Il futuro dei bambini è in questo presente?

23 11 2009

20 novembre 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva a New York la Convenzione sui diritti dell’infanzia, che è stata ratificata da 191 paesi. Ratificata in Italia il 27 maggio 1991.

Articolo 1

Ai sensi della presente Convenzione s’intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciotto anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile.

Articolo 2

1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza.

Articolo 6

1. Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita.

2. Gli Stati parti assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.

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Ogni anno 6 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono di fame o per malattie curabili come la dissenteria, la polmonite e la malaria. La Fao denuncia che la malnutrizione – di cui soffrono più di 143 milioni di bambini nei Paesi in via di sviluppo – è la causa di almeno la metà dei circa cinque milioni di decessi registrati al mondo ogni anno tra i bambini di meno di cinque anni.

Cala l’età media dei turisti sessuali con bambini e cambiano repentinamente i Paesi “paradisi del sesso”, per effetto delle restrizioni legislative adottate. Dal 2003 al 2007 le immagini di abusi sessuali sono quadruplicate e il 47% dei siti analizzati presentano immagini di gravi forme di abuso.¹ Uno studio mostra che l’83% delle persone trovate in possesso di materiale pedopornografico hanno nel loro pc foto di minori tra i 6 e 12 anni di età mentre il 39% dai 3 ai 5.²

1.   Internet Watch Foundation, Annual Report 2007, p. 8
2.   NCMEC as cited by Special Rapporteur on Sale of Children, Child Prostitution and Child Pornography. 2009 Report

In tutto il mondo 250 milioni di bambini al di sotto dei 14 anni sono costretti a lavorare; fra questi, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono 120 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano a tempo pieno, cioè circa il 50%. In Italia  secondo i dati Istat, su 144.285 bambini tra i 7 e i 14 anni che sarebbero economicamente attivi, ben 31.500 sono da considerarsi sfruttati.

Napoli.18-20 Novembre 2009

Conferenza Nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza.

Una tre giorni articolata e blasonata,organizzata in una delle piazze più problematiche su questo fronte.

Primo giorno.

Dopo il discorso di apertura, letto dalla presidentessa della commissione parlamentare Alessandra Mussolini, del presidente della Repubblica Napolitano si sono susseguiti una serie di interventi di varie autorità riguardanti vari temi tra cui: istruzione,influenza sui minori della programmazione televisiva,sfruttamento minorile e pedopornografia.

Secondo giorno.

Gruppi di lavoro. Cinque diversi gruppi che focalizzavano diversi aspetti delle varie tematiche.

La mia scelta è caduta sul gruppo riguardante l’analisi dei risultati ottenuti dopo circa dieci anni dal varo della legge n°285 del 1997  la quale stabilisce la creazione di un fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Si sono succeduti vari addetti del settore portavoci delle varie realtà regionali e societarie sottolineando i risultati raggiunti, le difficoltà incontrate e gli obbiettivi futuri. Spazio anche a testimonianze di piccole realtà locali. Dibattito conclusivo con annessi resoconti.

Terzo giorno.

Restituzione dei vari lavori di gruppo. Dibattito sulle varie tematiche e idee emerse. Interventi sull’emergenza educativa in Italia discussa fra gli altri dal ministro Gelmini e Meloni. Chiusura della conferenza e ringraziamenti ad opera del ministro Sacconi.

Opinione personale.

Si è tentato di fare il punto sulla situazione, si è cercato di sottolineare i cambiamenti avvenuti in questi 20 anni. Sono intervenute cariche istituzionali e addetti ai lavori. Fiumi di belle parole,fervore ed entusiasmo micro realtà attive e caparbie  ma la verità è che siamo molto indietro. Mancano fondi ma soprattutto manca il dialogo, manca la partecipazione,manca il coinvolgimento dei diretti interessati,manca la volontà di un cambio di rotta decisivo. Temi come il diritto alla Partecipazione e alla non Discriminazione non hanno trovato alcuno spazio in questo dibattito. Il cambiamento prodotto dalla Convenzione del 1989 ovvero rendere i ragazzi e gli adolescenti “soggetti” e non più “oggetti” sembra stato essere ignorato. Non vorrei che quello a cui ho assistito sia la solita apoteosi dell’ipocrisia mascherata da perbenismo.

