A.A.A. POLITICHE GIOVANILI CERCASI

5 11 2009

Fronte biblioteca Deledda

Nel ridente quartiere di Ponticelli, indubbiamente è difficile trovare un luogo che esprima un valore culturale decente di nomea. Ma se c’è un posto frequentato da studenti di scuole medie superiori e studenti universitari è certamente la Biblioteca comunale “Grazia Deledda”.

Una biblioteca frequentata da quelli che dovrebbero essere (con i dovuti scongiuri) i futuri professionisti del quartiere, e che allo stato attuale presenta uno stato di degrado degno dei peggiori istituti scolastici vandalizzati del Napoletano.

Il problema è che la biblioteca a differenza degli istituti suddetti non è un luogo vandalizzato anzi, è un luogo frequentato da giovani che hanno a cuore lo stato della biblioteca e fanno il minimo civile per mantenerla in uno stato decente. Sono giovani che trascorrono lì intere giornate a studiare trascorrendo momenti di conversazione dal Fantacalcio allo stato attuale della politica italiana, tra panini, bibite e quell’esame fatidico da superare.

Lo stato in cui verte oggi la Biblioteca Deledda è increscioso. Perdite di acqua scorrono per i muri, buona parte del complesso è dichiarata inagibile e gli studenti che la frequentano sono costretti a studiare in corridoi senza alcun tipo di servizio offerto da un bene pubblico. Per non parlare dell’impossibilita di svolgere alcun tipo di ricerca su Internet dato che la biblioteca non offre alcun tipo di servizio al riguardo nell’era della tecnologia informatica.

Ma ciò nonostante gli studenti ci sono, ci vanno, ci passano le giornate.

A maggior ragione è inaccettabile lo stato in cui verte, non sto scrivendo di un edificio abbandonato bensì di un luogo di aggregazione giovanile, di confronto culturale nel cuore del quartiere di Ponticelli.

Filoni passati a studiare la materia del giorno dopo, esami superati dopo mesi di studio, organizzare i sabato sera con gli amici di biblioteca, ecco cosa significa vivere la biblioteca.

Ed è accettabile in virtù dell’utilizzo di un pubblico servizio che sia ridotta così?

Da qualche mese il Comune di Napoli sta attivando un servizio prima gratuito (che molto probabilmente diventerà a pagamento) affinché gli studenti si affezionino al leggere, allo stare in un luogo come la biblioteca.

Ponticelli dimostra forse rispetto ad altre parti di Napoli, un buon utilizzo della biblioteca nonostante lo stato increscioso. Non dovrebbe chi di competenza soddisfare questa richiesta di cultura?

La domanda richiederà sicuramente una risposta complessa, ma non credo sia così difficile ristrutturare un complesso come quello della Biblioteca, non stiamo parlando dei Bipiani (altro problema tutto ponticellese) la cui ristrutturazione richiederebbe un difficile processo politico e tecnico, indi significa che i nostri soldi spesi sono non investiti correttamente.

La Biblioteca Deledda rappresenta solo un ennesimo esempio di incompetenza amministrativa. Ma noi (credo siano in tanti a pensarla come me) continueremo a rompervi i coglioni!

Za. R.

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Yes we Must! Atto secondo

9 05 2009

A quattro mesi dal lancio della campagna emotiva “Yes we must!” vi vogliamo presentare un collage di 3 piccoli pezzi creati con i commenti dei nostri lettori.

iniziativa TdC "Yes We Must!"

