I partigiani del XXI secolo

25 04 2009

25 aprile 1945/25 aprile 2009

…”O partigiano, portami via”… Ancora oggi, questa disperata implorazione come grido di speranza, riecheggia tra il Popolo italiano, eppure ci ritroviamo a festeggiare il 64° anniversario della Liberazione del nostro Paese dagli occupanti nazisti e dalla dittatura fascista. Lo storico e filosofo napoletano Giambattista Vico, definì la storia come un alternarsi di “corsi e ricorsi”; ciò non significa, come comunemente si interpreta, che la storia si ripeta; significa, piuttosto, che l’uomo è sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento delle situazioni e dei comportamenti. Ecco perché da secoli ci spacciano una qualsiasi forma di democrazia, ma sotto forma evidentissima e risaputa di nuova dittatura definita mediatica, cioè non più sotto forma evidente di duce politico-militare ma attraverso le cosiddette “armi di distrazione di massa“: internet, televisione e carta stampata. Sono grandissime imprese al di sopra di qualsiasi multinazionale, che hanno come dipendenti giornalisti sempre più simili ad operai-schiavi, esecutori delle coordinate impartite dai dittatori mediatici deliberando per vero solo fiumi di menzogne. Come ogni secolo le vittime sono i popoli, questa volta però i politici, gli scrittori e i giornalisti, in particolar modo i cronisti, vengono annientati soprattutto dal punto di vista della propria credibilità; perché sono la coscienza ed il pensiero ad essere annientati, d’altronde si sa che non vi è una forte dittatura se i primi ad essere messi a tacere non sono che gli intellettuali, laddove anche infinite armi vengano utilizzate non possono essere più convincenti di infinite coscienze e verità. Allora sono loro i partigiani del XXI secolo, mi riferisco ai tanti scrittori, giornalisti e forse pochissimi e rari politici onesti che della lotta contro la menzogna fanno il loro ideale.

Oggi, noi giovani, immemori dell’importanza di questa data, ci limitiamo a ricordarla come giornata della Liberazione, che non è la “fine della guerra civile”. In tale data invece, ricordiamo per non dimenticare e ringraziamo la “resistenza partigiana” di aver combattuto per la libertà, spargendo sangue e perdendo compagni. Le sue radici stanno nella grande opera di opposizione condotta in Italia e fuori d’Italia anche, da una minoranza di uomini e donne, di idee politiche diverse, spesso molto diverse, che l’avversione per la dittatura fascista aveva finito per avvicinare.

“Ricordati di ricordare… ORA E SEMPRE RESISTENZA”.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.

[P. Calamandrei]

Danilo Martinelli

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11 responses

25 04 2009
Giuseppe Leone

questo epitaffio di Calamandrei ce l’ho appeso in stanza. Stupendo. Bè oggi verrebbe da rattristarsi dicendo ” Ma è per questo che hanno lottato i partigiani? Per cinquant’anni di democrazia cristiana, e vent’anni di Berlusconismo?” a questo punto è evidente l’accostamento del movimento partigiano con quello garibaldino di 80 anni prima, il cui legame è evidenziato dalla famosa brigata Garibaldi. Uno sforzo immane per consegnare lo stato in mani indegne! Quanto rammarico. Eppure ognuno di noi deve cogliere la ricorrenza per continuare a resistere contro la malavita, che oggi è sinonimo di stato per le eccessive infiltrazioni e collusioni. Usare con intelligenza gli strumenti che ci mette a disposizione la tecnologia di regime. Proviamoci

26 04 2009
Marcoflavio

Buono l’articolo del compagno Martinelli.
I partigiani non combatterono per la democrazia borghese, ma combattevano per un sistema di produzione non più basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: il socialismo.
Questa mia tesi è confermata dalla Storia! E dico questo perchè se andassimo a fare un’accurata analisi, si può benissimo constatare che l’85% delle forze combattenti partigiane erano dell’apparato paramilitare del PCdI clandestino, ovvero la Brigata Garibaldi.
Se usiamo il metodo classi di ricerca, si nota che nonostante la “svolta di Salerno” del 1943, la base militante del PCdI voleva il socialismo. Percui potremmo benissimamente affermare che i partigiani non hanno affatto combattuto una guerra civile per ritornare in qualche modo alla democrazia, bensì una guerra di classe, di popolo armata, per conquistare il potere!. E’ un fatto da non sottovalutare questo.
Affermare che i partigiani abbiano combattuto per la democrazia è dire una grandissima eresia ed un falso storico.
Possiamo afferma infine, che la Resistenza fu tradita dagli stessi vertici del PCdI, che hanno tradito le masse proletarie (operai e contadini) per sostenere una forma di politica revionista e piccolo-borghese. Basti guardarsi intorno per darmi ragione compagni! Da 60 anni ad oggi le strategie revioniste dei sedicenti partiti operai non hanno fatto altro che consegnare il paese a quel fascista di merda di Berlusconi.
E’ ora di rilanciare del sano comunismo nel nostro paese! E’ ora di organizzarsi come avanguardia per abbattere lo sfruttamento! Anche in nome di tutti i compagni che hanno versato il loro sangue per combattere la barbarie!
Saluti comunisti, Marcoflavio.