-SPIKE-





Le News di Fausto Rio

21 11 2009

* Le fonti delle notizie (tra parentesi).


20-11-2009

La preghiera diventa digitale e il rosario si potrà recitare online.

A Gesù Cristo piace questo elemento.

(http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/rosario-online/rosario-online/rosario-online.html )

Napolitano: Grosse difficoltà in Parlamento.

La stanza è grande e i pochi presenti non riescono a dialogare, c’è troppa eco.

(http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE5AI10Q20091119 )

Napoli, arrestato il killer del video shock diffuso in rete.

Per trovarlo bastava iscriversi al suo canale YouTube.

(http://tv.repubblica.it/copertina/così-uccide-la-camorra/38501?video )

Il figlio di Bin Laden vuole lavorare all’Onu per la pace nel mondo:

“Voglio promuovere la pace. Aspetto solo di sapere dall’ONU dove devo farmi esplodere”.

(http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2009/11/19/262275-figlio_laden_vuole_lavorare_pace_mondo.shtml )

Uccidevano per vendere grasso umano.

Nel mirino Galeazzi, per il colpo che li avrebbe sistemati a vita.

(http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2009/11/19/visualizza_new.html_1619340080.html )

20 Novembre, la giornata mondiale per i diritti dei bambini.

Si discuterà del diritto che hanno i politici di attaccarsi l’un l’altro.

(http://www.gravinanews.it/?p=4424 )

Nobel per la pace ad Internet.

Solo in rete uno sfigato può avere più di 100 amici.

(http://gianlucadettori.nova100.ilsole24ore.com/2009/11/nobel-per-la-pace-a-internet.html )

ONU punta a trattato per il 2010.

Da ‘Organizzazione di Nessuna Utilità’, diverrà ‘Organizzazione di Negativa Utilità’.

(http://notizie.it.msn.com/topnews/articolo.aspx?cp-documentid=150969546 )

Usa: teenager uccide bimba di 9 anni. “Volevo vedere che effetto fa”.

…Riferendosi probabilmente all’ergastolo.

Alla madre della vittima intanto viene la stessa voglia.

[I padri - chissà perchè - in questi casi non vengono nominati mai. Come se le madri soffrissero e i mariti quasi si sentissero sollevati... "Ah... domani c'è la partita in tv e non devo più accompagnare Sara a quella festa..." ndr]

(http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2009/11/19/visualizza_new.html_1619340921.html )

Dopo 3 settimane nelle sale, è record di incassi per This is It, il film di Michael Jackson in programmazione nei cinema per 2 sole settimane. Il film è un montaggio di più di 100 ore di prove del suo ultimo tuor, riprese su richiesta dello stesso MJ, che ha dichiarato: “è stata un’ottima idea riprendere tutto proprio prima della mia morte. Kenny Ortega ha fatto un ottimo lavoro. Peccato non poter esserci per vederlo”.

(http://www.mymovies.it/film/2009/thisisit/news/neicinemaaltreduesettimane/ )

Sconfitto D’Alema, Catherine Ashton ministro degli esteri. Prodi: “Ashton, Ashton…Ma chi è? Credo di non averla mai incontrata…Che razza di scelta inspiegabile, sono veramente sconvolto…”.

In effetti essere conosciuti da Prodi è una referenza fondamentale per una nomina europea.

COme hanno potuto scegliere una ‘tizia’ che Prodi non sa nemmmeno chi sia!?

Intanto è meglio nominare chi non si conosce, che nominare un D’Alema che preferiremmo non conoscere.

(http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=134264 )

 





A.A.A. POLITICHE GIOVANILI CERCASI

5 11 2009

Fronte biblioteca Deledda

Nel ridente quartiere di Ponticelli, indubbiamente è difficile trovare un luogo che esprima un valore culturale decente di nomea. Ma se c’è un posto frequentato da studenti di scuole medie superiori e studenti universitari è certamente la Biblioteca comunale “Grazia Deledda”.

Una biblioteca frequentata da quelli che dovrebbero essere (con i dovuti scongiuri) i futuri professionisti del quartiere, e che allo stato attuale presenta uno stato di degrado degno dei peggiori istituti scolastici vandalizzati del Napoletano.

