Incontri di lettura… a voce alta

20 10 2009

Segnalo l’iniziativa che si terrà da domani a domenica presso il Centro Congressi della Federico II e Villa Pignatelli.

Eduardo

Al via, dal 22 ottobre, la terza edizione di “Incontri di lettura … a voce alta”, l’evento che unisce i lettori comuni ai grandi autori e agli attori, organizzata dalle associazioni “A Voce Alta” e “Soup” in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e il patrocinio della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano.

Tra gli ospiti: Aldo Masullo, Simona Argentieri, Ascanio Celestini, Ennio Fantastichini, Maddalena Crippa.

Quest’anno il tema della manifestazione è: LA MENZOGNA (mistificazioni, illusioni, ipocrisia, complicità, ambiguità, disinformazione….) Alcuni esempi di testi: dall’Odissea alle tragedie e ai sonetti di Shakespeare, a Pirandello, a Svevo, a Mc Ewan….

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Appuntamento dal 22 al 25 ottobre tra Villa Pignatelli e il Centro Congressi Federico II, via Partenope 36.
Tutte le notizie su  Incontri di lettura…a voce alta al sito:
www.avocealta.net.

da http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=30199





I nuovi fascismi mascherati e la Sinistra smarrita

15 10 2009

Per tutti gli affezionati e straordinari lettori di questo blog (altrettanto stra-ordinario :P ) condivido un’interessante intervista a José Saramago pubblicata sul numero di ieri de Il Fatto Quotidiano. Il premio Nobel portoghese esprime le sue opinioni sulla politica italiana, sul presidente del Consiglio e sul Vaticano invitando ad una riflessione onesta e lucida, com’è nel suo stile.

Tra domande e risposte Saramago si riferisce anche allo spiacevole rifiuto, da parte dell’Einaudi, per la pubblicazione italiana del suo ultimo libro, il Quaderno (presentato in questi giorni), che raccoglie i post scritti sul suo blog e, per l’appunto, anche i pareri negativi sul nostro Cavaliere. Tre di questi post sono leggibili qui, qui e qui.
Non avendo reperito il curioso giornale in pdf, l’ho maldestramente scannerizzato…

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Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2009

Trascrivo qui i righi illegibili ordinati per colonne:
2) … voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.
3) … concretizzando intanto un programma di destra”.
5) … dirigenti è arrivata al punto da far fare loro una cosa che probabilmente nessuno aveva…
6) Flores d’Arcais – L’antifascismo è la radice moderna della democrazia in Europa, esattamente come l’illuminismo e le grandi rivoluzioni…

Buona lettura ;) !

Eduardo





Zanotelli&mago Merlino

10 10 2009

“Uscire dai problemi da soli è l’egoismo, uscirne insieme è la politica”…





Sterminator Vesevo

8 10 2009

Segnalo la mostra di un artista made in Ponticelli, Giovanni Mangiacapra.

Eduardo

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BOLOGNA

galleria GNACCARINI

ARTE CONTEMPORANEA

artista in mostra:

Giovanni Mangiacapra

10 -  24  Ottobre  2009

Inaugurazione martedì 10 ottobre  2009, ore 18.00

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STERMINATOR VESEVO

La rappresentazione del Vesuvio è un elemento costante nella storia dell’arte napoletana, a testimonianza del rapporto ambiguo e conflittuale che il popolo partenopeo, da sempre, ha istituito con «’a muntagna bella». Già nel VI secolo dopo Cristo, in un celebre affresco delle catacombe di San Gennaro, compare il santo patrono tra le cime del Vesuvio e del Monte Somma, resi finalmente innocui dal suo prodigioso intervento. Più tardi, in ambito mitologico, il Vesuvio compare nella rinascimentale «funtana d’e zizze», sormontato dalla sirena Partenope che versa l’acqua dai propri seni generosi e procaci. La sirena nasce dal cratere come Venere dalla conchiglia, esplicitando una percezione del vulcano come ventre gravido, capace di generare e dispensare la vita grazie alle proprietà fertilizzanti dei depositi piroclastici. Dopo l’eruzione del 1631, invece, pittori come Pacecco de Rosa e Jusepe de Ribera rappresentano il Vesuvio ancora fumante, testimone dell’ira divina placata dalla benevola intercessione di San Gennaro. I pittori sottolineano, nel clima di moralistica repressione esercitata dalla Controriforma cattolica, la presunta condotta peccaminosa dei napoletani, ai quali si vuole attribuire la responsabilità dell’eruzione per incrementare le donazioni ed incentivare l’ubbidienza alla chiesa. Sarà l’illuminismo settecentesco ad affrancare l’immagine del Vesuvio dall’ideologia del peccato e della vendetta divina, innalzandolo ad oggetto di studio e di entusiastica ammirazione nelle vedute di Philipp Hackert, Alessandro D’Anna, Saverio Della Gatta, Camillo De Vito. Essi rappresentano le eruzioni vesuviane, specie quella che cancellò Torre del Greco nel 1794, come un sublime spettacolo della natura, escludendo dalla scena le funeree immagini di morte e devastazione. Una nuova iconografia del vulcano, metafora della straripante ed esplosiva vitalità del popolo partenopeo, è inaugurata da Andy Warhol con la serie Vesuvius, ove la violenza eruttiva non è più veicolo di morte, ma eccitata rappresentazione dell’energia e degli umori del popolo napoletano. A questa concezione si lega la produzione informale di Giovanni Mangiacapra, che proietta i suoi umori, le sue angosce, le sue emozioni nell’incandescenza dei lapilli, nel magma fluido e rovente, nei solchi e nelle crepe prodotti dalla fuoriuscita del gas. Il rosso vivo del magma, associato al colore del sangue, assurge ad elemento fondante di un universo simbolico, che vede nel magma/sangue un principio generatore, proprio nella misura in cui è connesso alla morte, poiché, come osserva Gibran, «per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte».

La pittura di Giovanni è materia viva, pulsante, organica: il corpo fluido della pittura che scorre sulla tela, sospinta da una passione incontenibile, ritrova la sua anima nella luce che penetra nei pigmenti e svela profondità inaspettate. L’artista aggredisce la tela con impulsività, stende il colore con robuste pennellate che lasciano la superficie ruvida, fitta di concavità e sporgenze come il terreno appena arato, ma pronto ad accogliere il seme della vita. I suoi dipinti informali sono paesaggi interiori: nelle rughe, nei cretti, nelle increspature della superficie pittorica si intuiscono i moti interiori, gli stati d’animo che l’artista, inconsciamente, riversa sulla tela.

Da un lato, nelle opere di Mangiacapra è presente una tensione centrifuga, che spinge l’osservatore ad uscire dal quadro e a ricercare nell’ambiente l’ideale prosecuzione dei segni; da un altro vi si percepisce una tensione centripeta, che induce a scavare negli strati pittorici, fino a cogliere il nocciolo esistenziale che vi è sotteso. La stratificazione dei segni è chiaramente leggibile in Trasparenze, una delle opere più intriganti dell’artista partenopeo, che qui manifesta, in una sorta di autobiografia pittorica, le ansie e gli affanni sedimentati nel proprio inconscio. In Lapilli, invece, la pittura si fa spessa e grumosa, proiettando in superficie un incontrollato flusso emotivo che, al pari di un’eruzione vulcanica, rimuove ogni traccia dell’esistente. In Eruption, infine, la vita interiore dell’artista si presenta fusa e amalgamata nell’irruenza della pittura, che non soggiace alle regole compositive eppure giunge a un nuovo senso della composizione, fondato sulla genuina corrispondenza tra il segno e l’emozione che l’ha generato. La preponderanza dell’energia che transita dall’artista verso la tela non si traduce in una messa in posa, ma in una precipitosa corsa verso l’ignoto, verso quelle profondità che spesso l’uomo ha paura di toccare.

Marco di Mauro,  corrispondente di Flash art Campania

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web www.giovannimangiacapra.it info artegiovanni@virgilio.it

Galleria Gnaccarini – Arte contemporanea
Via Dagnini 12/2
orari di apertura al pubblico: Orari di galleria:  dal Martedì al Sabato: 16 -19,30   Domenica e  Lunedì: chiuso (altri orari su appuntamento)
web http://www.gnaccariniarte.it/

info Otello Gnaccarini  info@gnaccariniarte.it





Chi si loda s’imbroda

8 10 2009

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Berlusconi: “Vado avanti, giudici di sinistra”

Ebbene si, le cene non sono più quelle di una volta! Non bastano neppure a corrompere dei magistrati, beh se sono tutti “comunisti” neppure un cosciotto di agnello può farli cambiare idea.

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“Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme della nostra Carta costituzionale: l’articolo 3, che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l’articolo 138, che impone l’obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria”.

