A.A.A. POLITICHE GIOVANILI CERCASI

5 11 2009

Fronte biblioteca Deledda

Nel ridente quartiere di Ponticelli, indubbiamente è difficile trovare un luogo che esprima un valore culturale decente di nomea. Ma se c’è un posto frequentato da studenti di scuole medie superiori e studenti universitari è certamente la Biblioteca comunale “Grazia Deledda”.

Una biblioteca frequentata da quelli che dovrebbero essere (con i dovuti scongiuri) i futuri professionisti del quartiere, e che allo stato attuale presenta uno stato di degrado degno dei peggiori istituti scolastici vandalizzati del Napoletano.

Il problema è che la biblioteca a differenza degli istituti suddetti non è un luogo vandalizzato anzi, è un luogo frequentato da giovani che hanno a cuore lo stato della biblioteca e fanno il minimo civile per mantenerla in uno stato decente. Sono giovani che trascorrono lì intere giornate a studiare trascorrendo momenti di conversazione dal Fantacalcio allo stato attuale della politica italiana, tra panini, bibite e quell’esame fatidico da superare.

Lo stato in cui verte oggi la Biblioteca Deledda è increscioso. Perdite di acqua scorrono per i muri, buona parte del complesso è dichiarata inagibile e gli studenti che la frequentano sono costretti a studiare in corridoi senza alcun tipo di servizio offerto da un bene pubblico. Per non parlare dell’impossibilita di svolgere alcun tipo di ricerca su Internet dato che la biblioteca non offre alcun tipo di servizio al riguardo nell’era della tecnologia informatica.

Ma ciò nonostante gli studenti ci sono, ci vanno, ci passano le giornate.

A maggior ragione è inaccettabile lo stato in cui verte, non sto scrivendo di un edificio abbandonato bensì di un luogo di aggregazione giovanile, di confronto culturale nel cuore del quartiere di Ponticelli.

Filoni passati a studiare la materia del giorno dopo, esami superati dopo mesi di studio, organizzare i sabato sera con gli amici di biblioteca, ecco cosa significa vivere la biblioteca.

Ed è accettabile in virtù dell’utilizzo di un pubblico servizio che sia ridotta così?

Da qualche mese il Comune di Napoli sta attivando un servizio prima gratuito (che molto probabilmente diventerà a pagamento) affinché gli studenti si affezionino al leggere, allo stare in un luogo come la biblioteca.

Ponticelli dimostra forse rispetto ad altre parti di Napoli, un buon utilizzo della biblioteca nonostante lo stato increscioso. Non dovrebbe chi di competenza soddisfare questa richiesta di cultura?

La domanda richiederà sicuramente una risposta complessa, ma non credo sia così difficile ristrutturare un complesso come quello della Biblioteca, non stiamo parlando dei Bipiani (altro problema tutto ponticellese) la cui ristrutturazione richiederebbe un difficile processo politico e tecnico, indi significa che i nostri soldi spesi sono non investiti correttamente.

La Biblioteca Deledda rappresenta solo un ennesimo esempio di incompetenza amministrativa. Ma noi (credo siano in tanti a pensarla come me) continueremo a rompervi i coglioni!

Za. R.





Incontri di lettura… a voce alta

20 10 2009

Segnalo l’iniziativa che si terrà da domani a domenica presso il Centro Congressi della Federico II e Villa Pignatelli.

Eduardo

Al via, dal 22 ottobre, la terza edizione di “Incontri di lettura … a voce alta”, l’evento che unisce i lettori comuni ai grandi autori e agli attori, organizzata dalle associazioni “A Voce Alta” e “Soup” in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e il patrocinio della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano.

Tra gli ospiti: Aldo Masullo, Simona Argentieri, Ascanio Celestini, Ennio Fantastichini, Maddalena Crippa.

