TerradiConfine for Roms

14 04 2009

forroms06

Rom. Rumeni. Sinti. Zingari. Nomadi.

Suonatori di violino. Rapitori di bambini. Artigiani. Ladri.

La sagra dei luoghi comuni.

Nel regno delle “chiacchiere da bar”, quando si parla di Rom domina incontrastata la confusione. E loro, i protagonisti, sono palla contesa tra due poli diametralmente opposti, ciascuno egualmente lontano dalla verità. Il primo polo ci restituisce un’immagine romantica e picaresca del Rom, che ama spostarsi in carovana, girare il mondo a suon di musica e vivere ai margini della società, in quel che resta della natura. L’altro polo è quello che fa del Rom un parassita, un asociale, che nella società non vuole integrarsi perché non vuole obbedire ai doveri, che non cerca lavoro perché preferisce rubare, che rapisce i bambini perché chiedano l’elemosina ai semafori. La prevalenza di una o dell’altra immagine, tra i membri della cosiddetta società civile, dipende da vari fattori sociali, politici, mediatici, culturali. Inutile dirlo, al momento la xenofobia generalizzata rende dominante la convinzione che il Rom sia un nemico della società. Da emarginare, combattere, espellere. Un’idea pericolosa, perché basata su credenze, su pregiudizi, su generalizzazioni sedimentate in un arco temporale lunghissimo.

La difficoltà maggiore, quando si parla di Rom, è trovare informazioni oggettive, attendibili, e poi metterle in ordine. I Rom sono un popolo “senza Storia”, semplicemente perché la loro Storia è sempre stata scritta da altri. Chi l’ha fatto, chi ha raccontato di questo popolo, difficilmente ne ha ricostruito un quadro organico. I Rom si distinguono in varie etnie. Le loro usanze, la loro cultura, la loro religione, tutte variano in base alla provenienza geografica. La Storia dei Rom è una coperta di patchwork, un mosaico di testimonianze e di piccole storie, individuali e collettive, tramandate oralmente e trascritte da altri, dai gagè, i non Rom. La Storia dei Rom è una Storia che, messa in connessione con un’analisi puntuale delle società con cui essi entrano in contatto, aiuterebbe a capire perché i Rom siano tanto spesso considerati un “problema sociale”, perché siano una minoranza quasi sempre ghettizzata. Soprattutto, la conoscenza reale è l’unica via per trovare un ventaglio di possibili soluzioni politiche, culturali e sociali per favorire la convivenza.

TerradiConfine ha visto, a Ponticelli, le condizioni in cui versavano i campi Rom stanziati nei pressi di via Argine, ed ha visto l’esasperazione dei cittadini per la precarietà di quelle condizioni.

TerradiConfine ha visto le istituzioni incapaci di garantire ai Rom, prima, le adeguate condizioni igieniche e sanitarie e di gestire l’annosa situazione della sistemazione dei campi e, poi, di controllare e contenere la rabbia esplosa dei cittadini del quartiere.

TerradiConfine ha visto la popolazione di Ponticelli insorgere, molotov alla mano, contro le famiglie Rom, e cacciarli via dal quartiere con la forza del fuoco e la minaccia delle spranghe di ferro.

TerradiConfine ha reagito, d’istinto, con la voglia di riscattare il quartiere da quella feroce dimostrazione d’intolleranza e soprattutto, di liberarsi dal senso di impotenza.

Quando all’istinto ha fatto seguito la razionalità, due sono stati i percorsi intrapresi. Il primo si chiama “Una bella differenza”, ed è il progetto avviato nel Dicembre 2008 insieme alla Caritas del Felaco e destinato ai bambini dei campi Rom sfollati. Il secondo è un percorso di riflessione, di conoscenza, nato dall’ansia di capire le ragioni di tanto odio. Se odio e intolleranza nascono dalla paura di ciò che non si conosce, a maggior ragione cercare informazioni e conoscere la storia di questo popolo è diventata un’urgenza.

Parte, per questo motivo, la campagna informativa “For Roms”: è l’impegno di TerradiConfine a documentarsi, a cercare storie e raccoglierle per chi, come noi, voglia sapere, direttamente dai protagonisti.

Associazione TerradiConfine