Vincenzo e Peppe in “La rabbia e l’orgoglio” *

Io sono nato a Ponticelli, ci sono cresciuto e da Ponticelli ho preso il massimo.
Cosa si dice in giro di Ponticelli? Per chi la conosce, Ponticelli è una specie di quartiere generale della malavita, il quartiere dei Sarno! NO!
Ponticelli non è (solo) questo! Ponticelli siamo noi, Ponticelli è il nostro paese, la nostra identità, i nostri costumi.[…]Abbiamo una gloriosa storia alle spalle. Abbiamo tanti ricordi, non si può non esserci affezionati. Ponticelli non è un posto da bruciare, perché ci sono tantissime persone per bene ed io allora voglio sognare insieme a qualcuno, che un giorno, lontano o vicino ( mi basterebbe sapere che mio figlio o mio nipote potrà vederlo) Ponticelli ritornerà ad essere un posto salutare, senza più il cancro che la attanaglia da tempo. […]A volte mi chiedo come mai sia così utopico pensare di vivere normalmente a Ponticelli…siamo quasi nel terzo mondo o.o ![…]  (Vincenzo)

[…] Ponticelli non è una comunità civile, è un territorio che ha dei padroni, e tu ci puoi vivere o chiudendoti in una torre d’avorio, consapevole ma impotente, oppure, e questa è la via più scomoda, cercando di fare gruppo con la gente onesta come te, per sentirsi meno soli, per poter cambiare le cose, anche se alla fine le cose non cambiano. Perchè se non è onesto chi ci governa, la spinta dal basso, dei governati, non sarà efficace fino a quando non riuscirà a cambiare i governanti. Se non diventiamo maggioranza, e non sto parlando di partiti, ma di “noi”, gli scemi che rispettano le regole, che pensano che quanto più si è consapevoli (leggi cultura) e più si è liberi – e a Ponticelli purtroppo su questo siamo ancora troppo provincialotti – fino a quando la nostra voce sarà minoritaria, sarà difficile che possa cambiare qualcosa. (Peppe)

Mc S, Giulia e Peppe in “Episodi quotidiani ai limiti del surreale” *

[…]NON SOPPORTO CHI PARCHEGGIA IN SECONDA FILA…[…]ah il problema rifiuti c’è ancora…[…](Mc. S)

[…]Domenica pomeriggio, ore 17:30 circa, famigerata via Bartolo Longo. Due bande di ragazzini si squadrano ciascuna dal suo lato della strada. Ridono e scherzano, poi cominciano ad agitare le braccia come se stessero lanciando qualcosa.
….pietre!!!!!! Ma che razza di gioco è?! In che posto viviamo, se devo aspettare la fine dell’intifada per scendere dalla macchina ed entrare nel mio palazzo??? Quale civiltà, se mi ritrovo a pensare che forse sarebbe meglio se lanciassero uova, che almeno non fanno male? […] (Giulia)

Qualcuno mi dica se è normale…. uscire di casa col cane per la consueta passeggiata, e dover usare la consueta paletta (normalmente adibita alla rimozione di quanto un cane può lasciare in giro durante la consueta passeggiata) per togliere dal marciapiede una siringa sporca di sangue ed evidentemente dimenticata da chi, addetto a pulire la zona, preferisce abitualmente fare il giro al largo…mah… (Giulia)

Per me Ponticelli sono (e vedo che l’argomento è gettonato!) le cacche di cane e le siringhe quando tornavo a casa dopo la scuola. E’ il parco abbandonato sottocasa, dove noi bambini andavamo a giocare, tra il prurito delle ortiche e la paura dei cani randagi. Era un’ isola di ordinario squallore, quel parco, ma a noi bambini andava bene, perchè era l’unico che conoscevamo. Per me Ponticelli è la delusione di vedere un cinema, il Pierrot, chiuso per anni, mentre i negozi di Manfrellotti proliferavano in maniera alquanto strana. Poi, la soddisfazione di tornare dopo anni al Pierrot finalmente restituito al quartiere -almeno a quella parte che non lo ignora- e vedere Gomorra. Per me Ponticelli sono le macchine parcheggiate in seconda, terza fila, e il vigile urbano che anzichè fare la multa citofona al parrucchiere chiedendo se gentilmente il proprietario, tra una spruzzatina di lacca e una passata di gel, può spostare la sua Bmw. E poi l’auto-bomba che mi svegliò nel pieno della notte, i pitbull e i ragazzini con i bastoni che rincorrevano me e i miei amici delle medie, colpevoli di aver scelto, come luogo della nostra prima uscita tutti insieme, il parco di Santa Croce. […] (Peppe)