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Adesso i giochi si riaprono:abbiamo un bel processo per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato inglese Mills, e per reati societari nella compravendita dei diritti tv Mediaset..che freschi freschi sono stati scongelati…ah ma non è stata assolutamente una cosa rapida,ci sono volute tre riunioni ma alla fine la decisione è stata presa. Bossi in mattinata ha dichiarato : “Non sarà bocciato, speriamo bene: ma non si può sfidare l’ira dei popoli. Se il lodo sarà bocciato la Lega trasformerà le elezioni regionali in un referendum sul premier”..e sappiamo come è andata a finire.
Subito il sottosegretario Paolo Bonaiuti dichiara: ”Una sentenza politica, ma il presidente, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto”..eh già la famosa maggioranza schiacciante del 33%..e così che ci ritrovammo ad avere tra i piedi Calderoli ma vabè..Berlusconi aggiunge: “Vado avanti. La Consulta è politicizzata. E’ di sinistra”..Già i famosi cosciotti d’agnello! Secca la risposta del Quirinale: ”Il Capo dello Stato sta dalla parte della Costituzione con assoluta imparzialità” Napolitano finalmente si ricorda di essere Presidente della Repubblica e dopo la vaccata dello scudo fiscale si esprime. Il premier ribatte : ”Non mi interessa quello che dice Napolitano. Mi sento preso in giro”…della serie il giocattolo è mio e decido io!!
Adesso staremo a vedere gli sviluppi…a presto!

–SPIKE–





Il pluralismo

4 10 2009





Chi fondò la Seconda Repubblica…

3 10 2009

Dall’ultimo numero di MicroMega parte dell’approfondimento di Marco Travaglio che tratta la riapertura delle indagini sulle stragi di Stato del ‘92-’93 per le procure di Caltanissetta, Palermo, Firenze e Milano, principalmente sulla base delle rivelazioni che il pentito Massimo Ciancimino ha arricchito giorno per giorno a partire da un’intervista rilasciata a Panorama a fine 2007.

Chi ha trattato con la mafia?

Le trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra durante i primi anni Novanta hanno fatto da paravento ai mandanti esterni e ai suggeritori occulti delle stragi del ’92-’93 a Palermo, Milano, Firenze e Roma. Solo quando riusciremo a rimuovere quel paravento, conosceremo i veri padri fondatori della Seconda Repubblica. Che, a differenza della Prima, non è nata dalla Resistenza, ma dalle stragi e dalle trattative, dalle bombe e dal sangue dei morti uccisi dalla mafia.

Uno stillicidio di notizie, indiscrezioni, rivelazioni, ritrattazioni, messaggi cifrati, bufale e depistagli tra luglio e agosto. Uno stuolo di vecchi arnesi della politica Ancien régime che ritrovano improvvisamente la memoria e la favella per svelare o balbettare mezze verità rimaste sepolte per 17 anni, lanciandosi segnali e lasciando intendere di sapere più di ciò che dicono. Come ai tempi del caso Moro, con le «manine» e le «manone» evocate da Bettino Craxi per tenere sulla corda Giulio Andreotti e gli improvvisi quanto intermittenti lampi di memoria di Francesco Cossiga. Poi di nuovo il silenzio, in attesa di una nuova vampata. La stampa italiana ha usato, spremuto e gettato via le terribili novità che stanno emergendo in Sicilia sulla storia delle trattative tra Stato e mafia a cavallo del 1992-’93, mentre la mafia bombardava lo Stato e poi smetteva di bombardarlo fondando o aiutando a fondare la Seconda Repubblica, come se si trattasse del solito giallo dell’estate. Per fortuna alcune procure della Repubblica – quelle di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano – se ne stanno occupando con passione e competenza, anche se non sempre col necessario coordinamento, convinte che questa sia probabilmente l’ultima grande occasione per dare un volto e un nome a chi suggerì a Cosa Nostra le stragi politico-mafiose di via D’Amelio a Palermo (19 luglio 1992), di via Fauro a Roma (14 maggio 1993), di via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), di via Palestro a Milano e delle basiliche romane di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (27 luglio 1993), nonché la fallita e poi annullata strage dello stadio Olimpico di Roma (ottobre-novembre 1993), dopodichè la Mafia ricominciò a convivere con lo Stato in perfetta coincidenza con la nascita di Forza Italia.

Che cosa c’è di nuovo su quel fronte, di così nuovo da indurre le procure a riaprire vecchi fascicoli archiviati o a inaugurarne di nuovi, fino al punto di sollecitare le revisioni delle sentenze definitive a carico degli esecutori materiali della strage Borsellino?

