I nuovi fascismi mascherati e la Sinistra smarrita

15 10 2009

Per tutti gli affezionati e straordinari lettori di questo blog (altrettanto stra-ordinario :P ) condivido un’interessante intervista a José Saramago pubblicata sul numero di ieri de Il Fatto Quotidiano. Il premio Nobel portoghese esprime le sue opinioni sulla politica italiana, sul presidente del Consiglio e sul Vaticano invitando ad una riflessione onesta e lucida, com’è nel suo stile.

Tra domande e risposte Saramago si riferisce anche allo spiacevole rifiuto, da parte dell’Einaudi, per la pubblicazione italiana del suo ultimo libro, il Quaderno (presentato in questi giorni), che raccoglie i post scritti sul suo blog e, per l’appunto, anche i pareri negativi sul nostro Cavaliere. Tre di questi post sono leggibili qui, qui e qui.
Non avendo reperito il curioso giornale in pdf, l’ho maldestramente scannerizzato…

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Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2009

Trascrivo qui i righi illegibili ordinati per colonne:
2) … voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.
3) … concretizzando intanto un programma di destra”.
5) … dirigenti è arrivata al punto da far fare loro una cosa che probabilmente nessuno aveva…
6) Flores d’Arcais – L’antifascismo è la radice moderna della democrazia in Europa, esattamente come l’illuminismo e le grandi rivoluzioni…

Buona lettura ;) !

Eduardo





Zanotelli&mago Merlino

10 10 2009

“Uscire dai problemi da soli è l’egoismo, uscirne insieme è la politica”…





Un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità…

22 09 2009

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Un evento storico, un sogno realizzato o un incubo a seconda dei punti di vista. Beluga Fraternity e Beluga Foresight, due navi commerciali tedesche da 12 mila tonnellate partite in luglio dalla Corea del Sud, stanno arrivando nel porto olandese di Rotterdam. È la loro destinazione finale; sabato scorso erano approdate a Yamburg, in Siberia, scaricando materiali da costruzione e componenti per la siderurgia. Di storico c’è che si tratta del primo viaggio commerciale che, doppiato lo stretto di Bering, abbia affrontato con successo il leggendario Passaggio a Nord-Est. Questo collegamento fra Oceano Atlantico e Oceano Pacifico per 500 anni è parso alle nazioni marinare un sogno, in grado di accorciare le rotte cargo dall’Estremo Oriente all’Europa di oltre 4.000 miglia nautiche rispetto al passaggio dal Canale di Suez. Ma era un sogno impossibile, a causa dei ghiacci. Pochi giorni fa il presidente del Gruppo Beluga ha dichiarato che non si tratta di un esperimento ma del primo passo verso l’apertura mondiale del passaggio. Buon per loro. Quanto al pianeta, per usare le parole dell’equipaggio di Artic Sunrise la nave di Greenpeace, «non c’è proprio niente da festeggiare, semmai molto da fare perché questa è un’altra prova del riscaldamento del clima». È infatti lo scioglimento senza precedenti dei ghiacci artici ad aver reso possibile la navigazione. La riduzione in dimensioni e spessore della calotta polare sono un dato costante degli ultimi decenni. Il viaggio delle due Beluga è «un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità» titola il quotidiano inglese The Independent parafrasando la famosa frase di Neil Armstrong dalla Luna e parlando di «cupa pietra miliare verso la catastrofe ambientale». Lo scioglimento estivo del ghiaccio nell’Artico si è ampliato e accelerato, aprendo canali prima impraticabili. Per la storia, lassù molte spedizioni di esploratori finirono in tragedie. Ci provò per primo l’inglese Richard Chancellor nel 1553; la sua imbarcazione rimase intrappolata fra i ghiacci ma egli riuscì ad abbandonarla e camminando sul ghiaccio si salvò in Russia. Il resto dell’equipaggio invece fu ritrovato congelato sulla nave due anni dopo. Nel 1597 la nave dell’esploratore danese William Barents (che diede il nome al relativo mare) finì schiacciata dai ghiacci; trascorsero l’inverno mangiando orsi polari, ma non sopravvissero. Simili disastri sono cose del passato. Il disastro climatico è cosa di oggi. Il passaggio è stato attraversato senza alcun incidente malgrado sia stata una «prima assoluta». Non una passeggiata comunque. Le due navi hanno incontrato vaganti banchi di ghiaccio che definiremmo «superstiti», nebbia, neve, iceberg traditori emergenti per solo un metro. Le hanno assistite due navi rompighiaccio fornite dalla Russia (la nuova rotta potrebbe trasformare le fortune economiche di Mosca, che ora spera in una «corsa all’Artico», con la rotta a Nord-Est in competizione con Suez e Panama). Certo le miglia e dunque la nafta risparmiate (in soldoni 92 mila dollari per ognuna delle due Beluga, dice la compagnia) se moltiplicate per l’enormità di viaggi che solcano gli oceani significano meno gas serra emessi in atmosfera. Ma sarebbe molto più efficace ridurre la circolazione di merci. Inoltre, la riduzione dei ghiacci renderà più facili le esplorazioni e le estrazioni petrolifere al fondo del mare. Molto attive in Alaska e Canada la Royal Ducth Shell e la Bp. Così l’economia fossile, causa del disastro climatico, prospererà. Un perfetto circolo vizioso.

