ciancimino jr., del papello (l’elenco delle richieste di Cosa Nostra allo Stato per mettere fine alle stragi del ‘92-’93). E ancora palesa le trascuratezze delle indagini passate sul ruolo di mediatore di Dell’Utri nello scambio di lettere tra Provenzano e Berlusconi, dell’assegno di 35 milioni che il presidente del Consiglio aveva consegnato a Vito Ciancimino, delle responsabilità del senatore Mancino nei collegamenti con Cosa Nostra che avrebbero poi coinvolto Borsellino e la sua scorta negli sviluppi mortali che si conoscono. Un ciclone di nomi noti della politica che emergono uno dopo l’altro conseguenzialmente, fino a ricordare l’inquietudine che Ciampi aveva confessato in un’intervista a Repubblica nel periodo estivo, in cui associava alla regia mafiosa delle stragi, quelle della P2. Un ciclone che travolge ogni verità e ne lascia ricadere qualche frammento troppo lentamente, senza che i pezzi possano ricomporre in modo univoco quella che era stata la realtà. La reazione a catena culmina con la domanda che il giornalista candidamente propone al personaggio più prestigioso emerso dall’indagine, quello che è anche il suo bersaglio privilegiato e che rifiuta puntualmente le accuse che gli vengono rivolte interpretandole come cospirazioni: «Scusi, presidente, ma in che senso indagare sulle stragi di mafia equivale a cospirare contro di lei, o di voi? E chi sareste, poi, voi? C’è qualcosa che noi non sappiamo e voi sì? Ci siamo persi qualche passaggio? Lei o voi c’entrate per caso qualcosa con le stragi di mafia?». È forte la tentazione di dire che non troveremo mai una risposta definitiva a questa domanda… Fortunatamente non lo è abbastanza.

Eduardo Di Pietro





Il mio personale delirio di onnipotenza

1 10 2009

Vorrei tanto avere per amico un Presidente,
una persona con cui uscire il sabato sera ed andare a conquistare ragazze,
un amico con cui parlare tra un Martini bianco ed un ginger di calcio,
e prenderlo in giro se la sua squadra anche quest’anno fa cilecca,
ma avere per amico un Presidente,
sai che bellezza,
uscire con la auto blu ed avere la scorta, mentre al giornalista gli arriva una telefonata anonima,
pensare di essere Mignolo col Prof e conquistare il mondo insieme mentre l’amico abbronzato ti rompe sempre il culo a Risiko.
Vorrei tanto avere per amico un Presidente,
e andare insieme dal barbiere per farci la barba perché fare i capelli sarebbe inopportuno,
sentirsi giovani suonando un pianoforte, e tra champagne, gamberetti e donne come direbbe l’universitaria spagnola, provare a parlare di politica.
Politica? No stasera si pensa ad altro, non c’è posto quì per la politica, è solo un’altra sera per gossipare…

Exo exo Gossip Girl.

Vogue





Il quarto potere

30 09 2009

Oggi trovare una copia del “Roma” a Ponticelli dopo le undici era impossibile. Sono stato in giro fino all’una con un amico che, dopo i primi no, si è intestardito come me e mi ha accompagnato nel tour delle edicole. A via San Pietro il buon giornalaio voleva regalarmi “il Giornale” che gli era rimasto in allegato – grazie ma per carità! A via Napoli l’edicolante mi ha avvertito che nel quartiere non avrei cavato un Roma dal buco, essendo che ci aveva provato prima di me senza risultati. Mi accenna al perché ci sia stato questo repentino successo della testata. A via Maranda la rivenditrice spiega seccata che le notizie del giorno evidentemente sono importanti.
Ci dirigiamo determinati verso Volla e un edicolante si mortifica per la mancanza. Aveva ricevuto una cinquantina di copie oltre la solita fornitura, ciò nonostante esauriva i “Roma” verso le dieci e poco dopo anche i “Cronache di Napoli” erano finiti. Vuole vendermi “Il Mattino” ma non ne ho bisogno, così deviamo il discorso sull’addio di Marino al Napoli. Cercavo proprio il “Roma” di oggi a prescindere dalla peculiare validità del giornale. Infine abbiamo trovato la nostra copia poco prima di Casalnuovo. Ed ecco perché a Ponticelli il “Roma” era andato a ruba:

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Dopo la prima pagina dal titolo “Si pente il capo, Sarno distrutti”, in primo piano ci sono le dichiarazioni di Ciro Sarno “‘o sindaco” su alcuni degli omicidi del clan, specie sull’alleanza del fratello Luciano con Gianfranco Ponticelli, boss a Cercola, che portò all’uccisione di tre uomini dei rivali De Luca Bossa. Alla terza pagina le confessioni di Vincenzo D’Onofrio e Salvatore Sarno, nipote di Ciro e figlio di Giuseppe “‘o mussillo”. La svettata delle vendite si giustificava nei titoli che rivelavano svolte forse non del tutto inaspettate, ma d’importanza cruciale nell’ambiente camorristico del quartiere.
Naturalmente “Cronache di Napoli” non poteva lasciarsi sfuggire l’argomento e, oltre alla prima, dedica ben cinque pagine alla questione (dalla 10 alla 14), le altre testate qualche approfondimento in proposito.
Ecco svelato il mistero dei giornali introvabili. Trascuravamo la rilevanza mediatica del clan e le conseguenze che può comportare. Come la possibilità che degli sviluppi, positivi per la parte civile della popolazione, possano generare l’improvvisa fortuna di un giornale in una particolare area del territorio. Il mio augurio è che questa richiesta si verifichi più spesso, che noi cittadini vogliamo essere informati. Ma per notizie positive, come quelle di oggi.

AlbA





Ballo ballo ballo da capogiro!

28 09 2009

C’è un fatto che mi è accaduto in questa tranquilla domenica appena trascorsa. Non mi è accaduto direttamente ma voglio raccontarlo comunque. Stamane ho vinto la pigrizia per andare a comprare una rivista. Mentre tornavo a casa ho incontrato i genitori di un caro vecchio amico. Ci siamo salutati e parlando mi sento dire «Eduà, lo sai, stanotte ci hanno rubato la macchina». Sono rimasto molto sorpreso: il mio amico stava parcheggiando l’auto in strada, vicino casa, poiché il suo garage è in ristrutturazione. «Ma stamattina ce l’hanno riportata pure. La vuoi vedere?». Sono ancora più stupito, certo che voglio vederla. Ieri pomeriggio l’avevo notata svoltando l’angolo, poco distante. E noi abbiamo svoltato l’angolo poco distante.

L’auto è lì, non ha più le frecce frontali. Ci avviciniamo, ci sono due buchi al posto delle frecce laterali e il finestrino dal lato passeggeri è stato sfondato. All’interno luccica qualche frammento di vetro, l’impianto per la chiave di accensione non esiste più ed appoggiato sul sedile c’è lo sportello del cruscotto. Adesso il vano è vuoto, mancano i peluche tenuti in mostra e manca sul parabrezza il tesserino che segnala lo stato d’invalidità del padre del mio amico. La moglie mi racconta che alle 4.00 avevano ricevuto la telefonata della polizia che, ripetendo il numero di targa, li informava del ritrovamento dell’auto. La famiglia era all’oscuro di tutto e, prelevato quello che restava della macchina, hanno saputo che i poliziotti avevano ricevuto una segnalazione anonima. Il veicolo stava a viale Margherita, «hanno detto che dei ragazzi ci ballavano sopra». Infatti avevo notato la carrozzeria deformata: le fiancate con varie ammaccature e il tettuccio schiacciato e ondulato.