Jack Bristow, Giulia ed Alba in “politica ponticellese con la p minuscola” *

Sono stanco di vedere partiti a Ponticelli che confondono la “politica” con la campagna elettorale. La campagna elettorale è un momento della politica non la politica!!! (Jack Bristow)

[…]«Io a quelli che vengono a votare li so a uno a uno. E basta che li guardo in faccia per sapere se hanno votato come gli ho detto io o no. Loro fanno quello che vogliono, ma se non votano come dico io qua dentro non ci mettono più piede». Et voilà la démocratie! (Giulia)

[…]Questi padroni provinciali, a cui molti clienti spesso dispenseranno anche la salutatio mattutina, sono simboli indicativi di una politica spregevole ed obsoleta. Campioni di ignoranza, opportunismo e prepotenza, con quella stessa arroganza che li caratterizza vanno buttati fuori dalla politica e allontanati dai guadagni e dal prestigio per cui bisticciano tra tonti.«Siamo in guerra. Non c’è tregua, un’elezione dopo l’altra. Io non faccio prigionieri. Tu mi voti? Io ti trovo un lavoro e ti sistemo. Tu non mi voti?! Int’o *** a ti i tutta ‘a famiglia!»… (AlbA)

(*I commenti completi sono nella pagina YES WE MUST! nella barra orizzontale in alto.)

E’importante per i giovani della nostra associazione vedere la realtà che ci circonda anche con i vostri occhi, con la vostra visuale. Per noi, questo blog è uno dei mezzi con cui comunichiamo, ci rapportiamo con il territorio che viviamo, con la “nostra” terra di confine e questa campagna emotiva vuole essere il filo diretto tra noi giovani e voi lettori (non solo giovani!) di questo blog.

Per questo vi chiediamo di continuare a caricare i vostri pensieri su Ponticelli e sulla realtà che quotidianamente viviamo commentando questo articolo e/o sulla pagina Yes we must!

I vostri commenti ci permetteranno di svolgere uno studio accurato sulle problematiche maggiormente vissute dalla popolazione e sulle attività da proporre in merito a queste problematiche. Per migliorare insieme le cose, perché…Yes we Must!

Roberto Zabberoni





Ponticelli s’illumina di meno

20 02 2009

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Saranno almeno 24 ore che va avanti così: via Bartolo Longo senza illuminazione. Nei giorni scorsi è toccato ad altre aree del quartiere, anche le più centrali come corso Ponticelli. Vai a capire perché!

Che sia un modo per partecipare all’ormai annuale appuntamento con l’iniziativa nazionale “Mi illumino di meno”, tutta tesa a sensibilizzare la popolazione contro gli sprechi energetici? O è forse una manovra per rendere i cittadini partecipi della crisi economica che ci attanaglia? Chissà, fatto sta che camminare per le strade del quartiere è diventato un’avventura. Finchè i negozi sono aperti, il gioco è facile: salti da un’area luminosa all’altra, cercando di evitare le zone d’ombra che potrebbero celare pericoli nascosti. In alternativa si può seguire la scia luminosa dei fari delle auto, col piccolo inconveniente che bisogna prestare attenzione alle distanze di sicurezza: luce sì, ma due pneumatici alle calcagna non sono proprio il caso… Al calar della sera, però, quando i negozi chiudono e le auto si diradano, camminare per le strade buie vuol dire avventurarsi per una promenade inconsueta e terribile. Fortuna che l’hai notato prima, quel pezzo mancante di marciapiede, o al buio ci finiresti dentro senza indugio! E che divertimento, per motorini e motorette, scorazzare al buio per le strade, fari spenti nella notte e clacson a tutto spiano!