www.ilmanifesto .it

A pochi giorni da questa memorabile esperienza, segnaliamo la presentazione del film “The Age of stupid” di Franny Armstrong: un documentario sulle conseguenze mondiali dell’inquinamento ed – è il caso di dirlo – della stupidità umana.

Il film The Age of Stupid (www.ageofstupid.net), “manifesto” sui cambiamenti climatici, sostenuto dalle associazioni ambientaliste, sarà sugli schermi internazionali da martedì 22 in occasione dell’incontro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. A Roma la proiezione ci sarà alle ore 19 al nuovo cinema Aquila (via l’Aquila 68).

IL FILM – Citato come uno dei film più importanti del nostro tempo, l’acclamato documentario di Franny Armstrong, è interpretato dal candidato agli Oscar Pete Postlethwaite (Nel nome del padre, I soliti sospetti). The Age of Stupid, sostenuto anche da Greenpeace e WWF, rappresenta un messaggio preciso e coinvolgente, un allarme sul mondo di oggi, in vista della Conferenza di Copenhagen dove – il prossimo dicembre – dovrà essere ratificato il nuovo trattato sul clima, che aggiornerà il Protocollo di Kyoto. L’attore vive i giorni del 2055, nei panni di un uomo in solitudine in un mondo ormai devastato e riguarda vecchi filmati del 2008.

L’IMPEGNO – «Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?» è la domanda che tuonerà sugli schermi il 21, data del lancio mondiale della pellicola a New York, alla presenza di Kofi Annan. Il 22 la premiere coinvolgerà 40 paesi, dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa. L’evento mira a diventare la premiere, in simultanea, più vista della storia del cinema grazie alla tecnologia satellitare. Questo aspetto, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole e sulla loro distribuzione, abbatte notevolmente le emissioni di Co2.

www.corriere.it

Per approfondire la problematica legata allo scioglimento dei ghiacci ecco il reportage “Ghiaccio bollente“: Canada. Alaska. Polo Nord. Tre viaggi in cima al mondo. Per misurare quanto i cambiamenti climatici stanno disgregando un ecosistema meraviglioso. Tra orsi che non hanno più dove cacciare, cani da slitta che arrancano, ghiacciai che si sciolgono. E col timore che tutto questo domani possa scomparire dal Polo Nord.

Eduardo Di Pietro





La mafia politique existe

21 09 2009
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Comprendre l’Italie à travers ses nuances
Le blog de Eric Valmir

LA MAFIA POLITIQUE EXISTE (en marge du procès Dell’Utri)

http://radiofrance-blogs.com/eric-valmir/2009/09/18/la-mafia-politique-existe

TRADUZIONE

LA MAFIA POLITICA ESISTE (a margine del processo dell’Utri)

Di Eric Valmir, inviato speciale a Roma per France Inter

Prima di tutto, rievocazione di una definizione. La mafia non è una storia di boss, di piccoli delinquenti e di semplice organizzazione criminale, è una classe detta dirigente (imprenditori, avvocati, medici, membri della loggia massonica P2) il cui solo interesse è di preservare i propri privilegi socio economici.

I suoi legami nel mondo politico esistono da che tempo è tempo. E non è un fantasma di magistrati o di giornalisti.

I fatti sono sulla pubblica piazza. Prendiamo semplicemente l’affare della settimana. Questi cargo pieni di rifiuti tossici affondati dalla Mafia calabrese al largo delle coste italiane. Una pratica che esiste da piu’ di 20 anni.