Quest’anno il tema della manifestazione è: LA MENZOGNA (mistificazioni, illusioni, ipocrisia, complicità, ambiguità, disinformazione….) Alcuni esempi di testi: dall’Odissea alle tragedie e ai sonetti di Shakespeare, a Pirandello, a Svevo, a Mc Ewan….

Immagineee

 

Appuntamento dal 22 al 25 ottobre tra Villa Pignatelli e il Centro Congressi Federico II, via Partenope 36.
Tutte le notizie su  Incontri di lettura…a voce alta al sito:
www.avocealta.net.

da http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=30199





I nuovi fascismi mascherati e la Sinistra smarrita

15 10 2009

Per tutti gli affezionati e straordinari lettori di questo blog (altrettanto stra-ordinario :P ) condivido un’interessante intervista a José Saramago pubblicata sul numero di ieri de Il Fatto Quotidiano. Il premio Nobel portoghese esprime le sue opinioni sulla politica italiana, sul presidente del Consiglio e sul Vaticano invitando ad una riflessione onesta e lucida, com’è nel suo stile.

Tra domande e risposte Saramago si riferisce anche allo spiacevole rifiuto, da parte dell’Einaudi, per la pubblicazione italiana del suo ultimo libro, il Quaderno (presentato in questi giorni), che raccoglie i post scritti sul suo blog e, per l’appunto, anche i pareri negativi sul nostro Cavaliere. Tre di questi post sono leggibili qui, qui e qui.
Non avendo reperito il curioso giornale in pdf, l’ho maldestramente scannerizzato…

Saram01jpg

Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2009

Trascrivo qui i righi illegibili ordinati per colonne:
2) … voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.
3) … concretizzando intanto un programma di destra”.
5) … dirigenti è arrivata al punto da far fare loro una cosa che probabilmente nessuno aveva…
6) Flores d’Arcais – L’antifascismo è la radice moderna della democrazia in Europa, esattamente come l’illuminismo e le grandi rivoluzioni…

Buona lettura ;) !

Eduardo





Zanotelli&mago Merlino

10 10 2009

“Uscire dai problemi da soli è l’egoismo, uscirne insieme è la politica”…





Il pluralismo

4 10 2009





Chi fondò la Seconda Repubblica…

3 10 2009

Dall’ultimo numero di MicroMega parte dell’approfondimento di Marco Travaglio che tratta la riapertura delle indagini sulle stragi di Stato del ‘92-’93 per le procure di Caltanissetta, Palermo, Firenze e Milano, principalmente sulla base delle rivelazioni che il pentito Massimo Ciancimino ha arricchito giorno per giorno a partire da un’intervista rilasciata a Panorama a fine 2007.

Chi ha trattato con la mafia?

Le trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra durante i primi anni Novanta hanno fatto da paravento ai mandanti esterni e ai suggeritori occulti delle stragi del ’92-’93 a Palermo, Milano, Firenze e Roma. Solo quando riusciremo a rimuovere quel paravento, conosceremo i veri padri fondatori della Seconda Repubblica. Che, a differenza della Prima, non è nata dalla Resistenza, ma dalle stragi e dalle trattative, dalle bombe e dal sangue dei morti uccisi dalla mafia.