Ci raggiunge la sorella del mio amico, mi chiede di non informarlo dell’accaduto qualora dovessi sentirlo, dato che è fuori città e sarebbe rientrato questa sera. Poi saliamo insieme a casa per tornare a tappezzare il finestrino dell’auto con i fogli di plastica. Mentre ci impegniamo per ottenere un risultato guardabile sulla portiera sgangherata, mi indica ridendo il punto scorticato in cui i ladri avevano tentato di forzare le chiusure inutilmente, con un giravite o qualcosa del genere. E riflette sul fatto che il sedile posteriore era stato appiattito per ampliare il portabagagli e quindi (forse) avevano trasportato qualcosa. Ci chiediamo dove sia stata portata l’auto e soprattutto come, per tutti i colpi che aveva incassato. Evidentemente chi la guidava non era molto pratico.

Ora non voglio denunciare il furto e il danneggiamento di un auto, per quanto possano essere cose spiacevoli e in zone come questa più ordinarie che altrove. Mi vengono in mente le notti delle periferie di Parigi che qualche tempo fa brillavano di auto in fiamme (e non solo). Ma se è la tua macchina fa rabbia pensare che “dei ragazzi ci ballavano sopra” in piena notte al centro di Ponticelli. Nelle vicinanze c’è il municipio dove fino a poche ore prima si armeggiava per certe elezioni. Nonostante questo sia un tipico quartiere che si autoimpone il coprifuoco, la strada dove abito e viale Margherita non sono particolarmente solitarie. Eppure per scassinare un veicolo non serve più la tranquillità e la penombra di una volta. L’oggetto in questione è un auto molto modesta ma se chi legge è un ventenne squattrinato come me, di famiglia altrettanto modesta, capirà cosa voglio dire. E tralascio volontariamente la dubbia ipotesi che tutto sia stato fatto da qualcuno voglioso di vendicare un torto, che qui pure sarebbe verosimile.

La mia idea è che la macchina non sia stata presa per trasportare qualcosa, almeno non solo. Per quanto odiosa, la mia idea è che sia stata presa per divertimento. Come passare un sabato notte diverso se con te c’è qualcuno che sa rubare un auto. A Ponticelli sai farlo e puoi farlo: è un luogo straordinario, c’è sempre gente capace di sorprenderti.
Mi chiedo in che razza di posto viviamo. E se sia uno stupido a stare di notte a scrivere qui piuttosto che andare a saltare su un auto.

Eduardo





Portici (Napoli): Revocata la scorta a Sergio Vigilante – Intervista

6 08 2009


Alessio Viscardi, Daniela Caruso e Vincenzo De Luca Bossa intervistano Sergio Vigilante. Imprenditore coraggioso che nel 2002 denuncia i camorristi che gli chiedono il pizzo, Vigilante è ora presidente dell’Associazione Anti-Usura e Antiracket del Comune di Portici (Napoli).
Sono anni che riceve minacce di morte da parte di anonimi ed i suoi presunti ex-estorsori sono ancora a piede libero. La Prefettura revoca la scorta armata a Vigilante, sul presupposto che gli ultimi blitz compiuti nel napoletano abbiano messo in ginocchio i clan dei Sarno e dei Vollaro.
Ora Vigilante vive nella paura di ritorsioni da parte della Camorra.





NEVERLAND: Festa di fine anno attività TerradiConfine !

10 07 2009

Un avviso a tutti gli sconfinati, prensunti tali e simpatizzanti : Sabato 11 luglio 2009, presso la sede legale di TerradiConfine – sita in via De Meis 231- avrà luogo la festa sconfinata per eccellenza!
La villa, gentilmente messa a disposizione per l’associazione, è la stessa della festa dell’anno scorso, proprio di fronte alla stazione della circumvesuviana Vesuvio-De Meis (lato via De Meis). Ci si può arrivare con la linea Sarno o San Giorgio, o con le reti di bus 116 e 159 (proprio adiacente alla rotonda Martiri della Libertà, accanto alla scuola IPIA).
Per la serata saranno offerte stuzzicherie e cibarie, bevande fresche e tanto altro. La festa sarà movimentata dalla musica del dj Domenico Borrelli e accoglierà vari gruppi musicali di giovani esordienti o affermati singoli. Avremo l’onore di avere con noi Davril (la miglior sosia di Avril Lavigne, vincitrice di un TRL), giovani esordienti e gruppi. Sarà una serata spettacolare.

