SocialfEST: Ponticelli incontra la Sanità

19 05 2009
social fest ponticelli 2009

social fest ponticelli 2009

Il secondo appuntamento del Social Fest è un incontro. Incontro tra due realtà cittadine fisicamente distanti, ma forse più simili di quanto si possa immaginare.

“Ponticelli incontra la Sanità” è l’evento che si terrà stasera al Cinema Pierrot, con l’intervento di Alex Zanotelli e la proiezione del film I moti spontanei, di Antonio Caiafa, in concorso al Festival di Buenos Aires.

La realtà dei quartieri popolari, la quotidianità di chi li abita e li vive, le individualità e le collettività che in essi quasi si nascondono, sono stasera al centro dell’attenzione: incontrarsi e scoprire di non essere soli è il primo passo per costruire diversamente il proprio presente ed il proprio futuro, e soprattutto per immaginare un presente ed un futuro qui.

L’evento, promosso dalla rete del SocialfEST, è organizzato dall’Arci Movie di Ponticelli.

Qui la locandina dell’evento.

Per info:

www.socialfest.wordpress.com

socialfest@hotmail.it

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‘A morte e’ Carnevale

29 05 2008

Domenica 25 Maggio, alla cassa del Pierrot:

«Scusa, che film ci sta stasera?»

«Nessuno, stasera c’è Teatro».

Sul palco la scenografia è semplice, ma completa. Raffigura un basso napoletano in cui non manca niente, nemmeno l’altarino alla Madonna o il ritratto del padrone di casa. Ci vive Carnevale, vecchio usuraio inviso al vicinato, con la domestica ‘Ntunetta, quasi una seconda moglie.

Il sipario si apre, e Carnevale riceve la visita del nipote Rafele, che, arrivato per questioni di soldi, decide di trattenersi quando vede lo zio malato -quasi in punto di morte- e pensa bene di dimostrargli tutto l’affetto parentale in vista della stesura del testamento.

Carnevale è combattuto tra l’istinto di mostrarsi in piena salute per riscuotere soldi dai suoi debitori e la necessità di ricorrere ad un medico per cercare rimedio e ad un notaio qualora rimedi non ce ne siano più. E mentre Rafele va in cerca del notaio che dovrà redigere il testamento del ricco Carnevale, nel basso si alternano svariati personaggi, tra cui il becchino che, avvertito erroneamente della morte del vecchio, si presenta lì nell’esercizio delle sue funzioni e consiglia di cominciare a prendere le misure per assicurare al morituro un servizio migliore. Scacciato in malo modo il becchino, Carnevale sta confessando il pentimento profondo per le azioni commesse in vita, quando il notaio arriva, ed il vecchio viene lasciato solo con lui a dettare le sue ultime volontà.

Nel secondo atto, morto Carnevale, i personaggi fremono nell’attesa della lettura del testamento: ’Ntunetta e Rafele, che sperano entrambi nell’eredità, e tutti gli abitanti del vicolo, un po’ curiosi, un po’ solidali ora all’uno ora all’altra. Quale la sorpresa generale quando i due aspiranti eredi, che nel frattempo combinano le nozze per non “disperdere l’eredità”, scoprono di essere rimasti entrambi a bocca asciutta…! Il vecchio Carnevale, in preda ai sensi di colpa, ha devoluto tutto a favore delle Opere Pie, garantendo solo una modesta rendita alla fedele compagna. E Rafele si ritrova sommerso dai debiti contratti nelle poche ore trascorse dalla morte dello zio, e si dispera, mentre sul palco continua a svolgersi, febbrile ed esilarante, la vita del vicolo.