In metri e metri quadrati inghiottiti dal buio, l’ultimo avamposto prima delle tenebre, unico baluardo di luce, è l’accozzaglia di luci natalizie che qualche negoziante intempestivo, o previdente, ha lasciato all’angolo della strada nonostante le Feste siano andate via da un pezzo…

giulia





Il mondo senza l’Arte

16 02 2009

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Una sera a teatro. Non importa quale, non importa che spettacolo. Parliamo del prologo.

«Immaginate come sarà il mondo, quando non ci sarà più il Teatro, quando non ci saranno più la danza, la musica, il cinema, l’arte…».

Gli attori sono in fila di fronte al pubblico, uno di loro legge un comunicato che spiega agli spettatori come mai lo spettacolo comincerà con qualche minuto di ritardo. È una forma di protesta messa in campo da quella ed altre compagnie teatrali per manifestare il dissenso nei confronti dei nuovi, indiscriminati tagli al F.U.S., Fondo Unico per lo Spettacolo, ulteriormente ridotto del 30% con le ultime manovre governative.

«Tagli del 30% vuol dire che, dei sette attori che vedete stasera sul palco, domani due non riceveranno la paga. Spesso si dimentica che noi attori siamo, come tutti, dei lavoratori».

La protesta è un modo per dar tempo al pubblico di riflettere: «il problema riguarda attori, sceneggiatori, costumisti, registi, tecnici audio e luci, ballerini, coreografi… ed anche voi che sedete lì! […] L’arte non sarà la cosa più importante del mondo… ma provate ad immaginare come sarebbe il mondo senza l’Arte!»

Provate ad immaginare….

E che bisogno c’è, di immaginare, quando è una realtà che abbiamo negli occhi tutti i giorni? La periferia è il mondo senza l’Arte. O meglio, è il mondo in cui all’Arte si mette un bavaglio, perché qui, nelle terre di confine, l’arte non serve. Non serve il cinema, non serve la danza, non serve il teatro: non servono perché non serve pensare. Nelle terre di confine, perlopiù, ci si limita a sopravvivere, e per farlo non c’è bisogno del bello: quello è un lusso che possono permettersi in pochi, perché per trovarlo devi spostarti verso la città.

Fortuna che c’è chi resiste. Resistenza, qui, è ricerca. Si resiste leggendo, si resiste cercando, si resiste guardando film, si resiste recitando su un palco, si resiste confrontandosi. Resistenza alla nullificazione. Esperienze di resistenza, a Ponticelli, ce ne sono. Basta scorrere l’elenco di link nel blogroll qui a lato: sono tutte (o quasi) testimonianze di persone, gruppi, giovani, che hanno in mente l’obiettivo fermo di resistere. Non basterà a salvare l’arte, una compagnia di giovani attori che caparbiamente, e semplicemente, recita per il suo pubblico di quartiere; non basterà un cineforum a restituire al cinema italiano l’attenzione (e le risorse) di cui ha bisogno; non basterà una mostra fotografica improvvisata tra quattro mura a garantire ad un artista giovane, magari promettente, un brillante futuro da espositore. Però sono cose che servono. Contro i colpi di governanti troppo distratti quando si tratta di tagli al bilancio, e contro l’afasia di governati troppo impegnati a fronteggiare i problemi della vita quotidiana per preoccuparsi del superfluo, esperienze piccole, modeste, spesso passate sotto silenzio, hanno l’effetto balsamico di restituire un po’ di colore alle strade tristi ed ai grigi palazzi di periferia.

Proviamo ad immaginare un mondo senza l’Arte, proviamo ad immaginare un quartiere senza colori. Che brutto spettacolo….

giulia





YES WE MUST!

9 02 2009

yes we must tdc

L’associazione “TerradiConfine” ha deciso di lanciare una nuova campagna “emotiva” per i nostri affezionati lettori del blog: la campagna dal titolo sornione “Yes we must!” intende raccogliere i pensieri da parte dei cittadini ed in particolare dei giovani a cui la nostra associazione si rivolge, del quartiere di Ponticelli su quello che è per voi oggi Ponticelli.