Il fine della serata è quello di autofinanziare le attività di TerradiConfine, sostenere il centro sociale giovanile e continuare a far crescere l’associazione.

Invitiamo tutti i sostenitori a parteciparvi, per il bene di TerradiConfine, per il bene di Ponticelli, per il bene di Napoli-Est e per il bene di tutti.
Stay Sconfined!





Dura lex, sed lex

6 07 2009

Prendo spunto dal commento all’altro post : la gente non viene a Napoli perché odiano viverci. E’ schifosamente vero e orribilmente diffuso. La costante voglia di viaggiare via e trasferirsi in una città più tranquilla, rifarsi una vita lì. L’America dei napoletani è tutto il mondo oltre la campania. Anche io lo pensavo, anche io lo dicevo, ma poi ho capito una cosa, che forse mi ha cambiato la vita.

E’ vero che Napoli puzza, ma non è colpa di tutti i napoletani. La colpa è di quei pochi che puzzano così tanto da appestare l’aria. Andarsene via vuol dire sottomettersi ancora una volta a loro. Fuggire davanti alla sfida che la vita ci ha posto, non saprei vivere in un modo così vigliacco.

Come potrei divertirmi, come potrei essere tranquillo, sapendo che nella mia casa ci sono persone che stuprano la mia terra? Stanno ammazzando questo mondo, egoisti ed ignoranti.

Io non fuggo via, non posso dargliela vinta, io sono qua, resto qua e ci combatto, e devo vincere io. Perché io dalla mia parte ho la cosa giusta (e non la giustizia, che quella è venduta), io dalla mia parte ho gli eredi di questo paese, e dalla mia parte io ho tutte le persone giuste. Devono solo essere spronate ad agire ed a svegliarsi.

Mi pongo sempre il problema, perché mai io devo combattere in questo modo, rischioso e faticoso, quando dovrebbe essere la Legge ad agire per conto mio?

Perché la Legge è stata comprata, ed ora è corrotta, malata. Dobbiamo trovare un rimedio giusto, ma non capisco proprio quale possa essere. Gli anarchici vorrebbero il caos, i comunisti vorrebbero disintegrare il capitalismo, gli insicuri vorrebbero un capo di governo autoritario e sicuro (hanno preso un abbaglio ed una truffa con Al Tappone, mi spiace). Ci manca solo la dittatura papale (dichiarata) o il governo gestito dalle scimmie.

Non conosciamo più le vie di mezzo. Oggi siamo fatti così, quando qualcosa si rompe, si butta e si ricompra il modello nuovo. Così vorrebbero fare con la politica e la società. Abbatterla per ricostruirla daccapo. Consumisti del cazzo.

Disintegrare un sistema ed uno stato, perdere le sue radici ed il suo passato? Ma insomma, almeno una volta, vogliamo imparare dagli errori?!

Già imporre un minimo di altezza per i politici sarebbe utlie, ci toglieremmo dalle palle brunetta e berlusconi (non meritano il maiuscolo).

Vorrei cambiarlo io questo mondo, a modo mio, con la legge giusta. Ma la legge è quella che hanno deciso loro (loro = quelli che la legge sanno come trasgredirla), e noi dobbiamo rispettarla e basta.

Dura lex, sed lex. La legge è dura ma va rispettata. Lo faremo, ma vinceremo, nonostante tutto, ce la faremo.

Lo Scassacazzo Sconfinato