Il problema è che la biblioteca a differenza degli istituti suddetti non è un luogo vandalizzato anzi, è un luogo frequentato da giovani che hanno a cuore lo stato della biblioteca e fanno il minimo civile per mantenerla in uno stato decente. Sono giovani che trascorrono lì intere giornate a studiare trascorrendo momenti di conversazione dal Fantacalcio allo stato attuale della politica italiana, tra panini, bibite e quell’esame fatidico da superare.

Lo stato in cui verte oggi la Biblioteca Deledda è increscioso. Perdite di acqua scorrono per i muri, buona parte del complesso è dichiarata inagibile e gli studenti che la frequentano sono costretti a studiare in corridoi senza alcun tipo di servizio offerto da un bene pubblico. Per non parlare dell’impossibilita di svolgere alcun tipo di ricerca su Internet dato che la biblioteca non offre alcun tipo di servizio al riguardo nell’era della tecnologia informatica.

Ma ciò nonostante gli studenti ci sono, ci vanno, ci passano le giornate.

A maggior ragione è inaccettabile lo stato in cui verte, non sto scrivendo di un edificio abbandonato bensì di un luogo di aggregazione giovanile, di confronto culturale nel cuore del quartiere di Ponticelli.

Filoni passati a studiare la materia del giorno dopo, esami superati dopo mesi di studio, organizzare i sabato sera con gli amici di biblioteca, ecco cosa significa vivere la biblioteca.

Ed è accettabile in virtù dell’utilizzo di un pubblico servizio che sia ridotta così?

Da qualche mese il Comune di Napoli sta attivando un servizio prima gratuito (che molto probabilmente diventerà a pagamento) affinché gli studenti si affezionino al leggere, allo stare in un luogo come la biblioteca.

Ponticelli dimostra forse rispetto ad altre parti di Napoli, un buon utilizzo della biblioteca nonostante lo stato increscioso. Non dovrebbe chi di competenza soddisfare questa richiesta di cultura?

La domanda richiederà sicuramente una risposta complessa, ma non credo sia così difficile ristrutturare un complesso come quello della Biblioteca, non stiamo parlando dei Bipiani (altro problema tutto ponticellese) la cui ristrutturazione richiederebbe un difficile processo politico e tecnico, indi significa che i nostri soldi spesi sono non investiti correttamente.

La Biblioteca Deledda rappresenta solo un ennesimo esempio di incompetenza amministrativa. Ma noi (credo siano in tanti a pensarla come me) continueremo a rompervi i coglioni!

Za. R.





Incontri di lettura… a voce alta

20 10 2009

Segnalo l’iniziativa che si terrà da domani a domenica presso il Centro Congressi della Federico II e Villa Pignatelli.

Eduardo

Al via, dal 22 ottobre, la terza edizione di “Incontri di lettura … a voce alta”, l’evento che unisce i lettori comuni ai grandi autori e agli attori, organizzata dalle associazioni “A Voce Alta” e “Soup” in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e il patrocinio della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano.

Tra gli ospiti: Aldo Masullo, Simona Argentieri, Ascanio Celestini, Ennio Fantastichini, Maddalena Crippa.

Quest’anno il tema della manifestazione è: LA MENZOGNA (mistificazioni, illusioni, ipocrisia, complicità, ambiguità, disinformazione….) Alcuni esempi di testi: dall’Odissea alle tragedie e ai sonetti di Shakespeare, a Pirandello, a Svevo, a Mc Ewan….

Immagineee

 

Appuntamento dal 22 al 25 ottobre tra Villa Pignatelli e il Centro Congressi Federico II, via Partenope 36.
Tutte le notizie su  Incontri di lettura…a voce alta al sito:
www.avocealta.net.

da http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=30199





I nuovi fascismi mascherati e la Sinistra smarrita

15 10 2009

Per tutti gli affezionati e straordinari lettori di questo blog (altrettanto stra-ordinario :P ) condivido un’interessante intervista a José Saramago pubblicata sul numero di ieri de Il Fatto Quotidiano. Il premio Nobel portoghese esprime le sue opinioni sulla politica italiana, sul presidente del Consiglio e sul Vaticano invitando ad una riflessione onesta e lucida, com’è nel suo stile.