Uno stillicidio di notizie, indiscrezioni, rivelazioni, ritrattazioni, messaggi cifrati, bufale e depistagli tra luglio e agosto. Uno stuolo di vecchi arnesi della politica Ancien régime che ritrovano improvvisamente la memoria e la favella per svelare o balbettare mezze verità rimaste sepolte per 17 anni, lanciandosi segnali e lasciando intendere di sapere più di ciò che dicono. Come ai tempi del caso Moro, con le «manine» e le «manone» evocate da Bettino Craxi per tenere sulla corda Giulio Andreotti e gli improvvisi quanto intermittenti lampi di memoria di Francesco Cossiga. Poi di nuovo il silenzio, in attesa di una nuova vampata. La stampa italiana ha usato, spremuto e gettato via le terribili novità che stanno emergendo in Sicilia sulla storia delle trattative tra Stato e mafia a cavallo del 1992-’93, mentre la mafia bombardava lo Stato e poi smetteva di bombardarlo fondando o aiutando a fondare la Seconda Repubblica, come se si trattasse del solito giallo dell’estate. Per fortuna alcune procure della Repubblica – quelle di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano – se ne stanno occupando con passione e competenza, anche se non sempre col necessario coordinamento, convinte che questa sia probabilmente l’ultima grande occasione per dare un volto e un nome a chi suggerì a Cosa Nostra le stragi politico-mafiose di via D’Amelio a Palermo (19 luglio 1992), di via Fauro a Roma (14 maggio 1993), di via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), di via Palestro a Milano e delle basiliche romane di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (27 luglio 1993), nonché la fallita e poi annullata strage dello stadio Olimpico di Roma (ottobre-novembre 1993), dopodichè la Mafia ricominciò a convivere con lo Stato in perfetta coincidenza con la nascita di Forza Italia.

Che cosa c’è di nuovo su quel fronte, di così nuovo da indurre le procure a riaprire vecchi fascicoli archiviati o a inaugurarne di nuovi, fino al punto di sollecitare le revisioni delle sentenze definitive a carico degli esecutori materiali della strage Borsellino?

Al momento, a quanto risulta, la procura di Caltanissetta indaga sulle novità emerse a proposito di via D’Amelio, grazie alle testimonianze di Massimo Ciancimino e del nuovo pentito Gaspare Spatuzza, il quale s’è autoaccusato dell’attentato, sbugiardando la versione di un altro reo confesso, Vincenzo Scarantino (la conseguenza sarà la revisione delle condanne degli esecutori e dei mandanti «interni» di via D’Amelio nel processo basato anche sulle dichiarazioni di Scarantino).

Le procure di Firenze e Milano hanno riaperto il versante dei mandati esterni delle stragi nel continente del 1993 a Milano, Firenze e Roma: pare che Spatuzza abbia svelato ai pm fiorentini e al procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini nuovi particolari sul ruolo della famiglia Graviano e sugli interessi di questa con personaggi e ambienti milanesi legati a Marcello Dell’Utri («Giuseppe Graviano», avrebbe detto Spatuzza, «mi disse che per l’attentato all’Olimpico avevamo la copertura politica del nostro compaesano», e secondo il quotidiano la Repubblica quel compaesano sarebbe stato individuato in Marcello Dell’Utri. Di quei legami c’è ampia traccia nel processo dell’Utri, a proposito di un episodio dei primi mesi del 1992, quando il braccio destro del Cavaliere ottiene un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, giovane e promettente calciatore figlio di un complice dei fratelli Graviano. A sponsorizzarlo era un commerciante vicino alla mafia, Carmelo Barone. Lo racconta proprio il padre del baby campione, Giuseppe D’Agostino. Dell’Utri nega. Senonché, sulle sue agende, il 2 settembre 1992 risulta questa annotazione: «Barone Melo via Lincoln 1 – calcio interessa al Milan – ragazzo 10 anni in ritiro pulcini Milan interessati D’Agostino Gaetano». È la prova che non dice la verità).

Infine la procura di Palermo, da quando Ciancimino jr. ha spalancato il vaso di Pandora delle attività del padre Vito, ha riaperto un vecchio fascicolo sulle trattative fra pezzi dello Stato e di Cosa Nostra che fecero da sfondo alla stagione stragista del 1992-’93. Ma, come ha dovuto precisare il procuratore capo Francesco Messineo dopo alcune farneticazioni di Silvio Berlusconi, i pm palermitani non hanno alcuna competenza per indagare sulle stragi e non lo stanno facendo. [...]