Alziamo metaforicamente questa bacheca dove appendere il vostro post it con un pensiero, un immagine, un video che per voi racconti Ponticelli, la sua realtà, i suoi problemi e le sue positività.

Leggi il seguito di questo post





Yes, we must!!!

28 01 2009

Il presente articolo vuole essere da promo per la campagna emotiva che tra pochi giorni sarà presentata dal nostro sito per i giovani e gli abitanti del quartiere di Ponticelli.

Stay on line…Stay sconfined!!!

yes-we-must

Ho aspettato semplicemente che finisse la campagna elettorale italiana che impropriamente ha abusato di un “Yes we Can” che di democratico ha ben poco (mi sto riferendo al connotato del partito italiano) e di una Maria De Filippi che dividendo le squadre del suo show ha esposto una frase così carica di significato alla banalità mediatica (non è la prima volta che la signora De Filippi fa di questi gesti).

E così sperando di non cadere nella banalità defilippiana, provo a riprendere un concetto passato, un pensiero che essenzialmente sentii al primo utilizzo della frase “Yes, we can”, frase sì colma di speranza ma essenzialmente che denota una capacità esistenziale nel risolvere dei problemi difficili, particolarmente vicina al mondo giovanile.

La variante ponticellese di questa frase potrebbe essere “Yes, we must” con cui a suo tempo connotai scherzosamente l’avvio di quest’associazione, ma che racchiude un messaggio chiave: è un dovere per i giovani di Ponticelli affrontare i problemi del nostro quartiere.

Il potere di fare ciò è possibile, come insegna l’elezione di un afroamericano alla Casa Bianca, si tratta di volontà, ma la volontà deve essere frutto di una coscienza civile.

E’ inaccettabile tutto quello che Ponticelli oggi è.

Un quartiere dormitorio per i giovani, che provano a viverlo tra una biblioteca inagibile e il gelato da Gallo. Un quartiere dove rischi di essere accoltellato, per aver visto troppo. Dalle 20, un quartiere fantasma senza vita. La gente ha paura. La Camorra è lo Stato, lo Stato è la Camorra.

Eppur i giovani ci sono e sono vivi:  chi con un lavoro part-time, chi prima di partire per Milano, chi in attesa della tanto attesa laurea.

Sono vivi intellettualmente, seppur sfoghino altrove le proprie genialità; vivi politicamente, seppur qualcuno cerchi loro di insegnare la politica “vera”, quella dei soldi e delle clientele; vivi socialmente, tra servizi civili, chiese e associazioni.

Ma non hanno la forza di reagire, di provarci, di esclamare “Yes, we can” perché qualcuno che ne sa più di loro gli ha messo il bastone tra le ruota tra un pensiero perverso e una proposta indecente.

Ma provo ad infondere un messaggio nuovo che vuole intaccare la vostra coscienza: “Yes, we must”, non si può e non si deve andare avanti così e l’unico mezzo per affrontare la situazione attuale è il DOVERE di dire basta e fare quello che è doveroso fare affinché il nostro quartiere cambi.

Se non lo facciamo noi, per Ponticelli non ci sarà futuro.

I giovani devono richiedere i propri spazi e la possibilità di essere elementi attivi per la cittadinanza.

“Io non ci sto ai giochi sporchi, io non ci sto alla Camorra, io non ci sto alla politica del passato, io non ci sto a vedermi derubare mentre cammino per le strade del mio quartiere, io non ci sto a studiare in un corridoio della biblioteca, io non ci sto ad essere cittadino di Napoli ma non di Ponticelli, io non ci sto con chi da anni sta uccidendo il nostro quartiere, dai politici ai camorristi, dalle persone disoneste ai spacciatori.”

“Yes, I Must”… and you?

Roberto Zabberoni