Tra domande e risposte Saramago si riferisce anche allo spiacevole rifiuto, da parte dell’Einaudi, per la pubblicazione italiana del suo ultimo libro, il Quaderno (presentato in questi giorni), che raccoglie i post scritti sul suo blog e, per l’appunto, anche i pareri negativi sul nostro Cavaliere. Tre di questi post sono leggibili qui, qui e qui.
Non avendo reperito il curioso giornale in pdf, l’ho maldestramente scannerizzato…

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Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2009

Trascrivo qui i righi illegibili ordinati per colonne:
2) … voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.
3) … concretizzando intanto un programma di destra”.
5) … dirigenti è arrivata al punto da far fare loro una cosa che probabilmente nessuno aveva…
6) Flores d’Arcais – L’antifascismo è la radice moderna della democrazia in Europa, esattamente come l’illuminismo e le grandi rivoluzioni…

Buona lettura ;) !

Eduardo





Zanotelli&mago Merlino

10 10 2009

“Uscire dai problemi da soli è l’egoismo, uscirne insieme è la politica”…





Il pluralismo

4 10 2009





Chi fondò la Seconda Repubblica…

3 10 2009

Dall’ultimo numero di MicroMega parte dell’approfondimento di Marco Travaglio che tratta la riapertura delle indagini sulle stragi di Stato del ‘92-’93 per le procure di Caltanissetta, Palermo, Firenze e Milano, principalmente sulla base delle rivelazioni che il pentito Massimo Ciancimino ha arricchito giorno per giorno a partire da un’intervista rilasciata a Panorama a fine 2007.

Chi ha trattato con la mafia?

Le trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra durante i primi anni Novanta hanno fatto da paravento ai mandanti esterni e ai suggeritori occulti delle stragi del ’92-’93 a Palermo, Milano, Firenze e Roma. Solo quando riusciremo a rimuovere quel paravento, conosceremo i veri padri fondatori della Seconda Repubblica. Che, a differenza della Prima, non è nata dalla Resistenza, ma dalle stragi e dalle trattative, dalle bombe e dal sangue dei morti uccisi dalla mafia.

Uno stillicidio di notizie, indiscrezioni, rivelazioni, ritrattazioni, messaggi cifrati, bufale e depistagli tra luglio e agosto. Uno stuolo di vecchi arnesi della politica Ancien régime che ritrovano improvvisamente la memoria e la favella per svelare o balbettare mezze verità rimaste sepolte per 17 anni, lanciandosi segnali e lasciando intendere di sapere più di ciò che dicono. Come ai tempi del caso Moro, con le «manine» e le «manone» evocate da Bettino Craxi per tenere sulla corda Giulio Andreotti e gli improvvisi quanto intermittenti lampi di memoria di Francesco Cossiga. Poi di nuovo il silenzio, in attesa di una nuova vampata. La stampa italiana ha usato, spremuto e gettato via le terribili novità che stanno emergendo in Sicilia sulla storia delle trattative tra Stato e mafia a cavallo del 1992-’93, mentre la mafia bombardava lo Stato e poi smetteva di bombardarlo fondando o aiutando a fondare la Seconda Repubblica, come se si trattasse del solito giallo dell’estate. Per fortuna alcune procure della Repubblica – quelle di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano – se ne stanno occupando con passione e competenza, anche se non sempre col necessario coordinamento, convinte che questa sia probabilmente l’ultima grande occasione per dare un volto e un nome a chi suggerì a Cosa Nostra le stragi politico-mafiose di via D’Amelio a Palermo (19 luglio 1992), di via Fauro a Roma (14 maggio 1993), di via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), di via Palestro a Milano e delle basiliche romane di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (27 luglio 1993), nonché la fallita e poi annullata strage dello stadio Olimpico di Roma (ottobre-novembre 1993), dopodichè la Mafia ricominciò a convivere con lo Stato in perfetta coincidenza con la nascita di Forza Italia.