Al momento, a quanto risulta, la procura di Caltanissetta indaga sulle novità emerse a proposito di via D’Amelio, grazie alle testimonianze di Massimo Ciancimino e del nuovo pentito Gaspare Spatuzza, il quale s’è autoaccusato dell’attentato, sbugiardando la versione di un altro reo confesso, Vincenzo Scarantino (la conseguenza sarà la revisione delle condanne degli esecutori e dei mandanti «interni» di via D’Amelio nel processo basato anche sulle dichiarazioni di Scarantino).

Le procure di Firenze e Milano hanno riaperto il versante dei mandati esterni delle stragi nel continente del 1993 a Milano, Firenze e Roma: pare che Spatuzza abbia svelato ai pm fiorentini e al procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini nuovi particolari sul ruolo della famiglia Graviano e sugli interessi di questa con personaggi e ambienti milanesi legati a Marcello Dell’Utri («Giuseppe Graviano», avrebbe detto Spatuzza, «mi disse che per l’attentato all’Olimpico avevamo la copertura politica del nostro compaesano», e secondo il quotidiano la Repubblica quel compaesano sarebbe stato individuato in Marcello Dell’Utri. Di quei legami c’è ampia traccia nel processo dell’Utri, a proposito di un episodio dei primi mesi del 1992, quando il braccio destro del Cavaliere ottiene un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, giovane e promettente calciatore figlio di un complice dei fratelli Graviano. A sponsorizzarlo era un commerciante vicino alla mafia, Carmelo Barone. Lo racconta proprio il padre del baby campione, Giuseppe D’Agostino. Dell’Utri nega. Senonché, sulle sue agende, il 2 settembre 1992 risulta questa annotazione: «Barone Melo via Lincoln 1 – calcio interessa al Milan – ragazzo 10 anni in ritiro pulcini Milan interessati D’Agostino Gaetano». È la prova che non dice la verità).

Infine la procura di Palermo, da quando Ciancimino jr. ha spalancato il vaso di Pandora delle attività del padre Vito, ha riaperto un vecchio fascicolo sulle trattative fra pezzi dello Stato e di Cosa Nostra che fecero da sfondo alla stagione stragista del 1992-’93. Ma, come ha dovuto precisare il procuratore capo Francesco Messineo dopo alcune farneticazioni di Silvio Berlusconi, i pm palermitani non hanno alcuna competenza per indagare sulle stragi e non lo stanno facendo. [...]

M. Travaglio
tratto da MicroMega 5/2009

L’articolo prosegue affrontando nel particolare le progressive dichiarazioni del figlio di Vito Ciancimino, i rapporti che l’ex-sindaco di Palermo intratteneva con Provenzano e la relazione dei due con l’arresto di Riina, le collaborazioni con il colonnello Mori e il capitano De Donno, gli ufficiali del Ros dei carabinieri che trattarono la cattura dei superlatitanti. Inoltre denuncia l’insabbiamento delle intercettazioni rilevate nel 2003-04 che svelavano i rapporti d’affari del padre del teste con politici siciliani quali Vizzini, Cuffaro, Cintola e Romano (una circolare del procuratore Grasso, nel 2005, “intimava di non trascrivere telefonate in cui comparissero le voci di parlamentari prima che il parlamento avesse concesso l’autorizzazione” e nemmeno di citarle) e la ricomparsa, nelle frasi di Ciancimino jr., del papello (l’elenco delle richieste di Cosa Nostra allo Stato per mettere fine alle stragi del ‘92-’93). E ancora palesa le trascuratezze delle indagini passate sul ruolo di mediatore di Dell’Utri nello scambio di lettere tra Provenzano e Berlusconi, dell’assegno di 35 milioni che il presidente del Consiglio aveva consegnato a Vito Ciancimino, delle responsabilità del senatore Mancino nei collegamenti con Cosa Nostra che avrebbero poi coinvolto Borsellino e la sua scorta negli sviluppi mortali che si conoscono. Un ciclone di nomi noti della politica che emergono uno dopo l’altro conseguenzialmente, fino a ricordare l’inquietudine che Ciampi aveva confessato in un’intervista a Repubblica nel periodo estivo, in cui associava alla regia mafiosa delle stragi, quelle della P2. Un ciclone che travolge ogni verità e ne lascia ricadere qualche frammento troppo lentamente, senza che i pezzi possano ricomporre in modo univoco quella che era stata la realtà. La reazione a catena culmina con la domanda che il giornalista candidamente propone al personaggio più prestigioso emerso dall’indagine, quello che è anche il suo bersaglio privilegiato e che rifiuta puntualmente le accuse che gli vengono rivolte interpretandole come cospirazioni: «Scusi, presidente, ma in che senso indagare sulle stragi di mafia equivale a cospirare contro di lei, o di voi? E chi sareste, poi, voi? C’è qualcosa che noi non sappiamo e voi sì? Ci siamo persi qualche passaggio? Lei o voi c’entrate per caso qualcosa con le stragi di mafia?». È forte la tentazione di dire che non troveremo mai una risposta definitiva a questa domanda… Fortunatamente non lo è abbastanza.