1. La logistica che presuppongono simili operazioni. Prendere un cargo di 110 metri. Sui docks, portare i container dei rifiuti, caricarli, partire tranquillamente a 20Km al largo, e far saltare il tutto.

2. Nel ‘95, dei fusti erano sfuggiti al Koraline, un altro cargo affondato. Affare archiviato per il Ministero della Giustizia.

3. Dopo la denuncia di questi crimini contro l’ambiente da migliaia di ecologisti, l’ex procuratore di Reggio negli anni ‘90 aveva domandato un credito al governo per condurre un’inchiesta. Rifiuto senza spiegazioni.

4. Dichiarazione del pentito Francesco Fonti “si spedivano in Africa anche dei fusti radioattivi, in Somalia. Perchè il porto di Bosasso all’epoca era controllato dall’esercito italiano. Si sapeva che i militari distoglievano lo sguardo quando si scaricava.”

Ed ammettendo una riserva su dichiarazioni del pentito, i primi tre punti sono per contro stabiliti. Tutto come la freddezza attuale del governo Berlusconi ad accordare i mezzi per l’inchiesta in corso.

Ma non è il governo Berlusconi da biasimare, è tutto un sistema. Mai la definizione di piovra ha caratterizzato con tanta precisione una mafia tentacolare nelle ramificazioni dello Stato e dei poteri pubblici.

Già nel 1838, Pietro Calà Ulloa, magistrato di Trapani (Sicilia) scriveva : “in numerosi comuni, esistono delle unioni e delle fraternità senza colore politico, senza alcun altro legame che la dipendenza ad un capo o ad un arciprete che estorcono in tutta impunità e che sono dei “piccoli governi” nel governo. Aggrediscono i funzionari…/…Molti alti funzionari hanno preferito diventare oppressori che oppressi e si sono messi a fianco dell’illegalità…/…scam

bi di servizi che diventano un modello di società.

Nel 1877, Leopoldo Franchetti, eletto dalla destra liberale denuncia i legami tra mafiosi ed eletti. “I malfattori sono protetti da appoggi politici o da accordi economici”.

Nel 1901, in un giornale economico (Giornale degli economisti), Gaetano Mosca evoca “la Mafia dei colletti bianchi”, i compromessi tra le autorità pubbliche ed i gruppi mafiosi.

Questo dato di fatto non significa pertanto che tutto il sistema politico è marcio. Tutti gli eletti e le organizzazioni rilevanti un demanio pubblico non sono tutte implicate.

La prova, da piu’ di 50 anni, delle commissioni parlamentari anti-mafia portano avanti inchieste sui legami con il mondo politico. Investigazioni integre e tenaci.

Purtroppo (in italiano nel testo n.d.t.), come lo scrive il primo Presidente della Commissione : “quelli che si aspettano che noi riveliamo alla luce del giorno complicità e connivenza tra Mafia e mondo poltico possono ritornare a casa loro…/…questo legame costituisce la sopravvivenza della Mafia.”

Malgrado un lavoro di inchiesta e di raccolta di testimonianze, le commissioni non riescono ad attribuire delle responsabilità di determinati individui.

Per 40 anni, il PCI (Partito Comunista Italiano) ha denunciato i legami tra la Democrazia Cristiana e la Mafia. All’indomani della guerra “La Democrazia Cristiana al potere accorda l’impunità alla classe dirigente mafiosa che in cambio invia dei delinqui a schiacciare i movimenti sindacali e le rivendicazioni contadine.”

Negli anni ‘60, i comunisti rimproverano alla Democrazia Cristiana di “accettare il sostegno elettorale dei delinquenti e della Mafia”.

L’errore dei comunisti è di trasformare questa denuncia in lotta politica. Un dibattito presupposto partigiano per far cadere la Democrazia Cristiana e prendere il potere. Errore strategico che profitta ai suoi avversari.

Durante questo periodo, tutti coloro, giudici, giornalisti, ma anche rappresentanti dello Stato ( il generale Dalla Chiesa assassinato a Palermo nel 1982 ) che lavoravano sulle ramificazioni tra politica e Mafia, vengono assassinati.

Bisogna aspettare il processo (dal 1992 al 2004) di Giulio Andreotti pilastro della Democrazia Cristiana per sentire la dimensione politica della Mafia citata nei tribunali ed occupare il cuore dei dibattiti.