Terzo atto: Rafele e ‘Ntunetta hanno deciso di sposarsi comunque, ma solo dopo il periodo di lutto. Intanto, per non lasciare sola la donna in casa del defunto, i vicini premurosi si avvicendano a farle compagnia. Il tentativo comune è di rassicurare ‘Ntunetta, che sembra spaventata dal fantasma del vecchio: il risultato effettivo, però, con fantasiosi racconti di spiriti vaganti, è quello di mandare all’aria i ripetuti tentativi di Rafele di passare la notte con la futura moglie. Quando finalmente i due riescono a rimanere soli e Rafele vince le resistenze della vedova convincendola finalmente a passare la notte insieme, ancora una visita arriva a disturbare, e stavolta in modo definitivo: il becchino comunica a ‘Ntunetta che Carnevale non è mai morto, che si è risvegliato dalla morte apparente chiedendo che si aprisse la bara in cui era stato chiuso, e che ora aspetta impaziente in casa dello sventurato ambasciatore. Nell’ilarità generale suscitata dalla scena, il sipario si chiude su ‘Ntunetta e Rafele sconsolati, e rassegnati a rinunciare ai loro progetti.

Prova non facile per I Travasati che, dopo ‘O Scarfalietto, riportano in scena la grande commedia napoletana con un testo di Raffaele Viviani. Prova non facile, ma egregiamente superata dalla compagnia di giovani attori, diretti da un altrettanto giovane regista, che riescono a divertire ed appassionare il pubblico. La sala non è pienissima, ma la platea si fa coinvolgere pienamente da quanto accade in scena: scrosciano applausi, si ride costantemente, a ben sentire qualcuno recita insieme con gli attori, prova ad anticiparne le battute. Quello che colpisce, insomma, è la sintonia: tra palcoscenico e pubblico, ma anche tra i personaggi della piéce. Se pure, infatti, qualche attore dimentica qualche battuta e ci sono un paio di momenti di confusione, il gruppo tuttavia è bravo a tenere la scena, a rimediare con spontaneità a qualche perdonabile errore. Accanto ai tre protagonisti, sono in realtà tutti i personaggi ad assumere un ruolo centrale, poiché nessuno avrebbe senso senza gli altri, e tutti insieme costituiscono un coro alquanto bizzarro: non la voce univoca delle tragedie classiche, né il cantuccio dell’autore, bensì una pluralità di punti di vista che ben rappresenta la realtà da cui la commedia trae ispirazione. È per questo che, attorno ad un bravissimo Carnevale, va lodata l’ottima gestione dei tempi da parte di tutti gli attori, che intervengono con spontaneità e caratterizzano i personaggi, riuscendo ad imprimere a ciascuno di loro una lettura personale e trasmettendo al pubblico la sensazione di divertirsi essi stessi.

Un plauso particolare, infine, per la scelta del testo: di nuovo I Travasati si confrontano con la tradizione teatrale nostrana, e di nuovo propongono al pubblico, nel cuore della periferia napoletana, qualche ora di divertimento intelligente, dimostrando di saper ben rappresentare, come Viviani ha fatto anni or sono con la stesura della sua opera, la buona napoletanità.

giulia





Biutiful Cauntri

13 05 2008

Campania e spazzatura. Tutti lo sanno, nessuno va a fondo della questione. Finchè tre registi coraggiosi – Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero- girano un documentario e lo portano nelle sale cinematografiche. Venti sale in tutta l’Italia. Che lo tengono in programmazione per una settimana, e via.

Perché Biùtiful Cauntri è un documentario che in pochi vanno a vedere. Soprattutto giovani, racconta il ragazzo che controlla i biglietti all’unico cinema napoletano che trasmette il film.

Un film che in pochi vanno a vedere, perché è un pugno nello stomaco. Costringe lo spettatore a prendere consapevolezza dell’esistenza di discariche abusive, di cave riempite di materiali tossici, di telefonate tra industriali e politici del nord e uomini della malavita nostrana, di un disastro ambientale che coinvolge ogni aspetto del nostro quotidiano.

Un pugno nello stomaco, perché rende lo spettatore complice inerme di crimini taciuti troppo a lungo.