M. Travaglio
tratto da MicroMega 5/2009

L’articolo prosegue affrontando nel particolare le progressive dichiarazioni del figlio di Vito Ciancimino, i rapporti che l’ex-sindaco di Palermo intratteneva con Provenzano e la relazione dei due con l’arresto di Riina, le collaborazioni con il colonnello Mori e il capitano De Donno, gli ufficiali del Ros dei carabinieri che trattarono la cattura dei superlatitanti. Inoltre denuncia l’insabbiamento delle intercettazioni rilevate nel 2003-04 che svelavano i rapporti d’affari del padre del teste con politici siciliani quali Vizzini, Cuffaro, Cintola e Romano (una circolare del procuratore Grasso, nel 2005, “intimava di non trascrivere telefonate in cui comparissero le voci di parlamentari prima che il parlamento avesse concesso l’autorizzazione” e nemmeno di citarle) e la ricomparsa, nelle frasi di Ciancimino jr., del papello (l’elenco delle richieste di Cosa Nostra allo Stato per mettere fine alle stragi del ‘92-’93). E ancora palesa le trascuratezze delle indagini passate sul ruolo di mediatore di Dell’Utri nello scambio di lettere tra Provenzano e Berlusconi, dell’assegno di 35 milioni che il presidente del Consiglio aveva consegnato a Vito Ciancimino, delle responsabilità del senatore Mancino nei collegamenti con Cosa Nostra che avrebbero poi coinvolto Borsellino e la sua scorta negli sviluppi mortali che si conoscono. Un ciclone di nomi noti della politica che emergono uno dopo l’altro conseguenzialmente, fino a ricordare l’inquietudine che Ciampi aveva confessato in un’intervista a Repubblica nel periodo estivo, in cui associava alla regia mafiosa delle stragi, quelle della P2. Un ciclone che travolge ogni verità e ne lascia ricadere qualche frammento troppo lentamente, senza che i pezzi possano ricomporre in modo univoco quella che era stata la realtà. La reazione a catena culmina con la domanda che il giornalista candidamente propone al personaggio più prestigioso emerso dall’indagine, quello che è anche il suo bersaglio privilegiato e che rifiuta puntualmente le accuse che gli vengono rivolte interpretandole come cospirazioni: «Scusi, presidente, ma in che senso indagare sulle stragi di mafia equivale a cospirare contro di lei, o di voi? E chi sareste, poi, voi? C’è qualcosa che noi non sappiamo e voi sì? Ci siamo persi qualche passaggio? Lei o voi c’entrate per caso qualcosa con le stragi di mafia?». È forte la tentazione di dire che non troveremo mai una risposta definitiva a questa domanda… Fortunatamente non lo è abbastanza.

Eduardo Di Pietro





Il quarto potere

30 09 2009

Oggi trovare una copia del “Roma” a Ponticelli dopo le undici era impossibile. Sono stato in giro fino all’una con un amico che, dopo i primi no, si è intestardito come me e mi ha accompagnato nel tour delle edicole. A via San Pietro il buon giornalaio voleva regalarmi “il Giornale” che gli era rimasto in allegato – grazie ma per carità! A via Napoli l’edicolante mi ha avvertito che nel quartiere non avrei cavato un Roma dal buco, essendo che ci aveva provato prima di me senza risultati. Mi accenna al perché ci sia stato questo repentino successo della testata. A via Maranda la rivenditrice spiega seccata che le notizie del giorno evidentemente sono importanti.
Ci dirigiamo determinati verso Volla e un edicolante si mortifica per la mancanza. Aveva ricevuto una cinquantina di copie oltre la solita fornitura, ciò nonostante esauriva i “Roma” verso le dieci e poco dopo anche i “Cronache di Napoli” erano finiti. Vuole vendermi “Il Mattino” ma non ne ho bisogno, così deviamo il discorso sull’addio di Marino al Napoli. Cercavo proprio il “Roma” di oggi a prescindere dalla peculiare validità del giornale. Infine abbiamo trovato la nostra copia poco prima di Casalnuovo. Ed ecco perché a Ponticelli il “Roma” era andato a ruba:

Ro01__Ro02__Ro03

Dopo la prima pagina dal titolo “Si pente il capo, Sarno distrutti”, in primo piano ci sono le dichiarazioni di Ciro Sarno “‘o sindaco” su alcuni degli omicidi del clan, specie sull’alleanza del fratello Luciano con Gianfranco Ponticelli, boss a Cercola, che portò all’uccisione di tre uomini dei rivali De Luca Bossa. Alla terza pagina le confessioni di Vincenzo D’Onofrio e Salvatore Sarno, nipote di Ciro e figlio di Giuseppe “‘o mussillo”. La svettata delle vendite si giustificava nei titoli che rivelavano svolte forse non del tutto inaspettate, ma d’importanza cruciale nell’ambiente camorristico del quartiere.
Naturalmente “Cronache di Napoli” non poteva lasciarsi sfuggire l’argomento e, oltre alla prima, dedica ben cinque pagine alla questione (dalla 10 alla 14), le altre testate qualche approfondimento in proposito.
Ecco svelato il mistero dei giornali introvabili. Trascuravamo la rilevanza mediatica del clan e le conseguenze che può comportare. Come la possibilità che degli sviluppi, positivi per la parte civile della popolazione, possano generare l’improvvisa fortuna di un giornale in una particolare area del territorio. Il mio augurio è che questa richiesta si verifichi più spesso, che noi cittadini vogliamo essere informati. Ma per notizie positive, come quelle di oggi.

AlbA





Ballo ballo ballo da capogiro!

28 09 2009

C’è un fatto che mi è accaduto in questa tranquilla domenica appena trascorsa. Non mi è accaduto direttamente ma voglio raccontarlo comunque. Stamane ho vinto la pigrizia per andare a comprare una rivista. Mentre tornavo a casa ho incontrato i genitori di un caro vecchio amico. Ci siamo salutati e parlando mi sento dire «Eduà, lo sai, stanotte ci hanno rubato la macchina». Sono rimasto molto sorpreso: il mio amico stava parcheggiando l’auto in strada, vicino casa, poiché il suo garage è in ristrutturazione. «Ma stamattina ce l’hanno riportata pure. La vuoi vedere?». Sono ancora più stupito, certo che voglio vederla. Ieri pomeriggio l’avevo notata svoltando l’angolo, poco distante. E noi abbiamo svoltato l’angolo poco distante.

L’auto è lì, non ha più le frecce frontali. Ci avviciniamo, ci sono due buchi al posto delle frecce laterali e il finestrino dal lato passeggeri è stato sfondato. All’interno luccica qualche frammento di vetro, l’impianto per la chiave di accensione non esiste più ed appoggiato sul sedile c’è lo sportello del cruscotto. Adesso il vano è vuoto, mancano i peluche tenuti in mostra e manca sul parabrezza il tesserino che segnala lo stato d’invalidità del padre del mio amico. La moglie mi racconta che alle 4.00 avevano ricevuto la telefonata della polizia che, ripetendo il numero di targa, li informava del ritrovamento dell’auto. La famiglia era all’oscuro di tutto e, prelevato quello che restava della macchina, hanno saputo che i poliziotti avevano ricevuto una segnalazione anonima. Il veicolo stava a viale Margherita, «hanno detto che dei ragazzi ci ballavano sopra». Infatti avevo notato la carrozzeria deformata: le fiancate con varie ammaccature e il tettuccio schiacciato e ondulato.

Ci raggiunge la sorella del mio amico, mi chiede di non informarlo dell’accaduto qualora dovessi sentirlo, dato che è fuori città e sarebbe rientrato questa sera. Poi saliamo insieme a casa per tornare a tappezzare il finestrino dell’auto con i fogli di plastica. Mentre ci impegniamo per ottenere un risultato guardabile sulla portiera sgangherata, mi indica ridendo il punto scorticato in cui i ladri avevano tentato di forzare le chiusure inutilmente, con un giravite o qualcosa del genere. E riflette sul fatto che il sedile posteriore era stato appiattito per ampliare il portabagagli e quindi (forse) avevano trasportato qualcosa. Ci chiediamo dove sia stata portata l’auto e soprattutto come, per tutti i colpi che aveva incassato. Evidentemente chi la guidava non era molto pratico.