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Una posta che si ritrova oggi in gioco nella Corte d’Appello di Palermo nel processo a Marcello Dell’Utri.

All’indomani di questa crisi profonda dove la Democrazia Cristiana crolla nel 1992 (collusione con la mafia, corruzione), la Mafia ha, allo stesso modo di un’impresa in crisi, passato un patto con la nuova classe poltica emergente?

La stessa questione resta posta per l’unità italiana. La Mafia già presente non ha sostenuto la creazione di uno Stato Italiano? Non per controllarlo ma per lavorarci insieme? Interrogazioni formulate da tutti gli storici e gli eletti di destra dell’epoca. “Era piu’ facile per la Mafia di avere un interlocutore unico piuttosto che dei piccoli governi locali disseminati in un sistema federale.”

Questi ultimi anni dopo il processo Andeotti e malgrado il processo Dell’Utri, la dimensione politica della Mafia è scomparsa dai dibattiti parlamentari. I comunisti non la evocano piu’.

NELLO STESSO MODO IN CUI IL MARCIO PROGRESSA SU UN FRUTTO, LA MAFIA HA TROVATO DEGLI AMICI ANCHE TRA I VERDI ED I COMUNISTI.

Il suo segreto : scoprire nell’organizzazione che la combatte, la falla umana. E sfruttarla. Un uomo è sempre fragile. E se la Mafia resiste, da parte sua, è giustamente perché dietro il suo nome, non ha mai svelato un essere umano. Degli individui isolati cadono talvolta. Dei padrini.
Colmo del cinismo, dei padrini abbandonati a sé stessi dalla Mafia, questa entità torbida e inafferrabile.

Il giudice Giovanni Falcone non a caso diceva “la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani, è destinata a morire”.

Resta ancora da scoprire questo fatto umano.





Futurismo Manifesto 100×100

5 09 2009

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«Avevamo vegliato tutta la notte – i miei amici ed io – sotto lampade di moschee dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso fulgore di un cuore elettrico». Era il 20 febbraio 1909 e “Le Figaro” pubblicava l’appassionato “Manifesto del Futurismo” firmato Filippo Tommaso Marinetti. Esattamente un secolo dopo, la mostra “Futurismo Manifesto 100×100 – 100 anni per 100 manifesti” rende noto al grande pubblico che questo manifesto non fu pubblicato per la prima volta a Parigi, in francese. Bensì a Napoli. Il 14 febbraio dello stesso anno (con una settimana di anticipo, quindi) veniva fondato uno dei movimenti più innovativi del Novecento su “La Tavola Rotonda”, una rivista letteraria piedigrottesca edita da Ferdinando Bideri. Il numero del settimanale è collocato all’entrata della mostra, allestita nella Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli.

Curata dal critico Achille Bonito Oliva, “Futurismo Manifesto 100×100” è stata aperta il 3 settembre ed ha inaugurato la Festa di Piedigrotta 2009 – dallo scoppiettante titolo “Piedigrò-tta-tta-ttà”, in pieno stile futurista. A differenza dell’evento che ha avviato e che si esaurirà in dieci giorni, la mostra sarà visitabile fino al 3 novembre 2009. Un centinaio i manifesti tratti da riviste e pubblicazioni che ricostruiscono filologicamente il corpus teorico che sottese tutta la produzione artistica del Futurismo nei primi decenni del secolo scorso. E come nel “Manifesto tecnico della pittura futurista” leggiamo “noi porremo lo spettatore al centro del quadro”, la videoinstallazione che caratterizza l’esposizione con 35 metri di proiezioni, abbraccia il visitatore e lo immerge al centro dei manifesti. L’obiettivo è quello di coinvolgere lo spettatore rendendolo “visit-attore”, ed è stato pienamente raggiunto. Bonito Oliva chiarisce «a noi interessa scongelare, vaporizzare le parole contenute nei manifesti e produrre un’estetizzazione espositiva attraverso un percorso che è frutto della volontà del curatore e degli architetti che hanno sposato questa necessità». Altrettanto affascinante l’ingresso alla sala, un tunnel di audio-visioni con trenta piccoli monitor su cui girano le foto di tutti i protagonisti del movimento futurista italiano. Veniamo accompagnati dalle loro voci in lontananza (alcune originali, altre ricostruite) mentre la lampada di moschea del salotto arabo di Marinetti, quella citata nel “Manifesto di Fondazione”, illumina fiocamente il breve percorso. Il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e gli assessori Marone e Valente hanno presieduto all’inaugurazione, arricchita dalla partecipazione di Jhon Turturro (impegnato in un film-documentario sulla canzone napoletana).