27 04 2009
giulia

Tralasciando la lotta di classe, il revisionismo piccolo-borghese e l’avanguardia comunista, due brevi considerazioni: la Resistenza, quali che fossero i progetti rivoluzionari del PCdI, è stato un movimento grande che ha saputo unire, de facto, forze anche distanti in nome dell’opposizione al regime fascista. E’ un dato che non si può tralasciare, ed è in nome di questo dato che va attribuito alla Resistenza, ed al momento della “Liberazione”, il merito di aver posto le basi per la democrazia in cui oggi viviamo. In cui oggi vivremmo, per meglio dire, se le regole scaturite allora dal compromesso tra le parti sociali e politiche dell’Italia post-bellica fossero tuttora rispettate. A quei valori bisogna guardare ancora, 64 anni dopo, non come qualcosa da difendere, ma come un obiettivo non del tutto raggiunto (oserei dire quasi “per niente”, se non temessi di buttare gambe all’aria 60 anni di lotte per i diritti civili e politici).
Seconda considerazione: quest’anno le celebrazioni ufficiali per la Liberazione hanno costituito lo sfondo per un incontro da lungo atteso, quello delle forze politiche di sinistra e di centro-destra. Con grande rispetto delle istituzioni, il Capo del Governo, pur proveniente da una tradizione politica che ha finora negato il valore della Resistenza, ha partecipato alla cerimonia e indossato il foulard tricolore simbolo della lotta partigiana. Un momento di profonda partecipazione, conclusosi con la proposta del suddetto Premier di cambiar nome al 25 Aprile. Sia la “Festa della Libertà“. Ogni riferimento a fatti, persone o partiti esistenti è, ovviamente, puramente casuale… 👿

27 04 2009
Marcoflavio

Giulia, ciò che affermi è in parte errato.
La Brigata Garibaldi non ha combattuto per 60 anni di infamie, sfruttamento, compagni uccisi dai fascisti, stragi nere e di operai morti sul lavoro! I partigiani comunisti si sono relazionati con altre forze combattenti contro il fascismo in un’alleanza tattica, ma non strategica.
Se celebrare la Resistenza e quindi l’antifascismo vuol dire rifarsi ai principi idealistici di ugualianza, pace sociale e rispetto delle istituzioni, allora vuol dire sputare letteralmente sulla memoria dei tanti partigiani caduti.
Se non si riesce a capire che essere antifascisti equivale ad essere anticapitalisti, allora non si è ben capito la contrapposizione che esiste dall’inizio delle civiltà tra ricchi e poveri, tra classi dominanti e classi subalterne.
Il fascismo non è stato un movimento di esaltati che ha fatto un colpo di Stato, ma un movimento bene definito, finanziato dai capitalisti italiani per amministrare il capitale finanziario nazionale che era in pericolo dopo la crisi economica del ’29 e del ’07 prima ancora. Il fascismo è un’espressione del capitalismo! E’ una forma di governo che la borghesia attua in momenti in cui il suo status di potere è in bilico per crisi politiche e/o economiche.
Riguardo alla partecipazione di Berlusconi alla giornata di lotta del 25 Aprile, basterebbe analizzare un pò il progetto politico della Loggia Massonica P2 (Propaganda 2), per capire che la partecipazione di Berlusconi è stata un semplice fenomeno mediatico per raccimolare voti. Non a casa la sua loggia massonica si chiama Propaganda 2.
Saluti.

27 04 2009
giulia

Quel sistema democratico di cui parlavo -quello, cioè, che ci ritroviamo a dover difendere da attacchi sempre più gravi- non prevede certo “infamie, sfruttamento, compagni uccisi dai fascisti, stragi nere e di operai morti sul lavoro”; celebrare la Resistenza e quindi l’antifascismo DEVE significare “rifarsi ai principi idealistici di ugualianza, pace sociale e rispetto delle istituzioni”, e non credo che auspicare una realizzazione concreta di questi principi voglia dire “sputare letteralmente sulla memoria dei tanti partigiani caduti”.