Eduardo Di Pietro





Un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità…

22 09 2009

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Un evento storico, un sogno realizzato o un incubo a seconda dei punti di vista. Beluga Fraternity e Beluga Foresight, due navi commerciali tedesche da 12 mila tonnellate partite in luglio dalla Corea del Sud, stanno arrivando nel porto olandese di Rotterdam. È la loro destinazione finale; sabato scorso erano approdate a Yamburg, in Siberia, scaricando materiali da costruzione e componenti per la siderurgia. Di storico c’è che si tratta del primo viaggio commerciale che, doppiato lo stretto di Bering, abbia affrontato con successo il leggendario Passaggio a Nord-Est. Questo collegamento fra Oceano Atlantico e Oceano Pacifico per 500 anni è parso alle nazioni marinare un sogno, in grado di accorciare le rotte cargo dall’Estremo Oriente all’Europa di oltre 4.000 miglia nautiche rispetto al passaggio dal Canale di Suez. Ma era un sogno impossibile, a causa dei ghiacci. Pochi giorni fa il presidente del Gruppo Beluga ha dichiarato che non si tratta di un esperimento ma del primo passo verso l’apertura mondiale del passaggio. Buon per loro. Quanto al pianeta, per usare le parole dell’equipaggio di Artic Sunrise la nave di Greenpeace, «non c’è proprio niente da festeggiare, semmai molto da fare perché questa è un’altra prova del riscaldamento del clima». È infatti lo scioglimento senza precedenti dei ghiacci artici ad aver reso possibile la navigazione. La riduzione in dimensioni e spessore della calotta polare sono un dato costante degli ultimi decenni. Il viaggio delle due Beluga è «un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità» titola il quotidiano inglese The Independent parafrasando la famosa frase di Neil Armstrong dalla Luna e parlando di «cupa pietra miliare verso la catastrofe ambientale». Lo scioglimento estivo del ghiaccio nell’Artico si è ampliato e accelerato, aprendo canali prima impraticabili. Per la storia, lassù molte spedizioni di esploratori finirono in tragedie. Ci provò per primo l’inglese Richard Chancellor nel 1553; la sua imbarcazione rimase intrappolata fra i ghiacci ma egli riuscì ad abbandonarla e camminando sul ghiaccio si salvò in Russia. Il resto dell’equipaggio invece fu ritrovato congelato sulla nave due anni dopo. Nel 1597 la nave dell’esploratore danese William Barents (che diede il nome al relativo mare) finì schiacciata dai ghiacci; trascorsero l’inverno mangiando orsi polari, ma non sopravvissero. Simili disastri sono cose del passato. Il disastro climatico è cosa di oggi. Il passaggio è stato attraversato senza alcun incidente malgrado sia stata una «prima assoluta». Non una passeggiata comunque. Le due navi hanno incontrato vaganti banchi di ghiaccio che definiremmo «superstiti», nebbia, neve, iceberg traditori emergenti per solo un metro. Le hanno assistite due navi rompighiaccio fornite dalla Russia (la nuova rotta potrebbe trasformare le fortune economiche di Mosca, che ora spera in una «corsa all’Artico», con la rotta a Nord-Est in competizione con Suez e Panama). Certo le miglia e dunque la nafta risparmiate (in soldoni 92 mila dollari per ognuna delle due Beluga, dice la compagnia) se moltiplicate per l’enormità di viaggi che solcano gli oceani significano meno gas serra emessi in atmosfera. Ma sarebbe molto più efficace ridurre la circolazione di merci. Inoltre, la riduzione dei ghiacci renderà più facili le esplorazioni e le estrazioni petrolifere al fondo del mare. Molto attive in Alaska e Canada la Royal Ducth Shell e la Bp. Così l’economia fossile, causa del disastro climatico, prospererà. Un perfetto circolo vizioso.

www.ilmanifesto .it

A pochi giorni da questa memorabile esperienza, segnaliamo la presentazione del film “The Age of stupid” di Franny Armstrong: un documentario sulle conseguenze mondiali dell’inquinamento ed – è il caso di dirlo – della stupidità umana.

