
“Rom. Risorsa o Minaccia?” È il titolo scelto per il focus organizzato ieri dall’Associazione TerradiConfine e dalla Caritas Santa Maria delle Grazie al Felaco. Subito si presenta agli ospiti la portata della domanda: scopo del focus, e di ciascuno dei relatori intervenuti, è fornire informazioni raccolte sul campo. Testimonianze dalla vita reale, quelle che emergono dagli interventi che si susseguono nella struttura del Rione Incis, a Ponticelli, in questo pomeriggio dedicato alla conoscenza dei Rom rumeni.
Giovanna Sito, vicepresidente dell’Associazione TerradiConfine, spiega così il senso del focus, come un’esperienza nata dall’esigenza di conoscere una realtà fisicamente così vicina e apparentemente così imperscrutabile. Racconta del progetto Una bella differenza, iniziato qualche mese fa insieme alla Caritas del Felaco, primo approccio dei giovani dell’Associazione con i bambini rom dei campi di Ponticelli incendiati circa un anno fa. E spiega poi come sia nata da lì, da quell’incontro, l’urgenza di sapere, di raccogliere informazioni e di condividerle con i cittadini.
Informazioni precise e dettagliate sono fornite, in prima battuta, dall’avvocato Christian Valle, attualmente impegnato nella difesa della ragazza rom accusata di tentato rapimento di minore nell’episodio che ha scatenato nel quartiere la caccia alle streghe. L’avvocato, che da anni si occupa di casi legati ai rom, testimonia che le percentuali di rom coinvolti in atti criminosi sono decisamente più basse rispetto a quelle relative agli italiani. Inoltre, aggiunge, i rom effettivamente giudicati colpevoli e quindi condannati sono perlopiù coinvolti in reati contro le cose, come furti e danneggiamenti, laddove i reati contro le persone, che si tratti di stupri, violenze o omicidi, sono appannaggio, nella grande maggioranza dei casi, di italiani. Spiega, Christian Valle, che le notizie vengono trasmesse in modo falsato poiché quando si verifica un atto criminoso è facile che un rom venga arrestato senza particolari indagini preliminari per placare l’opinione pubblica, salvo poi scagionarlo senza particolare clamore mediatico una volta trovati i veri responsabili. E conclude smentendo un po’ di luoghi comuni, come il fatto che i rom rapiscano i bambini, o che siano clandestini, o che vivano nell’illegalità diffusa perché chiedono l’elemosina: la Corte di Cassazione, spiega, ha negato che si tratti di reato.
Ramona Desrobitu, moglie di padre Simeone, prete cristiano-ortodosso a contatto con la comunità rom, sposta il discorso dal piano giudiziario a quello religioso e spirituale, dedicando all’incontro tra i rom, la sua famiglia e la sua chiesa un racconto semplice di semplici gesti di condivisione e di altruismo.
Marco Nieli, da dieci anni impegnato con l’Opera Nomadi, dedica invece il suo intervento a una ricostruzione storica tesa a spiegare i motivi delle attuali condizioni dei rom rumeni in Italia. La fine del nomadismo, lo sfruttamento subito in Romania, la cultura della famiglia che porta le madri a portare con sé i propri figli anche nell’atto di chiedere l’elemosina sono solo alcuni dei punti affrontati durante il discorso, che comprende anche la testimonianza di un viaggio personale in Romania, a Calarashi, città d’origine di molti dei rom di Ponticelli. Il loro tenore di vita lì, racconta, era talmente basso da rendere necessaria la migrazione per cercare una vita migliore. Molte delle famiglie rom migranti hanno come obiettivo quello di tornare a casa, un giorno, per assicurare una vita migliore ai propri figli.
Pino Petruzzelli, autore del libro Non chiamarmi zingaro, lascia poi una serie di piccole tracce, di stimolanti racconti raccolti per strada, viaggiando attraverso l’Italia e l’Europa dell’est ed incontrando di persona rom e sinti. I suoi flash, le sue storie di vita vera sono uno spunto per raccontare il disagio di chi, ben integrato nella società, preferisce tener nascoste le sue origini; per parlare dello sterminio dei rom durante la seconda guerra mondiale; per descrivere la politica di allontanamento forzato dei bambini rom dalle proprie famiglie attuata per lungo in Svizzera; per far presenti le abitudini, le capacità lavorative, i tratti culturali, le differenze etniche che caratterizzano i rom.
Ulteriori spunti di riflessione e di approfondimento vengono dalle domande di chi ascolta: sull’apporto dei rom al movimento di liberazione nazionale, dopo la Guerra Mondiale; sulla condizione dei bambini rom; sui problemi dell’integrazione.
L’intervento di alcuni ragazzi e padri rom presenti in sala costituisce poi una testimonianza diretta, uno spaccato sulla vita nei campi. Vionel parla di criminalità, e spiega che chi delinque danneggia tutti, lui compreso. Invita a guardare alle persone, a non giudicare un intero gruppo per le azioni di un singolo. Come lui, altri esortano alla conoscenza, all’abolizione del pregiudizio. Poche parole e semplici, che non fanno altro che sancire l’avvenuto contatto, l’auspicata comunicazione tra due mondi troppo spesso dipinti come mondi lontani e antitetici.
In chiusura, Paola Romano, per la Caritas Santa Maria delle Grazie al Felaco, rivolge una lunga serie di ringraziamenti a chi ha lavorato e lavora quotidianamente a contatto con la comunità rom, e a chi rende possibile e bello, ogni volta, l’incontro.
Un messaggio importante conclude il focus: incontrarsi è possibile, se solo c’è da entrambe le parti voglia di conoscere. Solo la conoscenza reale può arginare i fenomeni di emarginazione e il conflitto sociale che hanno reso possibili gli incendi e gli sgomberi dello scorso anno. La partecipazione dei cittadini e la qualità degli interventi ha fatto sì che questo focus costituisse un mattoncino, l’inizio di un percorso d’informazione collettiva che sia alla base di una convivenza pacifica e costruttiva.
Giulia Amati
Hanno scritto di noi:
PONTICELLI RIPARTE DALLA CACCIATA DEI ROM
Ieri Focus sulla cultura del popolo nomade
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