Uno dei problemi del fascismo -solo uno dei tanti, s’intende- è stato la lenta legittimazione del regime attraverso il consenso popolare e lo svuotamento progressivo delle istituzioni democratiche. Certo non si è trattato di un movimento di esaltati, ma piuttosto di un progetto politico ben pianificato. Su questo non posso che essere d’accordo. E’ per questo che essere antifascisti oggi vuol dire -anche, non solo 😉 -difendersi da ciò che all’epoca ha reso possibile l’affermarsi di un regime come quello fascista. Concordo con Danilo, a tal proposito, sul ruolo fondamentale che rivestono intellettuali, giornalisti e politici nella continua battaglia per la libertà d’espressione. Ma questa è una battaglia che va combattuta in tutti i campi del vivere civile, a partire dalle istituzioni stesse: un a battaglia fatta di preteso rispetto delle regole e di sempre nuovo vigore nell’affermare diritti e giustizia sociale.

Quanto allo scopo propagandistico ravvisabile nella partecipazione di Berlusconi alla celebrazione del 25 aprile, concordo in pieno. Nel precedente commento ero sarcastica; le sue dichiarazioni mi preoccupano molto… 😕

27 04 2009
Giovanna Sito

Caro Mcf è un onore averti fra i lettori del nostro blog! Bello e molto costruttivo il “dibattito ideologico” fra te e Giulia, su cui non metto bocca perché sostanzialmente al tutto si sta aggiungendo anche il di più, e io proprio non saprei cosa dire di nuovo per arricchire il discorso. Quando puoi passaci a trovare, ti conosco e so che tu non sei tra i ciarlieri amanti del bla bla bla puro e assoluto senza alcun risvolto pratico e concreto e dato che TdC sta cercando, passo dopo passo, di agire fattivamente sul territorio di Ponticelli, il tuo apporto sarebbe molto utile e gradito, così come quello di tutti i giovani volenterosi e convinti che più si lavora, più si tende a “circa infinito” il nostro coefficiente di totipotenza. Col tempo mi sto convincendo che ogni cosa fatta e da fare è una piccola rivoluzione; dalla battaglia per riappropriarsi di spazi del nostro quartiere che vertono in condizioni disastrose e che è obbligatorio ripristinare, al tentativo di rendere migliore e via via più arricchita la cultura del mondo giovanile, alla ricerca di informazione e di conoscenza su una popolazione diversa dalla nostra e su realtà con cui possiamo e dobbiamo convivere pacificamente per non nuocere al nostro quartiere e a noi stessi. Piccole grandi rivoluzioni che noi di TdC aneliamo profondamente a realizzare. Le nostre uniche armi di battaglia sono la buona volontà, la passione, la giusta dose di rabbia quando occorre, talvolta un po’ di pazienza in più (ahimè quanta ne serve! :S) e soprattutto la voglia di fare poche chiacchiere e di agire! Converrai con me che di chiacchiere ne sentiamo fin troppe tutti i giorni e da troppo tempo; sarai anche tu stanco del cincischiare, che anche se colto e fondato, se non è accompagnato dai fatti resta pur sempre un inutile e antiproduttivo blaterare. Sono sicura che noi giovani abbiamo un grosso potenziale, e che fare rete è sempre utile e ci porterà (per la maggior parte delle volte) a cose buone. Cose buone visibili, palesi, concrete. Noi ci crediamo, ci lavoriamo e… Go! Saluti sconfinati 🙂

27 04 2009
Marcoflavio

Non posso che essere d’accordo con te sull’inutile blaterare. Anche quello dei cosidetti “intellettuali di sinistra” a me sinceramente pare un inutile blaterare.
Dici che è meglio agire? Anche su questo d’accordo, ma per cosa? Agire per fare che? Che fare?
Il mio comunque era un semplice saluto, oltre che un commento all’articolo. Non mi prolungherò ancora in discussione con la gioventù diocesiana e pidduina.
Un abbraccio a Danilo e Giovanna.

27 04 2009
Antonio

Volevo solo fare delle precisazioni che riguardano il commento di Marcoflavio delle ore 16 e 36 minuti e 34 secondi. La veridicità delle affermazioni dell’intervento è profondamente alterata da una visione della storia, della politica e della società ideologica. La storia e le altre scienze sociali hanno delle chiavi di lettura plurifattoriali e avaluative. Lo storicismo marxista non ha un peso scientifico…ma assiologico. I gravi errori di interpretazione storica rivelano un rifiuto della realtà inconcludente ed elitario.
La resistenza è vista solo come rivoluzione, cioe come lotta di classe, quando è stata anche lotta di liberazione (oltre che per una società più eguale si combatteva “anche”, “forse soprattutto”, per la libertà) e guerra civile. Quello che maggiormente però rivela una conoscenza della storia davvero parziale è il voler far coincidere il dovere di essere antifascisti con il dovere di essere anticapitalisti…ricorrendo alla “classica” spiegazione del fascismo come punto estremo del capitalismo :…il potere dominante per difendersi dall’irruenza delle classi operaie rivoluzionarie irrigimenta il sistema politico passando da una stato liberale ad uno stato autoritario, sostenuto dagli industriali, dalla chiesa, dall’esercito…(e dai soliti nemici). La realtà è ben più complessa. Il fascismo non è stato solo reazione…ma ha rappresentato anche una novità, un modello seguito da parte dell’Europa dell’epoca…una sorta di rivoluzione della piccola borghesia nei confronti dell’alta borghesia; godeva di un enorme consenso; stigmatizzarlo non serve a niente, stereotiparlo equivale a sottovalutarlo…cosi’ si contribuisce al rischio di riviverlo. Il fascismo non è espressione del capitalismo…non è una forma di governo…I “poveri” si “aiutano” con la concretezza e il pragmatismo…inserendosi in un sistema e cambiandolo da dentro con gli strumenti propri (visto che la democrazia pluralistica li offre). Le avanguardie soprattutto quando non sono incisive non servono a niente. Solo a complicare il fronte interno di opposizione ad un modo sbagliato di governare che tende a diventare pericoloso.