Il film The Age of Stupid (www.ageofstupid.net), “manifesto” sui cambiamenti climatici, sostenuto dalle associazioni ambientaliste, sarà sugli schermi internazionali da martedì 22 in occasione dell’incontro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. A Roma la proiezione ci sarà alle ore 19 al nuovo cinema Aquila (via l’Aquila 68).

IL FILM – Citato come uno dei film più importanti del nostro tempo, l’acclamato documentario di Franny Armstrong, è interpretato dal candidato agli Oscar Pete Postlethwaite (Nel nome del padre, I soliti sospetti). The Age of Stupid, sostenuto anche da Greenpeace e WWF, rappresenta un messaggio preciso e coinvolgente, un allarme sul mondo di oggi, in vista della Conferenza di Copenhagen dove – il prossimo dicembre – dovrà essere ratificato il nuovo trattato sul clima, che aggiornerà il Protocollo di Kyoto. L’attore vive i giorni del 2055, nei panni di un uomo in solitudine in un mondo ormai devastato e riguarda vecchi filmati del 2008.

L’IMPEGNO – «Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?» è la domanda che tuonerà sugli schermi il 21, data del lancio mondiale della pellicola a New York, alla presenza di Kofi Annan. Il 22 la premiere coinvolgerà 40 paesi, dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa. L’evento mira a diventare la premiere, in simultanea, più vista della storia del cinema grazie alla tecnologia satellitare. Questo aspetto, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole e sulla loro distribuzione, abbatte notevolmente le emissioni di Co2.

www.corriere.it

Per approfondire la problematica legata allo scioglimento dei ghiacci ecco il reportage “Ghiaccio bollente“: Canada. Alaska. Polo Nord. Tre viaggi in cima al mondo. Per misurare quanto i cambiamenti climatici stanno disgregando un ecosistema meraviglioso. Tra orsi che non hanno più dove cacciare, cani da slitta che arrancano, ghiacciai che si sciolgono. E col timore che tutto questo domani possa scomparire dal Polo Nord.

Eduardo Di Pietro





La mafia politique existe

21 09 2009
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Comprendre l’Italie à travers ses nuances
Le blog de Eric Valmir

LA MAFIA POLITIQUE EXISTE (en marge du procès Dell’Utri)

http://radiofrance-blogs.com/eric-valmir/2009/09/18/la-mafia-politique-existe

TRADUZIONE

LA MAFIA POLITICA ESISTE (a margine del processo dell’Utri)

Di Eric Valmir, inviato speciale a Roma per France Inter

Prima di tutto, rievocazione di una definizione. La mafia non è una storia di boss, di piccoli delinquenti e di semplice organizzazione criminale, è una classe detta dirigente (imprenditori, avvocati, medici, membri della loggia massonica P2) il cui solo interesse è di preservare i propri privilegi socio economici.

I suoi legami nel mondo politico esistono da che tempo è tempo. E non è un fantasma di magistrati o di giornalisti.

I fatti sono sulla pubblica piazza. Prendiamo semplicemente l’affare della settimana. Questi cargo pieni di rifiuti tossici affondati dalla Mafia calabrese al largo delle coste italiane. Una pratica che esiste da piu’ di 20 anni.

1. La logistica che presuppongono simili operazioni. Prendere un cargo di 110 metri. Sui docks, portare i container dei rifiuti, caricarli, partire tranquillamente a 20Km al largo, e far saltare il tutto.

2. Nel ‘95, dei fusti erano sfuggiti al Koraline, un altro cargo affondato. Affare archiviato per il Ministero della Giustizia.

3. Dopo la denuncia di questi crimini contro l’ambiente da migliaia di ecologisti, l’ex procuratore di Reggio negli anni ‘90 aveva domandato un credito al governo per condurre un’inchiesta. Rifiuto senza spiegazioni.

4. Dichiarazione del pentito Francesco Fonti “si spedivano in Africa anche dei fusti radioattivi, in Somalia. Perchè il porto di Bosasso all’epoca era controllato dall’esercito italiano. Si sapeva che i militari distoglievano lo sguardo quando si scaricava.”