Ora non voglio denunciare il furto e il danneggiamento di un auto, per quanto possano essere cose spiacevoli e in zone come questa più ordinarie che altrove. Mi vengono in mente le notti delle periferie di Parigi che qualche tempo fa brillavano di auto in fiamme (e non solo). Ma se è la tua macchina fa rabbia pensare che “dei ragazzi ci ballavano sopra” in piena notte al centro di Ponticelli. Nelle vicinanze c’è il municipio dove fino a poche ore prima si armeggiava per certe elezioni. Nonostante questo sia un tipico quartiere che si autoimpone il coprifuoco, la strada dove abito e viale Margherita non sono particolarmente solitarie. Eppure per scassinare un veicolo non serve più la tranquillità e la penombra di una volta. L’oggetto in questione è un auto molto modesta ma se chi legge è un ventenne squattrinato come me, di famiglia altrettanto modesta, capirà cosa voglio dire. E tralascio volontariamente la dubbia ipotesi che tutto sia stato fatto da qualcuno voglioso di vendicare un torto, che qui pure sarebbe verosimile.

La mia idea è che la macchina non sia stata presa per trasportare qualcosa, almeno non solo. Per quanto odiosa, la mia idea è che sia stata presa per divertimento. Come passare un sabato notte diverso se con te c’è qualcuno che sa rubare un auto. A Ponticelli sai farlo e puoi farlo: è un luogo straordinario, c’è sempre gente capace di sorprenderti.
Mi chiedo in che razza di posto viviamo. E se sia uno stupido a stare di notte a scrivere qui piuttosto che andare a saltare su un auto.

Eduardo





Un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità…

22 09 2009

03B_Planisfero copia

Un evento storico, un sogno realizzato o un incubo a seconda dei punti di vista. Beluga Fraternity e Beluga Foresight, due navi commerciali tedesche da 12 mila tonnellate partite in luglio dalla Corea del Sud, stanno arrivando nel porto olandese di Rotterdam. È la loro destinazione finale; sabato scorso erano approdate a Yamburg, in Siberia, scaricando materiali da costruzione e componenti per la siderurgia. Di storico c’è che si tratta del primo viaggio commerciale che, doppiato lo stretto di Bering, abbia affrontato con successo il leggendario Passaggio a Nord-Est. Questo collegamento fra Oceano Atlantico e Oceano Pacifico per 500 anni è parso alle nazioni marinare un sogno, in grado di accorciare le rotte cargo dall’Estremo Oriente all’Europa di oltre 4.000 miglia nautiche rispetto al passaggio dal Canale di Suez. Ma era un sogno impossibile, a causa dei ghiacci. Pochi giorni fa il presidente del Gruppo Beluga ha dichiarato che non si tratta di un esperimento ma del primo passo verso l’apertura mondiale del passaggio. Buon per loro. Quanto al pianeta, per usare le parole dell’equipaggio di Artic Sunrise la nave di Greenpeace, «non c’è proprio niente da festeggiare, semmai molto da fare perché questa è un’altra prova del riscaldamento del clima». È infatti lo scioglimento senza precedenti dei ghiacci artici ad aver reso possibile la navigazione. La riduzione in dimensioni e spessore della calotta polare sono un dato costante degli ultimi decenni. Il viaggio delle due Beluga è «un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità» titola il quotidiano inglese The Independent parafrasando la famosa frase di Neil Armstrong dalla Luna e parlando di «cupa pietra miliare verso la catastrofe ambientale». Lo scioglimento estivo del ghiaccio nell’Artico si è ampliato e accelerato, aprendo canali prima impraticabili. Per la storia, lassù molte spedizioni di esploratori finirono in tragedie. Ci provò per primo l’inglese Richard Chancellor nel 1553; la sua imbarcazione rimase intrappolata fra i ghiacci ma egli riuscì ad abbandonarla e camminando sul ghiaccio si salvò in Russia. Il resto dell’equipaggio invece fu ritrovato congelato sulla nave due anni dopo. Nel 1597 la nave dell’esploratore danese William Barents (che diede il nome al relativo mare) finì schiacciata dai ghiacci; trascorsero l’inverno mangiando orsi polari, ma non sopravvissero. Simili disastri sono cose del passato. Il disastro climatico è cosa di oggi. Il passaggio è stato attraversato senza alcun incidente malgrado sia stata una «prima assoluta». Non una passeggiata comunque. Le due navi hanno incontrato vaganti banchi di ghiaccio che definiremmo «superstiti», nebbia, neve, iceberg traditori emergenti per solo un metro. Le hanno assistite due navi rompighiaccio fornite dalla Russia (la nuova rotta potrebbe trasformare le fortune economiche di Mosca, che ora spera in una «corsa all’Artico», con la rotta a Nord-Est in competizione con Suez e Panama). Certo le miglia e dunque la nafta risparmiate (in soldoni 92 mila dollari per ognuna delle due Beluga, dice la compagnia) se moltiplicate per l’enormità di viaggi che solcano gli oceani significano meno gas serra emessi in atmosfera. Ma sarebbe molto più efficace ridurre la circolazione di merci. Inoltre, la riduzione dei ghiacci renderà più facili le esplorazioni e le estrazioni petrolifere al fondo del mare. Molto attive in Alaska e Canada la Royal Ducth Shell e la Bp. Così l’economia fossile, causa del disastro climatico, prospererà. Un perfetto circolo vizioso.