Un educatore ambientale arrabbiato e ostinato fa da voce narrante. Porta le telecamere dove sono gli scarichi abusivi di rifiuti tossici. Parla alle autorità in cerca di risposte. Va nelle campagne ed osserva. Si indigna come si indigna lo spettatore seduto in sala, alla vista di pecore malate a causa della diossina, di paesaggi deturpati da cumuli di rifiuti ingombranti, di cave riempite di amianto e materiale tossico.

Biùtiful Cauntri mostra ciò che tutti intuiamo e che pochi hanno il coraggio di dire a voce alta.

Con trasparenza, laddove politici e mass media strumentalizzano il problema ambientale per spostare l’opinione pubblica da questa o da quella parte.

Con la lucidità dei dati numerici raccolti sul territorio, con la drammaticità di chi vede sottrarsi la propria attività lavorativa da parte di un potere più forte di quello statale.

«Noi uomini siamo come quelle pecore mandate a morire», dice un allevatore proprietario di un gregge avvelenato dalla diossina. Impotenti di fronte ad un problema di cui non si attribuiscono a nessuno responsabilità precise.

Biùtiful Cauntri fa questo: assegna delle responsabilità, pone delle domande, pretende delle risposte. Soprattutto, supera le barriere della convenienza politica, della strumentalizzazione dei problemi a fini propagandistici. Svela la realtà dei fatti, le collusioni tra politica e camorra, i rischi concreti che corriamo senza fare nulla più che vivere nella nostra terra, e della nostra terra.

Biùtiful Cauntri è un documentario di denuncia non edulcorato dalle buone maniere, un’inchiesta incalzante che continua anche oltre lo schermo. Il sito ufficiale del film è in continuo aggiornamento con notizie riguardanti l’ecomafia, e comprende una sezione in cui è possibile inserire commenti relativi alla pellicola.

Un’inchiesta appassionante da seguire con attenzione. Dentro la sala cinematografica, ma soprattutto fuori.

giulia

Il sito del film è www.biutifulcauntri.it

http://www.arcimovie.it

Martedì 13 maggio 2008 ore 21 CINEMA PIERROT Proiezione del film “Biutiful cauntri” Biglietto 2 €





Live @ Ponticelli

11 05 2008

Vedere un cinema riempirsi nel pomeriggio caldo della periferia napoletana? Con la rassegna “Ottobre piovono i libri: Primo Levi a Ponticelli”, si può.

E non è che in programma c’era il solito film per teenagers degli ultimi tempi, ma un film sul tema delicato della deportazione dei prigionieri nei campi di concentramento nella Germania nazista.

Questo è successo giovedì 8 Maggio al cinema Pierrot di Ponticelli ed il film in questione è “La tregua” tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi, girato dal Maestro del cinema italiano Francesco Rosi, un arzillo ottantaseienne napoletano, che ha incontrato i giovani universitari (e non solo…) alla presenza dei professori Pasquale Iaccio, professore di Storia del cinema dell’ Università di Napoli Federico II, Valerio Caprara, professore di Storia e critica del cinema dell’ Istituto Universitario Orientale, Michele Fatica, professore di Storia moderna e contemporanea dell’ Istituto Universitario Orientale.

Molte le generazioni a confronto nell’incontro con il regista seguito alla proiezione del film nato da domande dirette della gente, anche semplici curiosità, rivolte al regista.

Se non è sete di conoscenza questa…

E dunque brava l’associazione “Arci Movie” che opera sul territorio da anni e lo dimostra riempiendo cinema ed arene,  brava la Biblioteca Universitaria di Napoli che ha dato vita a questa interessante manifestazione in un quartiere difficile, bravo Rosi che ha saputo portare in alto il nostro cinema italiano (non dimentichiamo che gli è stato assegnato l’Orso d’Oro alla carriera al Festival di Berlino) e brava soprattutto la gente di Ponticelli che risponde sempre positivamente in queste occasioni.