Ed ammettendo una riserva su dichiarazioni del pentito, i primi tre punti sono per contro stabiliti. Tutto come la freddezza attuale del governo Berlusconi ad accordare i mezzi per l’inchiesta in corso.

Ma non è il governo Berlusconi da biasimare, è tutto un sistema. Mai la definizione di piovra ha caratterizzato con tanta precisione una mafia tentacolare nelle ramificazioni dello Stato e dei poteri pubblici.

Già nel 1838, Pietro Calà Ulloa, magistrato di Trapani (Sicilia) scriveva : “in numerosi comuni, esistono delle unioni e delle fraternità senza colore politico, senza alcun altro legame che la dipendenza ad un capo o ad un arciprete che estorcono in tutta impunità e che sono dei “piccoli governi” nel governo. Aggrediscono i funzionari…/…Molti alti funzionari hanno preferito diventare oppressori che oppressi e si sono messi a fianco dell’illegalità…/…scam

bi di servizi che diventano un modello di società.

Nel 1877, Leopoldo Franchetti, eletto dalla destra liberale denuncia i legami tra mafiosi ed eletti. “I malfattori sono protetti da appoggi politici o da accordi economici”.

Nel 1901, in un giornale economico (Giornale degli economisti), Gaetano Mosca evoca “la Mafia dei colletti bianchi”, i compromessi tra le autorità pubbliche ed i gruppi mafiosi.

Questo dato di fatto non significa pertanto che tutto il sistema politico è marcio. Tutti gli eletti e le organizzazioni rilevanti un demanio pubblico non sono tutte implicate.

La prova, da piu’ di 50 anni, delle commissioni parlamentari anti-mafia portano avanti inchieste sui legami con il mondo politico. Investigazioni integre e tenaci.

Purtroppo (in italiano nel testo n.d.t.), come lo scrive il primo Presidente della Commissione : “quelli che si aspettano che noi riveliamo alla luce del giorno complicità e connivenza tra Mafia e mondo poltico possono ritornare a casa loro…/…questo legame costituisce la sopravvivenza della Mafia.”

Malgrado un lavoro di inchiesta e di raccolta di testimonianze, le commissioni non riescono ad attribuire delle responsabilità di determinati individui.

Per 40 anni, il PCI (Partito Comunista Italiano) ha denunciato i legami tra la Democrazia Cristiana e la Mafia. All’indomani della guerra “La Democrazia Cristiana al potere accorda l’impunità alla classe dirigente mafiosa che in cambio invia dei delinqui a schiacciare i movimenti sindacali e le rivendicazioni contadine.”

Negli anni ‘60, i comunisti rimproverano alla Democrazia Cristiana di “accettare il sostegno elettorale dei delinquenti e della Mafia”.

L’errore dei comunisti è di trasformare questa denuncia in lotta politica. Un dibattito presupposto partigiano per far cadere la Democrazia Cristiana e prendere il potere. Errore strategico che profitta ai suoi avversari.

Durante questo periodo, tutti coloro, giudici, giornalisti, ma anche rappresentanti dello Stato ( il generale Dalla Chiesa assassinato a Palermo nel 1982 ) che lavoravano sulle ramificazioni tra politica e Mafia, vengono assassinati.

Bisogna aspettare il processo (dal 1992 al 2004) di Giulio Andreotti pilastro della Democrazia Cristiana per sentire la dimensione politica della Mafia citata nei tribunali ed occupare il cuore dei dibattiti.

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Una posta che si ritrova oggi in gioco nella Corte d’Appello di Palermo nel processo a Marcello Dell’Utri.

All’indomani di questa crisi profonda dove la Democrazia Cristiana crolla nel 1992 (collusione con la mafia, corruzione), la Mafia ha, allo stesso modo di un’impresa in crisi, passato un patto con la nuova classe poltica emergente?

La stessa questione resta posta per l’unità italiana. La Mafia già presente non ha sostenuto la creazione di uno Stato Italiano? Non per controllarlo ma per lavorarci insieme? Interrogazioni formulate da tutti gli storici e gli eletti di destra dell’epoca. “Era piu’ facile per la Mafia di avere un interlocutore unico piuttosto che dei piccoli governi locali disseminati in un sistema federale.”

Questi ultimi anni dopo il processo Andeotti e malgrado il processo Dell’Utri, la dimensione politica della Mafia è scomparsa dai dibattiti parlamentari. I comunisti non la evocano piu’.

NELLO STESSO MODO IN CUI IL MARCIO PROGRESSA SU UN FRUTTO, LA MAFIA HA TROVATO DEGLI AMICI ANCHE TRA I VERDI ED I COMUNISTI.