www.ilmanifesto .it

A pochi giorni da questa memorabile esperienza, segnaliamo la presentazione del film “The Age of stupid” di Franny Armstrong: un documentario sulle conseguenze mondiali dell’inquinamento ed – è il caso di dirlo – della stupidità umana.

Il film The Age of Stupid (www.ageofstupid.net), “manifesto” sui cambiamenti climatici, sostenuto dalle associazioni ambientaliste, sarà sugli schermi internazionali da martedì 22 in occasione dell’incontro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. A Roma la proiezione ci sarà alle ore 19 al nuovo cinema Aquila (via l’Aquila 68).

IL FILM – Citato come uno dei film più importanti del nostro tempo, l’acclamato documentario di Franny Armstrong, è interpretato dal candidato agli Oscar Pete Postlethwaite (Nel nome del padre, I soliti sospetti). The Age of Stupid, sostenuto anche da Greenpeace e WWF, rappresenta un messaggio preciso e coinvolgente, un allarme sul mondo di oggi, in vista della Conferenza di Copenhagen dove – il prossimo dicembre – dovrà essere ratificato il nuovo trattato sul clima, che aggiornerà il Protocollo di Kyoto. L’attore vive i giorni del 2055, nei panni di un uomo in solitudine in un mondo ormai devastato e riguarda vecchi filmati del 2008.

L’IMPEGNO – «Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?» è la domanda che tuonerà sugli schermi il 21, data del lancio mondiale della pellicola a New York, alla presenza di Kofi Annan. Il 22 la premiere coinvolgerà 40 paesi, dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa. L’evento mira a diventare la premiere, in simultanea, più vista della storia del cinema grazie alla tecnologia satellitare. Questo aspetto, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole e sulla loro distribuzione, abbatte notevolmente le emissioni di Co2.

www.corriere.it

Per approfondire la problematica legata allo scioglimento dei ghiacci ecco il reportage “Ghiaccio bollente“: Canada. Alaska. Polo Nord. Tre viaggi in cima al mondo. Per misurare quanto i cambiamenti climatici stanno disgregando un ecosistema meraviglioso. Tra orsi che non hanno più dove cacciare, cani da slitta che arrancano, ghiacciai che si sciolgono. E col timore che tutto questo domani possa scomparire dal Polo Nord.