Che cosa c’è di nuovo su quel fronte, di così nuovo da indurre le procure a riaprire vecchi fascicoli archiviati o a inaugurarne di nuovi, fino al punto di sollecitare le revisioni delle sentenze definitive a carico degli esecutori materiali della strage Borsellino?

Al momento, a quanto risulta, la procura di Caltanissetta indaga sulle novità emerse a proposito di via D’Amelio, grazie alle testimonianze di Massimo Ciancimino e del nuovo pentito Gaspare Spatuzza, il quale s’è autoaccusato dell’attentato, sbugiardando la versione di un altro reo confesso, Vincenzo Scarantino (la conseguenza sarà la revisione delle condanne degli esecutori e dei mandanti «interni» di via D’Amelio nel processo basato anche sulle dichiarazioni di Scarantino).

Le procure di Firenze e Milano hanno riaperto il versante dei mandati esterni delle stragi nel continente del 1993 a Milano, Firenze e Roma: pare che Spatuzza abbia svelato ai pm fiorentini e al procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini nuovi particolari sul ruolo della famiglia Graviano e sugli interessi di questa con personaggi e ambienti milanesi legati a Marcello Dell’Utri («Giuseppe Graviano», avrebbe detto Spatuzza, «mi disse che per l’attentato all’Olimpico avevamo la copertura politica del nostro compaesano», e secondo il quotidiano la Repubblica quel compaesano sarebbe stato individuato in Marcello Dell’Utri. Di quei legami c’è ampia traccia nel processo dell’Utri, a proposito di un episodio dei primi mesi del 1992, quando il braccio destro del Cavaliere ottiene un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, giovane e promettente calciatore figlio di un complice dei fratelli Graviano. A sponsorizzarlo era un commerciante vicino alla mafia, Carmelo Barone. Lo racconta proprio il padre del baby campione, Giuseppe D’Agostino. Dell’Utri nega. Senonché, sulle sue agende, il 2 settembre 1992 risulta questa annotazione: «Barone Melo via Lincoln 1 – calcio interessa al Milan – ragazzo 10 anni in ritiro pulcini Milan interessati D’Agostino Gaetano». È la prova che non dice la verità).

Infine la procura di Palermo, da quando Ciancimino jr. ha spalancato il vaso di Pandora delle attività del padre Vito, ha riaperto un vecchio fascicolo sulle trattative fra pezzi dello Stato e di Cosa Nostra che fecero da sfondo alla stagione stragista del 1992-’93. Ma, come ha dovuto precisare il procuratore capo Francesco Messineo dopo alcune farneticazioni di Silvio Berlusconi, i pm palermitani non hanno alcuna competenza per indagare sulle stragi e non lo stanno facendo. [...]

M. Travaglio
tratto da MicroMega 5/2009

L’articolo prosegue affrontando nel particolare le progressive dichiarazioni del figlio di Vito Ciancimino, i rapporti che l’ex-sindaco di Palermo intratteneva con Provenzano e la relazione dei due con l’arresto di Riina, le collaborazioni con il colonnello Mori e il capitano De Donno, gli ufficiali del Ros dei carabinieri che trattarono la cattura dei superlatitanti. Inoltre denuncia l’insabbiamento delle intercettazioni rilevate nel 2003-04 che svelavano i rapporti d’affari del padre del teste con politici siciliani quali Vizzini, Cuffaro, Cintola e Romano (una circolare del procuratore Grasso, nel 2005, “intimava di non trascrivere telefonate in cui comparissero le voci di parlamentari prima che il parlamento avesse concesso l’autorizzazione” e nemmeno di citarle) e la ricomparsa, nelle frasi di Ciancimino jr., del papello (l’elenco delle richieste di Cosa Nostra allo Stato per mettere fine alle stragi del ‘92-’93). E ancora palesa le trascuratezze delle indagini passate sul ruolo di mediatore di Dell’Utri nello scambio di lettere tra Provenzano e Berlusconi, dell’assegno di 35 milioni che il presidente del Consiglio aveva consegnato a Vito Ciancimino, delle responsabilità del senatore Mancino nei collegamenti con Cosa Nostra che avrebbero poi coinvolto Borsellino e la sua scorta negli sviluppi mortali che si conoscono. Un ciclone di nomi noti della politica che emergono uno dopo l’altro conseguenzialmente, fino a ricordare l’inquietudine che Ciampi aveva confessato in un’intervista a Repubblica nel periodo estivo, in cui associava alla regia mafiosa delle stragi, quelle della P2. Un ciclone che travolge ogni verità e ne lascia ricadere qualche frammento troppo lentamente, senza che i pezzi possano ricomporre in modo univoco quella che era stata la realtà. La reazione a catena culmina con la domanda che il giornalista candidamente propone al personaggio più prestigioso emerso dall’indagine, quello che è anche il suo bersaglio privilegiato e che rifiuta puntualmente le accuse che gli vengono rivolte interpretandole come cospirazioni: «Scusi, presidente, ma in che senso indagare sulle stragi di mafia equivale a cospirare contro di lei, o di voi? E chi sareste, poi, voi? C’è qualcosa che noi non sappiamo e voi sì? Ci siamo persi qualche passaggio? Lei o voi c’entrate per caso qualcosa con le stragi di mafia?». È forte la tentazione di dire che non troveremo mai una risposta definitiva a questa domanda… Fortunatamente non lo è abbastanza.