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Ribelli, alternativi, rivoluzionari, patriottici e militaristi, strenuamente antipassatisti, i nomi che aderirono al Futurismo esaltavano il progresso e piantarono il seme delle loro idee in ogni campo dell’arte. Sperimentarono la forme espressive più varie ed estreme così che, sull’esempio entusiasta di Marinetti, con gli anni si pubblicarono il “Manifesto dei Pittori Futuristi”, il “Manifesto dei Musicisti Futuristi”, quello della scultura, quello dell’architettura. Toccarono la poesia, il teatro, il neonato cinema, la fotografia, la danza e persino l’abbigliamento e la gastronomia. La mostra ricorda questo periodo ed approfondisce l’esperienza di artisti partenopei come  il poeta-pittore Francesco Cangiullo, autore, tra l’altro, del poema parolibero “Piedigrotta”. A lui è stato ispirato lo spettacolo musicale in programma “Piedigrotta Cangiullo”, realizzato da Mauro Gioia. Grazie a “Futurismo Manifesto 100×100” è nuovamente da Napoli «che noi lanciamo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il “Futurismo”».

Eduardo Di Pietro





Holiday

21 07 2009

Meritato momento di riposo dopo un anno di duro lavoro (meglio non indagare su chi se lo merita e chi no).

La vacanza. Pieni di benzina, sole, mare, aria nuova, patatine in busta, pacchetti di gomme, scarpe nuove, sandali, infradito, creme solari, olii, pappine biochimiche dal contenuto ignoto ma meglio conosciuto come olio di qualche frutto tropicale, puzza di plastica nuova, plastica sciolta al sole, mozziconi di sigaretta, salsedine, ghiaccioli, angurie, magnum duble-triple-etc caramel, corpi unti e bisunti, fritti al sole, coloriti bronzei e musiche ipnoticamente sensuali, muscoli, corpi atletici, profumi di marca, creme depilanti (più uomini che donne), occhiali da sole, gesti eroici, frasi romantiche e turpiloqui divertenti, marocchini, vù-cumprà, cinesi, uomini schiavi di tutti i colori e le razze, trattative con i venditori da spiaggia, braccialetti d’acciaio, collanine di ferro, super-santos, costumi cinesi, anelli, braccialetti brasiliani, scambi di battute in una lingua semi italiana (da un fronte a causa delle origini non nostrane, dall’altra a causa della voluta ignoranza), pane per chi non ha i denti, spreco, sporcizia, dolore, caldo, soldi, ore piccole, birra, alcolici, erba, alta velocità, tante luci, musica ad alto volume, sesso, preservativi, scambio, snobbismo, consumismo.

Pochi tipici elementi delle vacanze italiane. Almeno qui dove sono io, in un inutile paesino di mare calabrese, il quale, appena la bella stagione ed il sole lo abbandonano, torna nella sua solitudine.

Ce ne fosse uno che capisse quanto è brutto il mare da noi inquinato.

Ce ne fosse uno che capisse quanto è dolce il mare di sera, quanto è più forte di noi. Tanto per quanto tu, ominide, tenti di fare, lui sarà sempre invincibile. E’ una battaglia persa in precedenza.

Speriamo che un giorno questo oceano mare ci dia qualche lezione, perché io, stupido sconfinato, non ce la faccio a vederlo così stuprato.

Questa bestemmia non l’accetto.

Uno sconfinato nel Mediterraneo





Questione di stile

20 06 2009

Al presidente USA Barack Obama non mancano le idee. Non mancano i consensi. In particolare, non manca lo stile.
Nell’ultima settimana l’ha dimostrato alle persone…

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… agli animali…


(sembra che il partito degli insetti si sia dissociato da questo gesto)

… e dopo aver assicurato ancora lucentezza alla propria immagine con queste risolute improvvisazioni, è del tutto naturale che la maggioranza degli satunitensi sia entusiasta di tanto savoir faire. Lo testimonia l’ottimistica parodia sulle capacità del capo di Stato americano presentata ieri durante l’annuale cena dell’Associazione dei corrispondenti radio e televisivi che si è svolta al Convention Center a Washington D.C.. Il magistrale corto animato, intitolato “He’s Barack Obama” è stato prodotto dalla Jib Jab Media:

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