Eduardo Di Pietro





Lo cunto de lu mare

18 09 2009

whipart_locandina

Imprevedibile. Mutevole. Affascinante. Da sempre studiato e pur sempre sconosciuto; travolgente, implacabile. Questo è il mare, così com’è l’arte. Le città portuali, e Napoli su tutte, possiedono un’essenza di acqua salata. E possono ben dirlo gli artisti che hanno esposto le proprie creazioni presso la Stazione Marittima di Calata Porta di Massa, nel porto di Napoli. “Lo cunto de lu mare” è la mostra organizzata dall’associazione culturale Onlus “Whipart”, alla sua seconda edizione, questa volta incentrata sulle “storie di viaggio”.

Sessantuno opere tra dipinti, sculture, fotografie e installazioni che i viaggiatori, nell’attesa di imbarcarsi, possono condividere con i partecipanti – non a caso, per la maggior parte di origine partenopea. «L’intento narrativo del mio quadro – mi spiega Giovanni Mangiacapra, uno dei pittori presenti al vernissage del 16 settembre, – sta nelle storie che il mare conserva. Raccoglie tragedie e, se pensiamo agli stranieri che tentano di arrivare clandestinamente in Italia, è un cimitero addirittura. Ma è anche l’unione di esperienze individuali e collettive». Di fatti “Racconti di mare” è il suo quadro, una pioggia astratta di colori dal centro tempestoso e dai margini che evocano la quiete precedente e successiva a una burrasca.. «Il mare raccoglie tanto ma può anche ribellarsi» mi avverte.

Racconti di mare - G. Mangiacapra

G. Mangiacapra - Racconti di mare

C’è molto da riflettere e Paolo Napolitano si allaccia subito ai miei pensieri con “Una porta sul mare”, una vera e propria porta sulla quale una chiave dipinta lascia intravedere i fondali oceanici e localizza il proprio fulcro nella mente umana. «Questa è una porta sulla vita: dal mare arriva tutto per noi, la cultura, le merci, le idee. Ci offre uno sviluppo illimitato ma non sappiamo sfruttarlo. Basta guardare a ciò che stava accadendo nelle acque di Capri il mese scorso». Come dargli torto? Il mare tollera le nostre ottusità. Intanto da un uscio socchiuso filtra un rivolo di colori nell’oscurità: è il “Mare nella stanza” di Lello Bavenni. «Il nero non è un colore, è un’assenza. L’assenza che è in noi». Così interpreta l’opera realizzata con uno svolgimento che alterna il lavoro a mano all’elaborazione digitale delle immagini.

B. Bruno - Viaggio

B. Bruno - Viaggio

Sperya - Onde

Sperya - Onde

Ancor più interessante lo studio preparatorio effettuato da Jeannette Rütsche, alias Sperya, per le sue stampe digitali su bandiere nautiche. L’artista fissa dei parametri che un software elabora secondo i canoni della geometria frattale. Così ottiene dei risultati frazionari (caratterizzati cioè da proprietà di autosimiglianza) irripetibili mentre l’effetto estetico è quello di “Oceano” e di “Onde”: il mondo naturale riflette l’insondabile interiorità degli uomini. Ma il viaggio non è solo un sogno, è anche una condizione esistenziale. Oppure una necessità spesso mortale, come Achille Cevoli e il suo “Acquario di stelle” testimoniano: una geniale installazione dedicata alle vittime che ogni giorno lasciano la vita nel Mediterraneo per gli interessi dei criminali e la scelleratezza dei politici.

A. Cevoli - Acquario di stelle

A. Cevoli - Acquario di stelle

“Lo cunto de lu mare – storie di viaggio” sarà un viaggio interiore da intraprendere tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20 gratuitamente, fino alla serata di chiusura del 22 settembre. Si salpa dalla Stazione Marittima di Calata Porta di Massa, molo 18, porto di Napoli.

Eduardo Di Pietro