Il suo segreto : scoprire nell’organizzazione che la combatte, la falla umana. E sfruttarla. Un uomo è sempre fragile. E se la Mafia resiste, da parte sua, è giustamente perché dietro il suo nome, non ha mai svelato un essere umano. Degli individui isolati cadono talvolta. Dei padrini.
Colmo del cinismo, dei padrini abbandonati a sé stessi dalla Mafia, questa entità torbida e inafferrabile.

Il giudice Giovanni Falcone non a caso diceva “la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani, è destinata a morire”.

Resta ancora da scoprire questo fatto umano.





Lo cunto de lu mare

18 09 2009

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Imprevedibile. Mutevole. Affascinante. Da sempre studiato e pur sempre sconosciuto; travolgente, implacabile. Questo è il mare, così com’è l’arte. Le città portuali, e Napoli su tutte, possiedono un’essenza di acqua salata. E possono ben dirlo gli artisti che hanno esposto le proprie creazioni presso la Stazione Marittima di Calata Porta di Massa, nel porto di Napoli. “Lo cunto de lu mare” è la mostra organizzata dall’associazione culturale Onlus “Whipart”, alla sua seconda edizione, questa volta incentrata sulle “storie di viaggio”.

Sessantuno opere tra dipinti, sculture, fotografie e installazioni che i viaggiatori, nell’attesa di imbarcarsi, possono condividere con i partecipanti – non a caso, per la maggior parte di origine partenopea. «L’intento narrativo del mio quadro – mi spiega Giovanni Mangiacapra, uno dei pittori presenti al vernissage del 16 settembre, – sta nelle storie che il mare conserva. Raccoglie tragedie e, se pensiamo agli stranieri che tentano di arrivare clandestinamente in Italia, è un cimitero addirittura. Ma è anche l’unione di esperienze individuali e collettive». Di fatti “Racconti di mare” è il suo quadro, una pioggia astratta di colori dal centro tempestoso e dai margini che evocano la quiete precedente e successiva a una burrasca.. «Il mare raccoglie tanto ma può anche ribellarsi» mi avverte.

Racconti di mare - G. Mangiacapra

G. Mangiacapra - Racconti di mare

C’è molto da riflettere e Paolo Napolitano si allaccia subito ai miei pensieri con “Una porta sul mare”, una vera e propria porta sulla quale una chiave dipinta lascia intravedere i fondali oceanici e localizza il proprio fulcro nella mente umana. «Questa è una porta sulla vita: dal mare arriva tutto per noi, la cultura, le merci, le idee. Ci offre uno sviluppo illimitato ma non sappiamo sfruttarlo. Basta guardare a ciò che stava accadendo nelle acque di Capri il mese scorso». Come dargli torto? Il mare tollera le nostre ottusità. Intanto da un uscio socchiuso filtra un rivolo di colori nell’oscurità: è il “Mare nella stanza” di Lello Bavenni. «Il nero non è un colore, è un’assenza. L’assenza che è in noi». Così interpreta l’opera realizzata con uno svolgimento che alterna il lavoro a mano all’elaborazione digitale delle immagini.

B. Bruno - Viaggio

B. Bruno - Viaggio

Sperya - Onde

Sperya - Onde

Ancor più interessante lo studio preparatorio effettuato da Jeannette Rütsche, alias Sperya, per le sue stampe digitali su bandiere nautiche. L’artista fissa dei parametri che un software elabora secondo i canoni della geometria frattale. Così ottiene dei risultati frazionari (caratterizzati cioè da proprietà di autosimiglianza) irripetibili mentre l’effetto estetico è quello di “Oceano” e di “Onde”: il mondo naturale riflette l’insondabile interiorità degli uomini. Ma il viaggio non è solo un sogno, è anche una condizione esistenziale. Oppure una necessità spesso mortale, come Achille Cevoli e il suo “Acquario di stelle” testimoniano: una geniale installazione dedicata alle vittime che ogni giorno lasciano la vita nel Mediterraneo per gli interessi dei criminali e la scelleratezza dei politici.

A. Cevoli - Acquario di stelle

A. Cevoli - Acquario di stelle

“Lo cunto de lu mare – storie di viaggio” sarà un viaggio interiore da intraprendere tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20 gratuitamente, fino alla serata di chiusura del 22 settembre. Si salpa dalla Stazione Marittima di Calata Porta di Massa, molo 18, porto di Napoli.

Eduardo Di Pietro