R. Z.

PS. Domenica 18 Maggio i nostri sondaggi verranno chiusi per essere analizzati in vista del Social Fest di Ponticelli. Vi preghiamo quindi di continuare a votare!!!





Wikipedia docet

3 03 2008

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Avete mai provato a cercare su un qualsiasi motore di ricerca la parola Ponticelli? Ecco i risultati…

Ponticelli è un grosso quartiere della periferia orientale di Napoli abitato da circa 55.000 persone (senza contare l’elevato numero di abusivi e clandestini che secondo alcuni porterebbe il numero oltre i 60.000)

Il quartiere vive una situazione di profondo degrado, che investe soprattutto gli ambiti urbani, economici, sociali e culturali e presenta un elevato tasso di criminalità insieme ai quartieri confinanti di Barra e San Giovanni a Teduccio(Triangolo della morte, definito dalla cronaca nera di Napoli).

La disoccupazione è infatti molto elevata, anche per l’assenza di politiche mirate e il forte peso della camorra dovuto alla presenza di vari clan camorristici come ad esempio i potentissimi Sarno (uno dei clan più agguerriti della città ed anche il più autonomo insieme al clan Di Lauro di Secondigliano) protagonisti della famosa Guerra di Ponticelli , De Luca Bossa, Patacchella ed altri.

Dal punto di vista urbano la situazione non è migliore: Ponticelli era un comune a sé stante inglobato nella città ai tempi del fascismo. Pur fallendo il programma fascista di risistemazione ed ampliamento di Napoli, Ponticelli restava una sosta di eccezione conservando il suo doppio carattere agricolo ed industriale. I problemi cominciarono a sorgere con la ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale (da cui il quartiere uscì particolarmente danneggiato) e la grande speculazione edilizia che in città si ebbe col sindaco Achille Lauro. Si costruirono centinaia di case popolari che costituirono rioni malsani e sovrappopolati (come ad esempio il Rione De Gasperi, il Rione Incis e Lotto Zero) che raccolsero la numerosa immigrazione dall’hinterland o gli sfollati dopo il terremoto del 1980. Oltre a questi problemi Ponticelli sconta anche un tasso elevato di evasione scolastica e di disagio culturale.

Il quartiere ospita anche una rilevante presenza di immigrati extracomunitari, spesso clandestini, che non hanno creato però problemi di convivenza degni di nota.

Malgrado ciò il quartiere di Ponticelli ha una propria identità sia storica che politica, infatti documenti storici testimoniano la presenza di insediamenti romani e influenze religiose fenicie ( venute alla luce durante la ricostruzione post-terremoto). Inoltre Ponticelli ha avuto un ruolo sia durante la rivoluzione partenopea, infatti qui la reazione borbonica fu durissima ( 13 impiccagioni, fonte: libro dei morti della Chiesa Maria santissima della Neve) sia durante le quattro giornate di Napoli. Inoltre Ponticelli fu testimone di una strage nazista che vide perire 34 innocenti.

Sono in atto forti misure delle istituzioni locali dirette soprattutto verso il settore dei trasporti pubblici e del recupero urbanistico di aree depresse, concretizzatesi fra le altre cose con l’allacciamento della zona più a Nord con la Metrò di Napoli, e all’apertura di nuove scuole e di un centro sociale comunale. Inoltre la zona ora ospita uno dei più grandi centri sportivi polifunzionali della periferia di Napoli, e ha recuperato il Cinema-Teatro “Pierrot”, che è uno dei pochi centri culturali della zona Orientale della periferia di Napoli.

Il quartiere confina a nord coi comuni di Casoria e Volla, ad est con Cercola eSan Sebastiano al Vesuvio; a sud col quartiere Barra e ad ovest col quartiere Poggioreale.

[Fonte: www.wikipedia.com]

Ai posteri l’ardua sentenza diceva Manzoni, sperando che non verremo ricordati solo e semplicemente per la camorra, la guerra tra i clan, la disoccupazione e la grande speculazione edilizia.

R.Z.