27 04 2009
giulia

“Gioventù diocesiana e pidduina”?! 😆

Giò, le cose di cui parli tu…. ecco, sono esattamente quel pezzetto di Resistenza che possiamo (e che tentiamo di) fare nostra ogni giorno… giusto per restare in tema…. 😉

27 04 2009
Giovanna Sito

Marco per il momento la risposta alla mia esigenza di agire la sto trovando in piccole iniziative che più che altro placano l’esasperazione derivante dal senso di impotenza che ormai cominciava ad essere troppo incisivo, intollerabile. L’associazionismo e la collaborazione fra tante persone valide in TdC ci permette di fare quello che è nelle nostre possibilità, di dare un piccolo ma doveroso contributo al nostro quartiere. E’ ancora poco, verissimo; ma preferisco l’aver cominciato piuttosto che il continuare a dirmi che era inutile, che sarebbe stato sempre troppo poco e che non sapevo cosa fare di sostanziale e concreto per cambiare le cose. Li ricordi sicuramente quei tempi, ci sono state chiacchierate anche abbastanza recenti, e fidati che in parte queste domande le ho ancora, anzi, appena fai spuntare un po’ la testa fuori e cominci a fare anche qualcosina, ti rendi conto di quanto servirebbe ancora… Però abbiamo cominciato e continueremo, sperando di riuscire a lavorare sempre meglio. Ti ringrazio nuovamente per il saluto e il commento e ricambio l’abbraccio con affetto 🙂 A presto.

28 04 2009
Danilo Martinelli

Mi fa molto piacere che l’articolo abbia scaturito la curiosità del compagno Marcoflavio, e sia “servito” come occasione per abbracciare me e Giovanna, non posso che ricambiare con affetto. Altrettanto piacere ho avuto, vedendo che tra noi giovani si discute, per conoscenze pregresse, frutto di studio o letture, o poche volte per racconti diretti da uomini del tempo, a volte con un pò di confusione o punti di vista diversi, di -storia-, della Storia d’Italia, da sempre politicizzata, per meglio dire resa proprio e vero strumento di propaganda politica e manipolazione culturale della realtà storica, dai manuali scolastici in primis, poi saggi,giornali,documentari, spesso con i pareri dei poltici in televisione. Qui ritorna il mio discorso su un certo tipo di dittatura mediatica, la quale cerca di dividere culturalmente i popoli soprattutto andando a toccare il loro passato, mi viene naturale citare tale riflessione dello scrittore britannico George Orwell: “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.”
Bè, il mio comunque era un modo per mettere da parte tale strumentalizzazione e ricordare che il 25 aprile 1945 è data storica da ricordare per la lotta di moltissimi “civili”, basti ricordare le 4 giornate di Napoli, che si impegnarono perdendo la vita eroicamente, nel tentativo di restituire alla Patria come qualsiasi altra nazione,terra e continente il diritto ad essere Libera.
Che sia chiaro, per Patria si intendeva non un unità territoriale o nazionale, geograficamente circoscritta, ma inanzitutto un Unità di Popolo che potesse agire e pensare in piena Libertà, come ci cantava Giorgio Gaber però:
“..La libertà non è star sopra un albero,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione..”

Per oggi, così come in passato, non vi è libertà più importante, prima di ogni altra forma di lotta,rivoluzione,denuncia di un malessere, di rendere comune un sentimento, per il raggiungimento della partecipazione totale da parte delle masse.
Scusate se chiudo così, citando nuovamente una riflessione di George Orwell, ma fa parte di uno di quei giornalisti-partigiani, che hanno lottato contro la Menzogna e per cui stimo molto:
“Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”
e mi constata ammettere:
Ahi me, quanto è sempre più attuale tale riflessione!

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