Pasqua a Napoli : paganesimo targato 3° Millennio

13 04 2009

Pasqua, giorno di resurrezione, dovrebbe trasformarsi in giorno di morte; non intesa come morte della carne dell’uomo, ma piuttosto come fine di idee sbagliate. E’ auspicabile la morte della povertà, della sofferenza, della mafia, e di tutte quelle ideologie che tanto deprezzano gli uomini, fino al punto di farne boia di sé stessi e della loro stessa progenie.

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Nella sfera napoletana una delle pratiche più diffuse nella giornata della Pasqua, che si protrae per tutta la giornata del Lunedì in Albis, è il folle rito (per altro pagano) di occupare le vie cittadine con processioni. La “festa” consisterebbe nel portare in spalla simulacri pseudo-sacri con le effigi della Madonna: dei veri e propri carri carnevaleschi, simulando pellegrinaggi che non hanno nulla a che fare con la religione, per altro fatti da gente che del sacro non conosce nemmeno l’esistenza. Tra le loro fila spesso si contano peccatori di ogni risma, persone abituate a delinquere, e che fanno della criminalità la loro attività principale.

Questi, vestiti come ad una parata, sfoggiando indumenti tutti uguali tra di loro e alquanto eccentrici, si arrogano il diritto dell’usufrutto a loro totale piacimento delle strade della città, impedendo la normale viabilità in una città già troppo tormentata dai suoi annosi problemi di traffico, e ostinandosi a trasportare dei grossi carri allegorici, i quali vorrebbero rinnovare il ricordo di improbabili miracoli avvenuti in un lontano passato.

Questi riti del tutto pagani sono stati vietati dalle autorità ecclesiastiche, ma questi improvvisati pellegrini, non mostrano alcuna propensione alla resa di queste antiche scorribande, se non altro perché sono uno dei pochi svaghi che il popolino, quello più abbandonato alla sua misera esistenza, riesce ad organizzare, dove alcuni eccessi vengono fatti passare per “fede”.

La maggior parte di questi carri, dopo non poche ballatine in onore della Madonna, dopo tante piroette fatte davanti alle varie edicole che essi incontrano sul loro percorso, ora fatte a suon di marcette militari, ora fatte sulle note di canti patriottici, si incamminano tutti verso il santuario della Madonna Dell’Arco, nel comune di S Anastasia (provincia di Napoli), dove arrivano allo stremo delle forze, e dove sperano che gli vengano rimessi i loro molteplici peccati, depositando in loco i proventi della incessante questua che sono soliti fare anche con discutibili modi. Dal canto loro i monaci che gestiscono l’importante sito religioso, non accettano più i carri che i pellegrini erano soliti lasciare nella chiesa, essi si limitano solo a prendere le offerte in denaro, lasciando tacitamente perpetuare questi atti di puro paganesimo targato 3° millennio. A questo punto è proprio il caso di dire “benvenuta pioggia, che tutte le strade mondi, anche quelle percorse dalla falsa fede”.

In definitiva mi faccio l’augurio che questa possa essere una Pasqua che segni la resurrezione della legalità, dell’onestà e della vera fratellanza, molte volte invocata ma non ancora messa in pratica. Auguri.

-Mimmo-

da Napoli Bloggalo!

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