Eduardo Di Pietro





Il quarto potere

30 09 2009

Oggi trovare una copia del “Roma” a Ponticelli dopo le undici era impossibile. Sono stato in giro fino all’una con un amico che, dopo i primi no, si è intestardito come me e mi ha accompagnato nel tour delle edicole. A via San Pietro il buon giornalaio voleva regalarmi “il Giornale” che gli era rimasto in allegato – grazie ma per carità! A via Napoli l’edicolante mi ha avvertito che nel quartiere non avrei cavato un Roma dal buco, essendo che ci aveva provato prima di me senza risultati. Mi accenna al perché ci sia stato questo repentino successo della testata. A via Maranda la rivenditrice spiega seccata che le notizie del giorno evidentemente sono importanti.
Ci dirigiamo determinati verso Volla e un edicolante si mortifica per la mancanza. Aveva ricevuto una cinquantina di copie oltre la solita fornitura, ciò nonostante esauriva i “Roma” verso le dieci e poco dopo anche i “Cronache di Napoli” erano finiti. Vuole vendermi “Il Mattino” ma non ne ho bisogno, così deviamo il discorso sull’addio di Marino al Napoli. Cercavo proprio il “Roma” di oggi a prescindere dalla peculiare validità del giornale. Infine abbiamo trovato la nostra copia poco prima di Casalnuovo. Ed ecco perché a Ponticelli il “Roma” era andato a ruba:

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Dopo la prima pagina dal titolo “Si pente il capo, Sarno distrutti”, in primo piano ci sono le dichiarazioni di Ciro Sarno “‘o sindaco” su alcuni degli omicidi del clan, specie sull’alleanza del fratello Luciano con Gianfranco Ponticelli, boss a Cercola, che portò all’uccisione di tre uomini dei rivali De Luca Bossa. Alla terza pagina le confessioni di Vincenzo D’Onofrio e Salvatore Sarno, nipote di Ciro e figlio di Giuseppe “‘o mussillo”. La svettata delle vendite si giustificava nei titoli che rivelavano svolte forse non del tutto inaspettate, ma d’importanza cruciale nell’ambiente camorristico del quartiere.
Naturalmente “Cronache di Napoli” non poteva lasciarsi sfuggire l’argomento e, oltre alla prima, dedica ben cinque pagine alla questione (dalla 10 alla 14), le altre testate qualche approfondimento in proposito.
Ecco svelato il mistero dei giornali introvabili. Trascuravamo la rilevanza mediatica del clan e le conseguenze che può comportare. Come la possibilità che degli sviluppi, positivi per la parte civile della popolazione, possano generare l’improvvisa fortuna di un giornale in una particolare area del territorio. Il mio augurio è che questa richiesta si verifichi più spesso, che noi cittadini vogliamo essere informati. Ma per notizie positive, come quelle di oggi.

AlbA





Ballo ballo ballo da capogiro!

28 09 2009

C’è un fatto che mi è accaduto in questa tranquilla domenica appena trascorsa. Non mi è accaduto direttamente ma voglio raccontarlo comunque. Stamane ho vinto la pigrizia per andare a comprare una rivista. Mentre tornavo a casa ho incontrato i genitori di un caro vecchio amico. Ci siamo salutati e parlando mi sento dire «Eduà, lo sai, stanotte ci hanno rubato la macchina». Sono rimasto molto sorpreso: il mio amico stava parcheggiando l’auto in strada, vicino casa, poiché il suo garage è in ristrutturazione. «Ma stamattina ce l’hanno riportata pure. La vuoi vedere?». Sono ancora più stupito, certo che voglio vederla. Ieri pomeriggio l’avevo notata svoltando l’angolo, poco distante. E noi abbiamo svoltato l’angolo poco distante.

L’auto è lì, non ha più le frecce frontali. Ci avviciniamo, ci sono due buchi al posto delle frecce laterali e il finestrino dal lato passeggeri è stato sfondato. All’interno luccica qualche frammento di vetro, l’impianto per la chiave di accensione non esiste più ed appoggiato sul sedile c’è lo sportello del cruscotto. Adesso il vano è vuoto, mancano i peluche tenuti in mostra e manca sul parabrezza il tesserino che segnala lo stato d’invalidità del padre del mio amico. La moglie mi racconta che alle 4.00 avevano ricevuto la telefonata della polizia che, ripetendo il numero di targa, li informava del ritrovamento dell’auto. La famiglia era all’oscuro di tutto e, prelevato quello che restava della macchina, hanno saputo che i poliziotti avevano ricevuto una segnalazione anonima. Il veicolo stava a viale Margherita, «hanno detto che dei ragazzi ci ballavano sopra». Infatti avevo notato la carrozzeria deformata: le fiancate con varie ammaccature e il tettuccio schiacciato e ondulato.

Ci raggiunge la sorella del mio amico, mi chiede di non informarlo dell’accaduto qualora dovessi sentirlo, dato che è fuori città e sarebbe rientrato questa sera. Poi saliamo insieme a casa per tornare a tappezzare il finestrino dell’auto con i fogli di plastica. Mentre ci impegniamo per ottenere un risultato guardabile sulla portiera sgangherata, mi indica ridendo il punto scorticato in cui i ladri avevano tentato di forzare le chiusure inutilmente, con un giravite o qualcosa del genere. E riflette sul fatto che il sedile posteriore era stato appiattito per ampliare il portabagagli e quindi (forse) avevano trasportato qualcosa. Ci chiediamo dove sia stata portata l’auto e soprattutto come, per tutti i colpi che aveva incassato. Evidentemente chi la guidava non era molto pratico.

Ora non voglio denunciare il furto e il danneggiamento di un auto, per quanto possano essere cose spiacevoli e in zone come questa più ordinarie che altrove. Mi vengono in mente le notti delle periferie di Parigi che qualche tempo fa brillavano di auto in fiamme (e non solo). Ma se è la tua macchina fa rabbia pensare che “dei ragazzi ci ballavano sopra” in piena notte al centro di Ponticelli. Nelle vicinanze c’è il municipio dove fino a poche ore prima si armeggiava per certe elezioni. Nonostante questo sia un tipico quartiere che si autoimpone il coprifuoco, la strada dove abito e viale Margherita non sono particolarmente solitarie. Eppure per scassinare un veicolo non serve più la tranquillità e la penombra di una volta. L’oggetto in questione è un auto molto modesta ma se chi legge è un ventenne squattrinato come me, di famiglia altrettanto modesta, capirà cosa voglio dire. E tralascio volontariamente la dubbia ipotesi che tutto sia stato fatto da qualcuno voglioso di vendicare un torto, che qui pure sarebbe verosimile.

La mia idea è che la macchina non sia stata presa per trasportare qualcosa, almeno non solo. Per quanto odiosa, la mia idea è che sia stata presa per divertimento. Come passare un sabato notte diverso se con te c’è qualcuno che sa rubare un auto. A Ponticelli sai farlo e puoi farlo: è un luogo straordinario, c’è sempre gente capace di sorprenderti.
Mi chiedo in che razza di posto viviamo. E se sia uno stupido a stare di notte a scrivere qui piuttosto che andare a saltare su un auto.

Eduardo